A VOI CHE ANCORA V’È CONCESSO DI SOGNARE

Era da un po’ di tempo che non scrivevo su queste pagine, circa un anno, in cui sono successe molte cose sportivamente. Ho disertato perché non è che non ci fossero storie da scrivere, piuttosto m’è mancata la voglia, che di per sé è quella che spinge il motore di ogni cosa; in parte mi sono dimenticato che scrivo per me stesso prima ancora che per gli altri, dilemma su cui molti si arenano e su cui non vorrei (anzi, non voglio) arenarmi anch’io. La questione sta più nel fatto di ostinarsi, e l’ostinazione a scrivere delle volte mi manca; ci sono però cose in cui mi ostino e ho maturato la buffa idea che ostinarsi in questa sia positivo. Ci sono molte cose su cui mi ostino che hanno effetti deleteri sulla mia persona, mentre scrivere mi fa stare bene. Di quelle che mi fanno male ne parlo diffusamente nelle prossime righe.

(Riguardo l’ostinazione si è espresso Kobe Bryant tempo fa, dichiarando che l’ostinazione è stata uno degli elementi necessari al suo successo. Il suo doppio buzzer-beater contro Portland, soprattutto il primo, ne è esempio)

Lunedì cade il ventennale della vittoria in Coppa Italia del Vicenza. Ci sarà una partita commemorativa di cui mi sono totalmente disinteressato tra la squadra che vinse la Coppa e una selezione di filibustieri del pallone che giocherà con la maglia del Napoli. Per quanto sia giusto e glorioso ricordarsi un trionfo del genere, al momento non ho voglia di soffrire pensando a quello che è stato il Lane due decadi fa: è inevitabile farne un confronto con quello che è adesso, finendo per soffrire ancora e pensare alla merda che un tifoso biancorosso ingoia quotidianamente in queste giornate e settimane.

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La contestazione dei tifosi del Vicenza, che hanno interrotto per dieci minuti la partita, durante l’ultima di campionato con lo Spezia (foto: Trivenetogol)

Già, perché intanto il Lanerossi è annegato ancora una volta in Serie C (notizia di ieri: basta con la denominazione Lega Pro) e mentre io celebro la mia ventesima stagione allo stadio (tredicesima da abbonato) con appena un quarto di secolo di vita vissuta, tirando le somme ho visto il mio glorioso Vicenza retrocedere sei volte contro una sola promozione sul campo. Il fatto che siamo solo in Serie C di per sé è un gran traguardo, per il quale dobbiamo ringraziare la Lega Calcio, delle leggi farlocche sui debiti e la possibilità di spalmarli in più anni, l’impianto d’illuminazione dell’Arena Garibaldi di Pisa (storia che meriterebbe di essere raccontata a parte, facciamo che intanto rimando).

Ricordare è giusto in un momento così buio; ma della Coppa Italia me ne ricordo benissimo anche senza bisogno di andare a vedere una partita che non vale a nulla se non a farmi soffrire. Perché è sempre qui che si ritorna: come dice Hornby, come dice Schnidler, come dice Peace, il calcio è sofferenza. E io penso che per quest’anno ho sofferto abbastanza, senza dovermi fare del male extra sul viale dei ricordi. Siamo tornati all’inferno con la I maiuscola e vorrei doverci pensare il meno possibile.

L’Inferno quest’anno è arrivato il giorno del Derby giocato a Verona alla quartultima di campionato: l’ultimo Vicenza della stagione, con un quasi disperato bisogno di far punti per salvarsi, gioca una partita splendida contro un Verona costruito e destinato alla promozione. Il Lane va in svantaggio per una rasoiata di Siligardi, ma pareggia con un gol pazzesco di Bellomo, trova il raddoppio con una rapina di Esposito nell’area gialloblu e sfiora il 3-1 con Giacomelli che sparacchia una ciofeca in direzione curva del Verona a 6′ dalla fine. Poi l’abisso. Bessa pareggia con un gran tiro da fuori; Romulo ci giustizia in pieno recupero. Dicono ci fossero ancora tre partite da giocare, ma vi assicuro che il Vicenza (o almeno quello che intendo io) non è sceso in campo negli ultimi 270′ della stagione. La Lega Pro è stata l’epilogo più meritato e giusto di una stagione scellerata e negativa, con due cambi d’allenatore, errori di valutazione dei giocatori da un punto di vista tecnico e umano, una quantità esorbitante di partite giocate di merda e senza nervo, un Presidente su cui non ho voglia di esprimermi ma che del suo ce ne ha sicuramente messo. Il Vicenza è affondato in Serie C e ci resterà per chissà quanto: spero poco, ma non sono ottimista.

(Il derby di Verona. Ho pochi commenti. Mi è bastato rivedere le immagini)

È proprio la questione di “sperare” che mi mette in crisi nelle ultime settimane. Mi spiego: l’attuale pessima gestione societaria non mi lascia sperare che il Vicenza sia una squadra che possa tornare ai fasti di vent’anni fa facilmente; non riesco nemmeno ad immaginarmi come questo potrebbe succedere. L’ultima retrocessione è stato un evento doloroso come sempre, ma non lo è stato ai livelli del play-out perso con la Triestina (2005), di quello perso con l’Empoli (2012) o dell’ultima retrocessione dalla serie A (2001), che io ricordo come la più allucinante di tutte. È stato un evento che ha lacerato la mia anima di tifoso, ma che non m’ha portato alla disperazione com’era successo in passato. È stato un fatto quasi naturale, troppo nella norma. Il che mi fa supporre che io stia un po’ perdendo le speranze: da una parte perché il Vicenza non mi dà alcun motivo per ricominciare ad averne, dall’altra perché il calcio di oggi sembra togliere ogni chance ai deboli di piedi ma forti di spirito.

Ma so che in realtà non è così.

A vent’anni dal successo del Lanerossi Vicenza, oggi, sabato 27 maggio 2017, due squadre possono provare ad eguagliarne le gesta. I primi sono i francesi dell’Angers: fondati nel 1919, il loro palmarès conta di zero titoli. Zero. Hanno perso una finale di Coppa di Francia nel 1957, giocato oltre venti campionati di serie A consecutivi, ma sono spariti dalla mappa del calcio francese dal 1980 al 2015, nel mezzo una sola apparizione nella massima serie (datata 1993-94). Quest’anno, hanno concluso il secondo anno dal ritorno in Ligue 1 al tredicesimo posto ma, grazie ad alcune fortune del sorteggio (che li ha opposti in ordine a Granville, Caen, Bastia, Bordeaux e Guingamp, non proprio delle corazzate), hanno ottenuto il pass per la finale di Coppa di Francia a Saint Denis, contro il PSG. Le speranze per i bianconeri di portare la coppa ad Angers, cittadina nel cuore della Loira di circa 150’000 abitanti, sono risibili: gli unici giocatori dei quali conosco qualcosa sono il difensore Issa Cissokho (un recente passato tra Bari e Genoa) e il centrocampista tunisino Jamel Saihi, che sono certo di aver cercato di comprare un paio di volte su Football Manager. Se dopo 98 anni di storia l’Angers riuscirà a spezzare l’incantesimo e vincere il suo primo trofeo nessuno lo sa, di sicuro però il traguardo è estremamente vicino.

(il riassunto di Angers – Guingamp 2-0)

Anche in Spagna la possibilità di una sorpresa è dietro l’angolo. Una squadra che sicuramente ci è molto più familiare: l’Alaves si gioca la finale di Copa del Rey contro il Barcellona di Messi, Neymar, Suarez e compagnia cantante. Molti, come me, si ricorderanno un incredibile Alaves che nel 2001 perse la finale di Coppa Uefa contro il Liverpool per 5-4 a causa di un’autorete del difensore Geli, con gli spagnoli ridotti in nove contro undici. Quella squadra schierava il rumeno Cosmin Contra, la punta Javi Moreno, l’ala destra Jordi Crujiff, figlio del più noto e compianto Johann e giocava con delle divise disegnate appositamente per l’apparizione europea dei baschi (la squadra è di Vitoria Gasteiz, nel cuore della Baskonia). Ad oggi, quello rimane il momento più alto nella storia dell’Alaves, che poco dopo tornò in Segunda Divisiòn per restarci a lungo. Poi, due anni fa come l’Angers, la risalita e adesso la finale di coppa, raggiunta dopo aver eliminato Gimnastic, Deportivo La Coruna, Alcorcon e Celta Vigo. Ora gli avversari sono i blaugrana, la squadra più forte e vincente dell’ultima decade di calcio giocato: portare la coppa al Mendizorrotza, lo stadio di Vitoria, soprannominato dai tifosi (senza un apparente motivo) El Glorioso, sembra un sogno quanto meno proibito, ma sognare non costa nulla e soprattutto, in vista di una finale, deve essere la prassi.

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(El Glorioso, Vitoria, Paesi Baschi. foto: estadiosdeEspana)

Ecco sì: ad Angers e a Vitoria sognano. Io a Vicenza no, non riesco a farlo. Però, però…

Però allora sognare è ancora possibile. Il calcio non è ancora corrotto e malato come lo considero io; non è solo una questione di procuratori, partite falsate, con le solite che vincono tutto e alle altre le briciole. Sognare è ancora concesso. Forse non a tutti, forse non ai tifosi del Vicenza in questo momento. Ma chi mi dice che un giorno il Vecchio Cuore Biancorosso non tornerà a trepidare per qualcosa di grande e meraviglioso? Io devo crederci. Altrimenti andrei contro ogni mia concezione di sport. Quindi sì, io stasera sarò col cuore con chi ha ancora la possibilità di sognare; sarò con i tifosi dell’Angers e dell’Alaves, soffrirò con loro e in caso gioirò con loro, o alla peggio li stringerò forte a me (almeno idealmente) se il risultato fosse nefasto. Io sono con loro, coloro ai quali è ancora concesso di sognare. A me ora è negato, ma so che un giorno il loro cuore sarà dalla mia parte.

La sconfitta è e resta la cosa più probabile ma, come tutto nel mondo del Dio Pallone, non è scontata. Sognare è lecito ed è gratis ma non solo: a questo punto è quasi doveroso. E allora, se i tifosi di Alaves e Angers possono sperare e sognare, la speranza non è morta neanche per il Vicenza Calcio, nemmeno per il tifoso più pessimista. Come l’araba fenice, il Vicenza risorgerà dalle ceneri e tornerà non dico a vincere, ma quanto meno alla gloria, a quello che gli spetta- Come l’Angers. Come l’Alaves. E saranno giorni luminosi e felici, gaudienti e radiosi.

Non solo, dirò di più: questo blog, ha ancora un senso. Perché, diciamolo, a tifare Golia non c’è davvero gusto; sono i Davide con la fionda a farci sognare. Ci saranno degli sciocchi che vi diranno che le squadrette che non rappresentano niente non dovrebbero vincere niente. Non ascoltateli: probabilmente di calcio non hanno capito e mai capiranno nulla. Lasciategli la loro merdosa finale di Champions League tra Juventus e Barcellona, che se la godano. Un successo del Barcellona o del PSG stasera passerà come uno dei tanti. La vittoria dell’Alaves o dell’Angers resterà negli annali come un’impresa, forse irripetuta e irripetibile. Se il vostro cuore sarà con loro, sarete dalla parte giusta.

A tifare Golia non c’è gusto è tornato.

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