Le classiche del Ciclismo: Liegi-Bastogne-Liegi 1982

Dopo un mese e mezzo insieme, si concludono le Classiche di primavera del ciclismo. Ci mancheranno parecchio, ma la nostra fame di ciclismo verrà compensata dal Giro d’Italia, ormai prossimo a partire. Domenica si corre la Liegi-Bastogne-Liegi, la più antica delle classiche, la Doyenne, dal francese decana. Per congedarci dalle classiche di primavera, parliamo oggi della Liegi del 1982, quella vinta da Silvano Contini.

La Doyenne è una corsa particolare, fatta di tanti saliscendi, le cosiddette côtes, ossia quelle colline che si sono scavate nella valle delle Ardenne per il passaggio del fiume Ourthe. La partenza è a Liegi, quindi si giunge a Bastogne a circa un terzo della gara per fare dietro front e, seguendo un percorso più lungo per affrontare gli strappi più duri, tornare per l’arrivo a Liegi. Fino al secondo dopoguerra, la corsa è dominata dai belgi, poi iniziano ad arrivare i successi anche di ciclisti di altre nazioni. Nel 1982 è però ancora una corsa ostica per i colori azzurri, che sono riusciti ad ottenere poche soddisfazioni: Adorni chiude terzo nel ’63 e nel ’64, mentre nel 1965 era arrivato l’unico successo, siglato da Carmine Preziosi, capace di battere proprio Adorni all’arrivo;

Preziosi
Preziosi precede Adorni nell’arrivo della Doyenne nel 1965, il primo e a lungo unico successo italiano nella corsa (immagine da: lavenir.net)

quindi, erano arrivati altri due terzi posti, uno di Panizza nel 1974 e uno di Moser nel 1978. La svolta la dà Contini, che cambierà la storia degli italiani alla corsa delle Ardenne.

Contini è un discreto corridore, che ha già avuto alcuni successi, tra cui un Giro dei Paesi Baschi e un Giro di Germania, oltre a due piazzamenti nei primi cinque al Giro d’Italia. È ancora una promessa e in molti credono che possa riuscire a vincere il giro d’Italia a breve. Per la verità, anche nelle classiche di un giorno sembra avere qualche spunto: nella stagione d’esordio tra i professionisti giunge secondo al Giro di Lombardia e nel 1980 arriva dodicesimo alla Liegi e ottavo ancora al Lombardia. Manca ancora il bersaglio grosso, ma non sembra impossibile ottenerlo. La stagione 1982 la inizia alla grande, arrivando settimo alla Sanremo e venticinquesimo alla Roubaix. Ma per vincere serve qualcosa di diverso e alla Liegi non si scherza mica, il livello dei partenti è molto alto. Il belgio può schierare un de Vlaeminck a fine carriera e un giovane Alfons de Wolf, che nonostante la giovane età ha già vinto un Lombardia e una Sanremo; l’Olanda può fare affidamento su Johan Van Der Velde, ma anche gli irlandesi hanno le loro carte da giocarsi con Stephen Roche e Sean Kelly.

La corsa assomiglia tanto ad una gara ad eliminazione: man mano che si procede, mentre tutti gli attacchi vengono rintuzzati, il gruppo si assottiglia sempre più finché in testa non rimangono in undici, con tutti i favoriti: Van der Poel, de Vlaeminck, Roche, Kelly, Van der Velde, de Wolf sono tutti nel gruppo di testa a giocarsi la vittoria. Alla fine, sulla côte de Forge, arriva l’attacco di de Wolf, da molti considerato il vero grande favorito della gara. Sono in tre ad andargli dietro: il campione nazionale svizzero Stefan Mutter, l’altro giovane belga Claude Criquelion e il nostro Silvano Contini, che è riuscito a rimanere con i migliori nonostante l’ampia selezione che era stata fatta durante la gara. Gli altri battistrada si sono attardati, si arriva in quattro.

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Alfons de Wolf, battuto al traguardo da Contini (foto da Tumblr.com)

Quando si rientra a Liegi, il pubblico è una bolgia: tifano tutti per de Wolf, assolutamente considerato il favorito. Criquelion decide di provare a giocare d’anticipo e scatta per primo, lunghissimo sul rettilineo che porta al traguardo. Ma ha evidentemente valutato male, perché la strada è llunga e a metà del rettilineo si trova costretto a spostarsi di lato. De Wolf lo supera a destra e sembrerebbe ormai involarsi verso la sua terza classica. Invece, Silvano Contini, attaccatosi alla scia del belga, lo brucia negli ultimi duecento metri, uscendo lanciato e superando quasi al photofinish De Wolf, lasciando attonito il nutrito pubblico belga presente al traguardo, che già pregustava il successo del suo corridore.

(Non ci sono immagini RAI dell’epoca, perché il collegamento con la corsa iniziò molto in ritardo, talmente in ritardo che si vide solo Contini alzare le braccia e De Zan che urlava il suo nome in cronaca. Quindi, ecco l’arrivo, anche se senza commento in diretta)

Il successo di Contini, oltre che l’unico di alto livello dell’intera carriera del buon Silvano, è però quasi pionieristico: dopo quella vittoria, per altre dieci volte gli italiani trionferanno nella Doyenne, quattro volte Argentin, due Bettini e Bartoli, una Di Luca e Rebellin. La vittoria di Contini servì a sbloccare i ciclisti azzurri e a sfatare il mito di una corsa maledetta

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