Il Grande Aston Villa (1974-1983)

Tra qualche giorno si gioca la finale di Champions’ League: l’Atletico sfiderà il Real Madrid e per la prima volta nella storia due squadre dello stesso paese si affronteranno una seconda volta nell’atto conclusivo. Per me, è praticamente impossibile non tifare Atletico: non solo per la simpatia che provo per i colchoneros, ma anche perché, calcisticamente parlando, per me il Real Madrid rappresenta la più vicina personificazione di Satana, il male assoluto. Per avvicinarsi alla finale, farò un omaggio alla competizione

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Lo stemma dell’Aston Villa (immagine da Wikipedia)

raccontando di una squadra che ora sta vivendo una delle ore più buie della sua storia. Quella squadra è l’Aston Villa, vincitrice della Coppa dei Campioni nel 1982, quest’anno retrocesso dalla Premier League dopo quasi vent’anni.

L’Aston Villa è una squadra dalla tradizione lunghissima, roba da far impallidire chiunque: la società, che ha sede a Birmingham, nel pieno dell’Inghilterra industriale, venne fondata nel 1874; quasi quindici anni dopo, nel 1888, fu proprio un dirigente dei Villans, William McGregor, ad ipotizzare e proporre la creazione di una Football League, cioè un campionato che attribuisse il titolo di campione d’Inghilterra. La proposta venne accettata dagli altri dirigenti e nacque così la Lega calcistica più antica di sempre: la Football League. L’Aston Villa divenne immediatamente una delle squadre più importanti, imponendosi come uno dei club più vincenti nei primi anni della lega: sei successi in campionato (1894, 1896, 1897, 1899, 1900, 1910) e altrettanti in FA Cup (1887, 1895, 1897, 1905, 1913, 1920). Dopo aver conquistato la coppa nel 1920 però, la squadra

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Sir William McGregor (immagine da Wikipedia)

ebbe un lungo periodo di appannamento: tanti piazzamenti, una finale di FA Cup persa nel 1924, la retrocessione (anche se con pronta risalita) nel 1936. Nel 1957, dopo un’astinenza da trofei durata 37 anni, i Villans riconquistarono la FA Cup e nel 1961 giunse il primo successo in Coppa di Lega. Ma fu un evento sporadico e, tra gli anni ’60 e ’70, la storia della squadra di Birmingham sembrò prendere la piega sbagliata: nel 1970, l’Aston Villa retrocesse in Division 3; nel 1971 riuscì comunque ad arrivare in finale di Coppa di Lega a Wembley, dove si arrese al Tottenham. Pur tornando due anni più tardi in Division 2, lo splendore dei Villans sembrava ormai sbiadito, i giorni di gloria ormai svaniti. Ma, nell’estate del 1974, arriva l’uomo giusto per riportare i Villans, nell’élite del calcio inglese e non solo. Qui inizia la nostra storia.

Per riportare in auge l’Aston Villa, la dirigenza decide di affidare la squadra al manager in rampa di lancio Ron Saunders. Questi, da calciatore era stato un attaccante di assoluto livello, pur se con squadre di livello minore: 207 gol in 392 partite, la maggior parte delle quali con la maglia del Portsmouth. Dopo un paio di esperienze sulle panchine di Yeovil Town e Oxford United, nel 1969 aveva preso la guida del Norwich City, portando i Canaries alla prima storica promozione in First Division (1972) e alla finale di League Cup l’anno seguente, perdendo però in finale contro il Tottenham. Ne era seguita una breve esperienza, una singola stagione, al Manchester City, con un’altra finale persa in Coppa di Lega, contro i Wolverhampton Wanderers, L’anno dopo arrivò la chiamata dell’Aston Villa.

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Coach Ron Saunders, allenatore dell’Aston Villa tra il 1974 e il 1982 (immagine da gettyimages)

La squadra è guidata da due attaccanti di assoluto rispetto: Brian Little, Villain a vita (247 partite e 60 gol in carriera con la squadra), e Ray Graydon; in difesa ci sono il super veterano Charlie Aitken (diciassette stagioni e 657 partite con la maglia della squadra di Birmingham, recordman di sempre), il buon David Nicholl, che nel 1976 passerà alla storia come unico marcatore in una partita terminata 2-2 tra Aston Villa e Leicester (due gol fatti e due autoreti), il gallese Leighton Phillips, acquistato in estate per 100’000 sterline; a centrocampo, i leader sono l’ex Manchester City Frank Carrodus e Ian ‘Chico’ Hamilton.

La promozione non è mai in discussione: l’Aston Villa, pur arrivando secondo alle spalle del Manchester United, vola letteralmente in First Division; i Villans hanno il miglior attacco del campionato con 79 gol fatti e la seconda miglior difesa con appena 32 incassati, Brian Little conclude da capocannoniere con 20 reti realizzate. Non solo campionato però: l’Aston Villa vola anche in coppa di Lega, eliminando Everton, Crewe Alexandra, Hartlepool, Colchester e Chester. In finale, contro il Norwich, a 10′ dalla fine di una sfida tesa, Graydon ribatte in rete un calcio di rigore deviato sul palo dal portiere Keelan: è il gol che vale il primo successo dopo quattordici anni, l’inizio di un periodo d’oro.

(Le immagini della semifinale d’andata contro il Chester, terminata 2-2 (spettacolo per gli occhi)(al ritorno l’Aston Villa vinse 3-2) e il gol vittoria di Graydon in finale)

Il ritorno in First Division viene festeggiato con la salvezza nel 1976: vengono ingaggiati gli ottimi scozzesi Andy Gray e Ian Ross per puntellare la rosa e il club fa una discreta stagione. Nonostante l’eliminazione da tutte le coppe (compresa la Coppa Uefa, da cui l’Aston Villa esce con poco onore perdendo 4-1 al primo turno sul campo dell’Anversa), i Villans si salvano con un ottimo finale di stagione, in cui perdono appena due delle ultime tredici partite, pareggiando per ben otto volte e mantenendo un margine di sicurezza sulla zona retrocessione.

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Un immagine di Brian Little all’Aston Villa: per lui, 247 partite e 60 in carriera coi Villans. Ritiratosi prematuramente nel 1980 per i postumi di un infortunio al ginocchio, diventa poi  allenatore e nel 1996 è sulla panchina dell’ultimo Aston Villa capace di vincere la Coppa di Lega (foto da Villatillidie)

La seconda stagione inizia a far emergere la mentalità di Saunders: per vincere, il manager crede nei fedelissimi; meno ricambio c’è e più la squadra da affidabilità, le riserve servono solo per sopperire alle assenze dei titolari. L’Aston Villa 1976-77 si schiera così: in porta John Burridge, portiere che giocherà a calcio per ben 29 stagioni, tra il ’69 e il ’98; difesa a quattro con John Gidman, Leighton Phillips, Chris Nicholl e John Robson (sforunato giocatore a cui verrà diagnosticata la sclerosi multipla poco tempo dopo); a centrocampo, il grintoso Dennis Mortimer (che giocherà al Villa fino al 1985 per un totale di oltre 400 partite) assieme allo scozzese Alex Cropley, sulle fasce Frank Carrodus e il prodotto del vivaio John Deehan; in attacco, con Graydon relegato in panchina, ci sono Brian Little e Andy Gray.

La squadra gioca spregiudicatamente all’attacco: Little, Gray e Deehan vanno mettono insieme 76 reti tra tutte le competizioni e i Villans finiscono la First Division con il miglior attacco; al 18 dicembre, dopo due successi consecutivi sul Liverpool (battuto 5-1) e il Newcastle, l’Aston Villa sembra addirittura in grado di lottare per il campionato, trovandosi terzo in classifica a -2 dai Reds e dall’Ipswich Town. Poi però la squadra perde terreno: in realtà, questo spremere il gruppo costantemente porta i ragazzi di Saunders ad inanellare lunghe strisce di vittorie come periodi altrettanto infelici. Dal campionato, l’attenzione della squadra si sposta sulla Coppa di Lega: l’Aston Villa procede a marce forzate, battendo Manchester City, Norwich City, Wrexham (al termine di una battaglia giunta fino alla terza ripetizione), Millwall e Queens Park Rangers, tornando alla finale. Stavolta l’avversaria è l’Everton: contro la squadra di Liverpool, a Wembley finisce 0-0; quattro giorni dopo, nella ripetizione ad Hillsborough, finisce di nuovo in parità, questa volta 1-1. Bisogna attendere un mese per rigiocare la sfida: ad Old Trafford, l’Everton passa in vantaggio nel primo tempo con una rete di Latchford; nella ripresa, Nicholl trova il pareggio con un tiro dalla lunghissima distanza che beffa Lawson (la rete è tuttora definita The Thunderbolt goal). Little segna immediatamente il 2-1, ma due giri di lancette più tardi Lyons in mischia riesce a rimettere la sfida in parità. Ai supplementari però, ancora una volta il superbo Brian Little trova ancora la via del gol: è la rete che decide la sfida, regalando all’Aston Villa il terzo successo in Coppa di Lega, il secondo in tre stagioni.

(Questo filmato contiene: il successo al secondo turno contro il Manchester City per 3-0; la semifinale d’andata contro il QPR, finita 2-2, il secondo replay della finale contro l’Everton)

Le stagioni successive però, non si dimostrano soddisfacenti come sperato: nel 1977-78, la formazione di Birmingham ottiene un ottavo posto in campionato e viene eliminata da entrambe le coppe; a spiegare anche questa stagione in parte deludente è la grande corsa che i Villans fanno in Coppa Uefa. Dopo aver eliminato il Fenerbache, il Gornik Zabrze e l’Atletico Bilbao, l’Aston Villa trova ai quarti di finale il Barcellona di Crujiff: è una sfida intensa e splendida, che le due squadre interpretano al meglio. All’andata, al Villa Park, Crujiff porta in vantaggio i catalani al 20′ e un gol di Zuviria a 10′ dal termine vale il raddoppio al Barcellona; ma mai dare per morta la squadra di Saunders, che negli ultimi 180 secondi di partita segna due volte con McNaught e Deehan e impatta sul 2-2. Al Camp Nou, i Villans restano in dieci dopo appena 20′ con l’espulsione di Gidman; ciononostante, al 12′ del secondo tempo Little segna il gol del vantaggio ospite. L’impresa sembra possibile, ma alla fine l’Aston Villa cede e viene rimontato dai gol di Migueli e Asensi; il Barcellona passa il turno ed elimina la squadra inglese. Ma l’Europa arriverà, basta solo attendere che i tempi siano maturi.

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Dennis Mortimer, all’Aston Villa dal 1975 al 1984, capitano del 1977; vanta più di 600 partite in carriera, più di metà con la maglia dei Villans (immagine di Bob Thomas per gettyimages)

All’inizio della stagione 1980-81, i Villans vengono da due annate concluse nella metà alta della classifica, senza però aver avuto acuti particolari e con esclusioni dalle coppe abbastanza nella norma (il miglior risultato era stato un quinto turno in FA Cup nella stagione precedente). Nel frattempo, la squadra è stata profondamente cambiata: in porta adesso gioca Jimmy Rimmer, giunto nel ’77 dall’Arsenal; in difesa, la corsia di sinistra viene presidiata da uno tra Colin Gibson e Gary Williams, entrambi prodotti del vivaio, mentre a destra gioca Kenny Swain, giocatore completo al punto che in carriera giocherà in tutte le posizioni eccetto il portiere; i due difensori centrali sono entrambi scozzesi, Ken McNaught e Allan Evans. A centrocampo resiste l’ultimo baluardo della squadra che vinse la Coppa di Lega nel 1977, Dennis Mortimer, adesso accompagnato da Gordon Cowans, regista che vestirà anche la maglia del Bari; l’ala destra è Des Bremner, altro scozzese giunto l’anno prima dall’Hibernian, mentre a sinistra l’ala è il dirompente ed emozionante Tony Morley. In attacco gioca Gary Shaw, giovane del vivaio già capace di farsi notare nella passata stagione con 12 reti; al suo fianco l’anno prima giocava ancora Brian Little, il quale però ha dovuto appendere le scarpe al chiodo. Saunders si ritrova costretto a comprare una nuova punta e trova il nome adatto alla sua squadra: Peter Withe, campione d’Inghilterra nel 1978 con il Nottingham Forest (ne abbiamo parlato qui), attaccante che giunge da due stagioni a buoni livelli con la maglia del Newcastle; pagato mezzo milione di sterline, Withe è il giocatore che cambia definitivamente le sorti dell’Aston Villa.

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Peter Withe, attaccante con gran colpo di testa e fiuto per la rete, ha finito la carriera con più di 200 reti messe a segno, compresa una marcatura con la nazionale inglese; da allenatore, ha poi vinto due edizioni della ASEAN Cup, la competizioni per nazionali del Sud Est Asiatico, sulla panchina della Thailandia (immagine AVFC)

Per fare una grande stagione, Saunders porta al limite la sua filosofia: pur potendo contare su una rosa di 25 giocatori, l’allenatore fa giocare per tutto l’anno esclusivamente i titolari. L’unica eccezione è il dualismo nel ruolo di terzino sinistro tra Gibson e Williams; gli unici altri due giocatori, oltre ai titolari, che trovano spazio sono l’attaccante David Geddis e il difensore Eamonn Deacy, che in due raccolgono 14 presenze. Ben sette giocatori scendono in campo in tutte le partite del campionato. La cosa più sorprendente è che la scelta di Saunders viene ripagata dai risultati sul campo: l’inizio di stagione è sfolgorante, con tre vittorie e un pareggio nelle prime quattro partite e il passaggio del primo turno di League Cup contro il Leeds. Ma in pochi credono nelle chance dei Villans: la squadra di Birmingham è capolista, ma la settimana dopo s’inchina all’Ipswich Town nel primo scontro al vertice, giustiziata dal centrocampista Frans Thijssen. L’Ipswich quell’anno è una delle formazioni più accreditate per la vittoria del campionato e la sconfitta del Villa sembra mettere in chiaro le gerarchie tra le due squadre. Segue un’altra debacle, 2-0 contro l’Everton e in due partite l’Aston Villa si ritrova confinato a metà classifica, con un ritardo già di quattro punti dopo sei partite. Segue una vittoria contro il Wolverhampton per 2-1, ma tre giorni dopo i Villans si arrendono sorprendentemente al secondo turno di Coppa di Lega, sconfitti dal Cambridge United. Ma dopo quell’eliminazione, l’Aston Villa non sbaglia più un colpo: 1-0 al Crystal Palace, 4-0 al Sunderland; poi, dopo un rocambolesco 3-3 contro il Manchester United, arrivano altre cinque vittorie di fila, l’ultima contro il Leicester il giorno dei Morti del 1980. In quel momento, l’Aston Villa è capolista solitario con tre punti di vantaggio sull’Ipswich, che però ha due partite in meno.

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Foto autografata di Gordon Cowans, numero 10 dell’Aston Villa in quel periodo, pilastro fondamentale della squadra; nel 1985 farà un periodo al Bari, prima di ritornare a vestire la maglia dei Villans fino al 1991. Si ritirerà solo nel 1997 a 39 anni. (immagine da midlandsmemorabilila)

Ma il campionato è lungi dall’essere vinto: facendo affidamento su così pochi giocatori, Saunders si ritrova costretto ad affrontare un’alternanza tra periodi di stati di grazia e momenti duri. Così, dopo aver consolidato il vanatggio, l’Aston Villa rallenta: pareggia con il West Bromwich, batte il Norwich e impatta contro il Leeds. La settimana dopo, i Villans tornano a perdere: contro il Liverpool, per 2-1 ad Anfield Road, gol vittoria per i Reds segnato da Kenny Dalglish ad un minuto dal termine. Quindi,1-1 con l’Arsenal quarto in classifica, sconfitta 2-1 a Middlesbrough (tutte le reti vengono segnate negli ultimi 6′, con il Boro in vantaggio, raggiunto da una rete di Shaw e poi di nuovo avanti in maniera decisiva con una rete di Dave Shearer), vittoria per 3-0 nel derby con il Birmingham, altra battuta d’arresto per 1-0 sul campo del Brighton Hove & Albion, in lotta per la salvezza. Dopo Natale, il Villa raccoglie un successo sullo Stoke e un pari contro il Nottingham Forest per 2-2. Pur avendo rallentato, la squadra di Saunders festeggia l’arrivo del 1981 in vetta alla classifica assieme al Liverpool, avanti per differenza reti. Ma l’Ipswich Town segue a breve distanza, sempre con due partite in meno.

Liverpool 34

Aston Villa 34

Ipswich Town 33 (due partite in meno)

Arsenal 30

Nottingham Forest 29

West Bromwich Albion 29 (una partita in meno)

Il 3 gennaio, all’esordio in FA Cup, l’Ipswich Town ribadisce la sua superiorità, battendo l’Aston Villa con una rete di Mariner dopo appena 12′. L’eliminazione però rafforza il gruppo di Saunders, che la settimana dopo vince lo scontro al vertice contro il Liverpool: 2-0, reti di Withe e Mortimer. È la prima di una serie di sette vittorie consecutive, l’ultima sul campo del Sunderland per 2-1, ma ancora non basta per staccare quel dannato Ipswich Town, che anzi al 7 marzo è capolista assieme ai Villans, ancora con una partita in meno. Dopo i sette successi consecutivi, giungono un pareggio per 3-3 contro il Manchester United e una sanguinosa sconfitta per 2-0 a White Hart Lane. A rendere meno amara la sconfitta, la contemporanea vittoria dello United ai danni dell’Ipswich, che veniva da un’imbattibilità iniziata a dicembre. È il momento decisivo del campionato: l’Ipswich ha un punto di vantaggio, ma dopo aver battuto il Sunderland sia Leeds United che West Bromwich Albion hanno la meglio dei Blues. L’Aston Villa in tutta risposta vince contro Southampton, Leicester e West Bromwich, rimettendo la testa avanti di tre punti, anche se sempre con una partita in più: l’Ipswich infatti avrebbe recuperato quella partita mancante a campionato concluso, affrontando il Southampton fuori casa il 13 maggio. Il 14 aprile si gioca lo scontro diretto a Villa Park.

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Kenny Swain, terzino destro dell’Aston Villa campione d’Europa; vanta più di 600 partite in carriera. Attualmente è il ct dell’under-16 inglese, con cui ha conquistato quattro tornei di Montaigu (una delle massime competizioni a livello europeo). Foto i Bob Thomas per gettyimages.

Davanti a quasi 50’000 tifosi, la sfida inizia malissimo per i padroni di casa: Gibson, mentre protegge un pallone indirizzato a Rimmer, si fa beffare da Mariner, che riesce a servire Brazil e a portare avanti l’Ipswich al 4′. Nella ripresa, il portiere dei Blues Cooper dice di no sia a Shaw che a Withe; quindi, al 79′, un errore di Bremner lancia in contropiede gli ospiti e un gran tiro dal limite dell’area di Gates sigla il 2-0. A nulla vale il gol di Shaw a qualche minuto dal termine: l’Ipswich vince ed è potenzialmente avanti, in virtù della partita in meno.

(Le immagini di Aston Villa-Ipswich Town 1-2; gli errori di Bremner e Gibson in occasione dei gol gridano vendetta)

Ma proprio a qualche passo dal traguardo, i Blues crollano: impegnati sul doppio fronte (quell’anno l’Ipswich conquista la Coppa Uefa in finale contro l’AZ Alkmaar), perdono terreno in campionato cadendo 2-0 contro l’Arsenal e 1-0 contro il Norwich; intanto, l’Aston Villa ha la meglio sul Nottingham Forest e pareggia contro lo Stoke, aumentando a 4 lunghezze il distacco. Il 25 aprile, l’Aston Villa supera 3-0 il Middlesbrough con le reti di Shaw, Withe ed Evans; contemporaneamente, l’Ipswich ha la meglio sul Manchester City. L’ultima di campionato, vede l’Aston Villa ad un punto dall’avere la certezza matematica della vittoria del titolo: sul campo dell’Arsenal, però, i Gunners non fanno sconti e vincono per 2-0; basta comunque per il titolo, perché l’Ipswich crolla sconfitto in rimonta per 2-1 sul campo del Middlesbrough. Quasi surreale, ma i tifosi dell’Aston Villa si ritrovano a festeggiare il primo titolo dopo 71 anni con la loro squadra che sta perdendo 2-0, provata da una stagione in cui sette dei titolari sono scesi in campo in tutte le 46 partite disputate tra campionato e coppe. Withe finisce con il titolo di capocannoniere con 20 reti, Shaw con 18 gol fatti. È il tripudio. Ma questa storia non è ancora finita. Perché l’anno dopo, quegli stessi giocatori si ritrovano a disputare la Coppa dei Campioni, che le squadre inglesi vincono ininterrottamente da cinque edizioni (Liverpool nel ’77, ’78 e ’81; Nottingham Forest ’79 e ’80).

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L’ala sinistra Tony Morley, funambolico giocatore dalla chioma bionda al vento durante le sue discese verso l’area avversaria; ha giocato anche in nazionale, ma la sua carriera non decollò a causa dell’inspiegata convocazione ai mondiali del 1982 (immagine da metrouk) 

Anche nella stagione 1981-82, Saunders non viene meno alle proprie idee e continua a considerare i titolari inamovibili, anche se concede spazio a qualche giocatore in più. In campionato, la cosa non funziona più: il 24 ottobre, dopo undici giornate, l’Aston Villa ha già perso 8 punti dalla vetta della classifica. Nelle due coppe nazionali, i Villans escono da entrambe le competizioni in gennaio, contro Tottenham e West Bromwich Albion. Ma le attenzioni della squadra sono tutte sulla competizione europea: la sorte bacia la squadra inglese al sorteggio del primo turno e l’Aston Villa si ritrova ad affrontare gli islandesi del Valur. Tra andata e ritorno finisce con un complessivo 7-0, due reti a testa per Shaw, Withe e Donovan (irlandese presente in rosa dal 1979, senza che avesse mai trovato spazio nella stagione per il titolo) e un gol firmato da Tony Morley. Al secondo turno, l’avversaria è la Dynamo Berlino: l’andata in Germania inizia subito bene, con un gol segnato ancora da Tony Morley in mischia dopo appena 5′. Ad inizio ripresa però, una dormita difensiva consente a Riediger di trovare la rete del pareggio; diventa un assedio tedesco e tutto sembra volgere al peggio quando, la riserva Linton, appena sceso in campo, atterra Netz in area costringendo l’arbitro olandese Keizer a decretare il rigore. Dal dischetto calcia Ullrich, ma il tiro del numero 8 s’infrange sul palo; la sfera poi batte sul piede di Rimmer e torna in campo proprio sui piedi del centrocampista, che senza pensarci due volte calcia di prima intenzione verso lo specchio. Sembra un gol fatto, ma Rimmer con un balzo felino salva la porta e mantiene la parità. Forti di essere usciti indenni nel momento più difficile, i Villans trovano la forza di conquistare il successo: su contropiede, il sollito Morley viene lanciato verso la metà campo tedesca, completamente sguarnita d’avversari; dopo cinquanta metri di corsa, batte di giustezza il portiere Rudwaleit, siglando il 2-1.

(Il successo a Berlino dell’Aston Villa; la fuga di Tony Morley per il gol del 2-1 è qualcosa di assolutamente entusiasmante, non oso nemmeno immaginare quanto incredibile sia stato vederla in diretta)

Al ritorno, di fronte al pubblico del Villa Park, al primo affondo i tedeschi vanno in vantaggio con una rete di Terletzki al quarto d’ora. È un’altra sfida all’arma bianca, ma stavolta è l’Aston Villa ad assediare la porta tedesca: nel primo tempo, i difensori teutonici salvano per ben tre volte sulla linea di porta. Nella ripresa la Dynamo torna all’assalto, ma Rimmer chiude su Riediger per due volte, la prima facendosi aiutare dal palo: l’Aston Villa passa il turno e si ritrova a dover aspettare il mese di marzo per poter giocare i quarti di finale, contro la temibile Dinamo Kiev.

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Mr. Tony Barton, allenatore dell’aston Villa dal 1982 al 1984 (immagine da Wikipedia)

Ma prima di arrivare a questa sfida, il Villa subisce un inaspettato cambio alla guida: a febbraio, Saunders si ritrova a discutere con la dirigenza del suo contratto. Non trovando un accordo, a sorpresa il 9 febbraio Saunders si dimette, lasciando la squadra priva del suo timoniere; l’Aston Villa però non va a cercare lontano il sostituto, ma affida l’incarico a Tony Barton, assistente di Saunders, che più o meno prosegue a far giocare e lavorare il gruppo alla stessa maniera di prima, cercando di non stravolgerne gli equilibri.

Con il nuovo allenatore in panchina, l’Aston Villa gioca allo Zentral Stadion di Kiev il 4 marzo l’andata dei quarti di finale. Le due squadre danno vita ad una bella partita, molto equilibrata: i sovietici attaccano di più, ma Rimmer non concede varchi; dall’altra parte, l’estremo difensore Chanov ha il suo bel daffare per evitare che Morley e Shaw gonfino la rete. Nel finale, Yevtushenko si vede annullare una rete per fuorigioco (dalle immagini si desume sia per quello) e i Villans escono da Kiev con un prezioso pareggio. Nella sfida di ritorno, il portiere sovietico non si dimostra altrettanto irreprensibile: al 4′, un tiro-cross di Shaw apparentemente innocuo s’infila tra il palo e Chanov; quindi, nel finale di tempo, l’estremo difensore esce male su un corner, permettendo a McNaught di insaccare il 2-0. L’Aston Villa accede in semifinale di Coppa dei Campioni.

(Quando vedo le immagini delle partite degli anni ’70, mi chiedo sempre dove sia il confine che definisce la praticabilità del campo)

In semifinale, gli avversari sono i belgi dell’Anderlecht. I viola sono reduci dal loro periodo europeo più fortunato: vengono da due vittorie in Coppa delle Coppe (’76 e ’78) a cui sono corrisposte altrettante vittorie in Supercoppa Europea. La stagione prima sono tornati a vincere il campionato dopo sette anni di digiuno e in campo schierano molti dei giocatori che due anni prima componevano la nazionale belga sconfitta in finale agli Europei dalla Germania: Munaron, Hoefkens, Vercauteren, Coeck, oltre al sopraffino regista spagnolo Lozano. Nonostante gli avversari di livello, l’Aston Villa conquista la gara d’andata: su un azione avviata da Rimmer, Shaw scappa a sinistra e innesca per vie centrali Morley, che giunto al limite calcia di precisione sul secondo palo, battendo Munaron. È il gol che vale la finale.

(Guardate come l’azione del gol di Morley venga avviata direttamente da RImmer e arrivi fino alla conclusione in porta. Il numero 11 segna così il quarto gol in quella Coppa dei Campioni)

Sì, perché al ritorno l’Anderlecht attacca per tutto il primo tempo, senza mai riuscire ad inquadrare pericolosamente lo specchio della porta difesa da Rimmer. Nella ripresa sono gli inglesi a tenere in mano le redini dell’incontro e vanno più volte vicini al gol che chiuderebbe la sfida, ma prima Withe si vede annullare la rete della sicurezza per fuorigioco, quindi Munaron si supera e nega la gioia del gol a Shaw. Ma poco importa: l’Aston Villa è in finale di Coppa dei Campioni. L’ultimo ostacolo sulla strada dei Villans è il Bayern Monaco, che per arrivare in finale ha eliminato gli svedesi dell’Oster, il Benfica, l’Universitatea Craiova (Romania) e il CSKA di Sofia. I tedeschi sono favoriti, avendo a disposizione un gruppo di giocatori di assoluto livello: in difesa, possono schierare il roccioso Augenthaler; a centrocampo Paul Breitner (l’unico giocatore, assieme a Pelé e Zidane, ad aver segnato in più di una finale mondiale); in attacco, Dieter Hoeness e, il più pericoloso di tutti, Karl-Heinz Rummenigge. A questi poi vanno aggiunti tanti altri ottimi giocatori: il portiere Manfred Müller, i difensori Dremmler, Horsmann e Weiner, l’inventore di gioco Mathy, il mediano Kraus, l’ala destra Dürnenberger. I tedeschi sono favoriti, ma la storia dirà altro.

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Il cambio tra Nigel Spink e Jimmy Rimmer durante la finale (da midlandsmemorabilia)

Al Feijenoord Stadium di Rotterdam, davanti a 46’000 spettatori, sotto la direzione dell’arbitro francese Konrath, si gioca la finale di Coppa dei Campioni 1982. L’Aston Villa, schiera gli undici che hanno fatto le fortune della squadra nelle ultime due stagioni: Rimmer in porta, difesa con Swain, Evans, Williams e McNaught; a centrocampo, sulle ali Tony Morley e Des Bremner, Gordon Cowans e il capitano Dennis Mortimer; in attacco, ovviamente, Gary Shaw e Peter Withe. Anche quest’anno, Cowans e Rimmer non hanno perso nemmeno una partita della squadra: per Rimmer sono 133 partite consecutive tra i pali in due anni e qualcosa (l’ultima volta che non è sceso in campo è stato il 26 dicembre 1979), per Cowans sono 159 in quattro (scende in campo nell’ultima partita del campionato 1978-79; la settimana prima aveva segnato la sua ultima assenza in una sconfitta interna contro il West Bromwich Albion giunta l’undici maggio 1979). Ma non sarà la notte di Rimmer: l’instancabile numero 1 s’infortunia dopo appena 9′ di gioco. Così, Barton può fare l’unica cosa possibile: sostituire il portiere. Al suo posto, entra Nigel Spink: in rosa all’Aston Villa dalla stagione 1976-77, è solo alla seconda presenza in squadra; la prima era stata quel 26 dicembre del 1979, quando Rimmer gli aveva lasciato la guardia dei pali. La squadra è provatissima, ma costruisce una linea Maginot attorno al proprio portiere di riserva: Spink in un paio di occasioni salva su Hoeness e Rummenigge; quando non può lui, ci pensano i difensori a bloccare le conclusioni dei tedeschi, immolandosi per evitare il gol. E, alla prima occasione, i Villans passano: fuga di Shaw sulla sinistra, pallone basso a centro area per Withe che, da rapace di livello assoluto, insacca calciando sul palo interno. È una rete che vale la coppa: il Bayern è incapace di reagire e Dennis Mortimer può alzare la prima e unica Coppa dei Campioni della storia dell’Aston Villa.

(L’Aston Villa conquista la coppa: dal gol di Terletzki al 10′ del primo tempo nella gara dei quarti di finale, i due portieri dei Villans restano imbattuti per un totale di 530 minuti. Withe capitalizza l’unica occasione della sua partita)

Cosa viene dopo? Beh, l’Aston Villa vince la Supercoppa Europea prendendosi la rivincita che mancava, battendo quel Barcellona che aveva estromesso i Villans dalla coppa Uefa nel 1978 (all’andata al Camp Nou vince il Barcellona 1-0, al ritorno Shaw rimette in equilibrio il conto e ai supplementari Cowans e McNaught firmano il successo); arriva però la sconfitta in Coppa Intercontinentale, che viene vinta dal Peñarol per 2-0. In Coppa dei Campioni, l’Aston Villa arriva fino ai quarti, eliminando Besiktas e Dinamo Bucarest; poi però, la Juventus ha la meglio dei Villans e li elimina agevolmente. Al termine della stagione 1982/93, Gordon Cowans è nuovamente sceso in campo in tutte le partite, portando a 215 il numero di incontri consecutivi giocati con la maglia dell’Aston Villa. Ma è il momento in cui il gruppo lascia: Rimmer, che nel frattempo ha perso il posto in favore di Spink, torna allo Swansea a chiudere la carriera; quella stessa estate vanno via McNaught e Tony Morley, entrambi destinati al West Bromwich Albion, mentre Kenny Swain va a vestire la maglia del Nottingham Forest, l’anno dopo è Bremner ad andarsene, al Birmingham. Anche Tony Barton, l’allenatore della finale, lascia: va al Northampton per un anno, prima di tornare a fare l’assistente tra Southampton e Portsmouth; tragicamente, muore nel 1993 a cinquantasei anni a causa di un attacco di cuore. Nell’estate del 1983, la gamba di Cowans fa crack, mettendo fine alla sua serie di partite consecutive con l’Aston Villa: se ne va nel 1985, destinazione Bari, appena riaprono le frontiere in Italia; con lui partono anche il capitano Dennis Mortimer (Brighton), Colin Gibson (Manchester United), Peter Withe (Sheffield United). Il resto del gruppo storico, composto da Evans, Shaw, Spink e Gary Williams resta ancora, ma quando l’Aston Villa nel 1987 anche Williams lascia. I tre veterani sono tra i membri della squadra che nel 1988, torna in First Division; dopo la promozione, Cowans rientra dal Bari e torna a vestire la maglia dell’Aston Villa. Spink è l’ultio a lasciare la squadra resta all’Aston Villa fino al 1996, ottenendo altri due secondi posti in campionato e due Coppe di Lega, in una squadra in cui esplode Dwight Yorke; smetterà di giocare nel 2001, a 43 anni suonati. E Saunders? Beh, Saunders ha allenato il Birmingham per quattro stagioni, prima di farne una al West Bromwich Albion e ritirarsi nel 1987 a cinquantacinque anni. È ancora vivo e ogni tanto fa qualche apparizione al Villa Park, per seguire le sorti dei Villa.

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Foto di gruppo dopo la finale: Aston Villa campione d’Europa (dal sito della UEFA)

Sono tempi duri per la squadra di Birmingham: dopo le altre due coppe di lega degli anni ’90, la squadra ha perso tre finali di coppa, due di FA Cup (2000 e 2015) e una di Coppa di Lega (2008). Quest’anno è arrivata pure la retrocessione dopo 28 anni: al momento, l’Aston Villa è la seconda squadra di sempre per stagioni nel massimo campionato (105, otto in meno dell’Everton capolista solitario) ed è al quinto posto per numero di campionati vinti; quest’anno però, la retrocessione è arrivata molto anticipatamente, con la squadra relegata sul fondo della classifica e dovrà ripartire dalla Championship nel prossimo campionato. Ma la ruota gira e per l’Aston Villa è già girata una volta; può sempre arrivare il momento in cui girerà di nuovo.

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