Nel segno del Falco – parte 1

Si sa, le corse a tappe di ciclismo sono un grande spettacolo. Settimane a correre su e giù per le montagne, le lunghe tappe a cronometro, la fatica che si accumula, le gambe  cedono, le crisi che si alternano ai trionfi, le grandi imprese su ripidi pendii, attorniati da folle esultanti. Il Giro d’Italia è entrato ieri nel secondo weekend e, come al solito, il fine settimana è il momento in cui arrivano le tappe di montagna, le giornate in cui la classifica si delinea in maniera decisa e importante. Quindi, questo sarà il primo di due articoli a rivangare due diverse edizioni del giro, vinte probabilmente da uno dei due ciclisti che mi ha avvicinato maggiormente a questo sport. Oggi parliamo del Falco da Bergamo, Paolo Savoldelli.

Tra le varie categorie di ciclisti, il Falco appartiene ad una particolare: è un discesista, il che vuol dire che la sua specialità è quella di lanciarsi in spericolati attacchi lungo le pendenze verso il basso, tracciando bene le curve con bravura e sprezzo del pericolo; come l’animale che gli dà il soprannome, aggredisce le corse gettandosi a velocità folli dopo gli scollinamenti, per recuperare grandi svantaggi o per crearne in punti pericolosi e imprevedibili. Ma questa è solo la sua specialità, perché il buon Paolo è anche un ottimo cronoman, capace di imporre un buon ritmo nelle corse contro il tempo, e in salita riesce a resistere ai migliori, anche infliggendo attacchi pesanti. Per fare capire cosa riusciva a fare il Falco in discesa, questo breve estratto della discesa della Fauniera può darne un’idea.

(per gli apocrifi: guadagnare un minuto nel ciclismo è tantissimo, sappiatelo; la discesa del Fauniera, detto il ‘colle dei morti’, ha una discesa ripida di curve pericolose e adatta a discesisti tecnici)

All’inizio del Giro d’Italia del 2002, Savoldelli è già un ciclista che ha ottenuto qualche successo: diventato professionista nel 1996, già nel 1998 riesce a chiudere al nono posto alla corsa Rosa; successivamente, conquista anche il Giro del Trentino. Al Giro dell’anno dopo, Savoldelli è a lungo il principale rivale di Pantani: tuttavia, il Pirata si dimostra a lungo superiore, perdendo dal Falco soltanto nelle tappe a cronometro; fa eccezione la tappa con arrivo a Borgo San Dalmazzo, in cui Savoldelli attacca e rifila 2′ al Pirata, cogliendo la prima vittoria di tappa al Giro in carriera. Quando accade il fattaccio di Madonna di Campiglio, a cui consegue la squalifica di Pantani, il giorno dopo Savoldelli, secondo in classifica generale, rifiuta di mettere la maglia rosa, in segno di rispetto verso l’avversario: lo stesso giorno, Gotti attacca in salita e recupera lo svantaggio su Savoldelli, volando a vincere il giro mentre il Falco chiude secondo in classifica con un secondo di vantaggio su Simoni. Il Falco si rifà vincendo nuovamente il Giro del Trentino e inizia a candidarsi come uno dei seri protagonisti del ciclismo italiano negli anni a venire.

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Savoldelli festeggia sul traguardo di Borgo San Dalmazzo al Giro d’Italia 1999 (Immagine da sportsweb.com)

Tuttavia, le due stagioni successive sono un calvario: nel 2000 vince il prologo e la classifica generale del Tour de Romandie, ma al giro fa male, a causa di una caduta durante la prima tappa che ne condiziona tutta la corsa. Riesce poi a conquistare una tappa al Giro del Trentino e l’anno dopo vince altre due tappe al tour de Romandie; ma al Giro d’Italia viene costretto dai vertici della sua squadra a fare il gregario a Simoni, che poi vince la corsa, cosa che lo porta a cambiare maglia e andare alla Index, con cui partecipa al Giro del 2002.

Ai nastri di partenza, il Falco non è tra i favoriti: i due principali contendenti sono i vincitori delle due ultime edizioni, Stefano Garzelli e Gilberto Simoni; in seconda battuta, compaiono Francesco Casagrande (secondo al Giro del 2000 e sesto al Tour del 1997), Pavel tonkov (vincitore nel 1996 e otto volte nei primi dieci della corsa rosa) e Dario Frigo; outsider il giovane Cadel Evans e l’ex compagno di squadra di Armstrong, Tyler Hamilton. Tanti avversari da battere per riuscire a conquistare la maglia.

La corsa prende il via il Olanda, per celebrare l’Euro e l’Unione Europea, snodandosi per quattro tappe tra Paesi Bassi, Germania, Belgio, Lussemburgo e Francia. Il primo a vestire il rosa è lo spagnolo Juan Carlos Dominguez, che vince il prologo davanti al belga Verbrugghe e proprio a Savoldelli. Ma già alla terza tappa, emerge chi dovrebbe essere il dominatore della corsa: Garzelli vince la tappa, arrivando sul traguardo con un gruppetto tra cui figurano altri uomini di classifica, e conquista la maglia rosa con tredici secondi di vantaggio su Fabrizio Guidi. Alla prima tappa in Italia, con arrivo a Limone Piemonte, Garzelli dà un’altra drenata alla classifica: vince la tappa e conferma il suo primo posto con 43 secondi su Casagrande, 1′ su Simoni e gli altri a seguire; Savoldelli, che pure riesce a perdere poco terreno, è sedicesimo con più di un minuto e mezzo di ritardo. Il giorno dopo però, la classifica viene scombinata completamente: la fuga dalla distanza va in porto e arriva con quasi 4′ di vantaggio sugli inseguitori.

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Il tedesco Jens Heppner, a lungo in maglia rosa al Giro d’Italia del 2002, in carriera vanta molte corse minori, come un titolo di campione tedesco, ma anche un quarto posto ai mondiali di Utsonomiya del 1990 e un decimo posto al Tour de France 1992

Il tedesco Jens Heppner, all’epoca trentottenne, porta la fuga al traguardo e si ritrova leader della classifica generale con più di 3′ su Garzelli e gli altri, riaprendo alla grande la corsa rosa. Qualche giorno dopo, con il tedesco sempre in testa, Garzelli viene squalificato, risultando positivo ad un diuretico utilizzato come coprente per sostanze dopanti; due giorni dopo, anche Simoni viene squalificato per una positività alla cocaina. Con i due favoriti principali saltati a metà corsa, il candidato principale alla vittoria finale diventa Casagrande: Heppner in salita non tiene e l’italiano e gli altri uomini di classifica lavorano per ridurre il distacco sugli strappi più duri. Il vantaggio del tedesco, nella tappa che arriva a Chieti, viene dimezzato e tutti gli uomini di classifica arrivano tra i primi venti con più di un minuto e mezzo di vantaggio. Il giorno dopo, nella cronometro di Numana, Heppner perde ancora terreno: Hamilton vince la tappa davanti ad Honchar ed Evans. A questo punto, la classifica recita:

 

  1. Jens Heppner

  2. Cadel Evans a 48”

  3. Tyler Hamilton a 1′ e 06”

  4. Francesco Casagrande a 1′ e 07”

  5. Dario Frigo a 1′ e 11”

  6. Aitor Conzalez Jimenez a 1′ e 15”

  7. Pietro Caucchioli a 1′ e 20”

  8. Fernando Escartin Coti a 1′ e 40”

  9. Paolo Savoldelli a 1′ e 48”

  10. Rik Verbrugghe a 2′ e 13”

Con ancora qualche tappa importante da correre, il Falco capisce che questo può essere il suo anno. Anche perché, prima delle ultime montagne, Casagrande si sabota da solo, spingendo il colombiano John Freddy Garcia in uno sprint per un Gran Premio di Montagna di terza categoria nella tappa che porta il gruppo a Conegliano. Il giorno dopo, arriva l’atteso crollo di Heppner, che nella tappa che porta a Corvara in Badia, sulle rampe del Pordoi e del Passo Campolongo, si stacca dai migliori, incassando ben 7′ di ritardo. La tappa la vince Juan Alberto Perez Cuapio, mentre tutti i migliori arrivano insieme a circa un minuto di distacco: nell’ordine, Savoldelli, Frigo, Garate, Jimenez, Hamilton, Evans, Caucchioli. Si rende decisiva la tappa del giorno dopo, quella che da Corvara porta a Folgaria.

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Francesco Casagrande, squalificato al Giro del 2002 per una gomitata ai danni del colombiano Garcia, ha vinto molte corse in carriera, ma probabilmente quel gesto sconsiderato gli tolse la migliore grande possibilità di conquistare una grande corsa a tappe (foto di raisport.it)

La maglia rosa ora è sulle spalle di Evans, ma l’australiano sa di doversi guardare da tutti, perché i primi sette inseguitori hanno un ritardo entro i 2′ da lui, quindi ancora tutto può succedere. La giornata è caratterizzata da un attacco di Pavel Tonkov: il fuoriclasse russo, considerato uno dei favoriti all’inizio della corsa, ha accumulato un ritardo di 6′ nei giorni precedenti e attacca sulla salita di Santa Barbara. La lotta tra gli uomini di classifica è accesa e alla fine, quando si arriva sulle prime rampe che portano a Folgaria, sono tutti lì. È il momento in cui arriva, l’attacco del falco. Hamilton attacca dopo poco, lasciando sul posto gli altri; mentre Evans va in crisi (alla fine non riesce nemmeno a chiudere tra i primi dieci della classifica generale) e solo in quella tappa prenderà più di 10′ di distacco, Savoldelli contrattacca, riprende Hamilton e lo supera in agilità, volando verso l’arrivo. Nessuno riesce a riprenderlo: l’attacco del Falco, giunto silenzioso, è brutale e aggressivo e taglia le gambe a tutti gli avversari; la tappa la vince comunque Tonkov, ma ormai Savoldelli ha messo le mani sul giro.

(Se volete ammirare il contrattacco di Savoldelli ai danni di Hamilton, Evans e gli altri; come dicono i commentatori spagnoli, ‘Savoldelli se va como una moto’; sono riuscito ad impostare il video poco prima che parta l’attacco del Falco, mi faccio un applauso da solo)

Caucchioli è quello che resiste meglio, finendo a 55” di ritardo in classifica; Hamilton e Garate si ritrovano con circa un minuto e mezzo di distacco. Singolare come Tonkov, grazie alla vittoria di tappa e all’attacco devastante di Savoldelli, si ritrovi improvvisamente quinto in classifica, a 3′ di distacco. Ma per gli scalatori il Giro è praticamente finito: nella tappa del giorno dopo, per gli sprinter, Cipollini regola il gruppo. Quindi, nella crono che precede la passerella di Milano, Savoldelli chiude addirittura terzo, rifilando quindici secondi ad Hamilton e più di un minuto sia a Caucchioli che a Garate, trionfando nella corsa rosa senza mai aver vinto una tappa. È il primo grande colpo del falco. Non sarebbe stato l’ultimo.

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