Le Classiche del Ciclismo: Freccia Vallone 1998

Il periodo delle classiche ormai sta volgendo al termine e lascerà posto ai grandi giri, che da maggio catalizzeranno l’attenzione del pubblico delle due ruote. Ma non subito, prima ci sono ancora un paio di corse da vivere con passione. Prima che domenica la Liegi-Bastogne-Liegi concluda le classiche di primavera, oggi è il giorno della Freccia Vallone, giunta esattamente all’ottantesima edizione. E per raccontare una storia della piccola Liegi, chiamata così perché si corre sulle stesse strade, anche se per meno chilometri, della gara che si disputerà domenica, andiamo a rivivere l’edizione del 1998, vinta dal danese Bo Hamburger.

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Il profilo del Mur de Huy, la salita che decide la Freccia Vallone (immagine cycling-passion)

Prima però, che corsa è la Freccia Vallone? La corsa belga è una gara fatta di tortuosi saliscendi, con salite continue e ravvicinate, che tendono a scremare il gruppo mano a mano che la corsa procede. In particolare, la corsa tocca per ben tre volte il Mur de Huy, l’ultima in crrispondenza dell’arrivo: è una salita lunga poco più di un chilometro, ma con pendenze che arrivano fino al 23%. A causa di questa asperità, raramente si arriva con una volata vera e propria all’arrivo, è più facile che i ciclisti giungano alla spicciolata, distanziati di qualche secondo.

Il ciclista danese Bohee ‘Bo’ Hamburger, classe 1970, è un passista con una buona progressione sul breve, spesso adatto a mettersi nelle fughe da lontano. Nel 1994 conquista una tappa al Tour de France andando in fuga assieme ad altri tre, per poi regolare lo spagnolo Carmago allo sprint. Conquista altre corse minori, ma manca di un soffio il vero numero nel 1997: al mondiale di San Sebastian, va in fuga dalla distanza assieme ad un gruppetto, sorprendendo tutti i favoriti. All’arrivo però, è il francese Laurent Brochard ad alzare le mani al traguardo e il danese si deve accontentare di un secondo posto. Sa che difficilmente gli capiterà di nuovo una chance come quella in carriera, ma sa anche che il Muro di Huy può regalargli qualche soddisfazione.

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Brochard (al centro) regola lo sprint ai campionati del mondo, Hamburger sulla destra, mentre sulla sinistra ci sono l’olandese Van Bon e lo spagnolo Mauri, dietro il tedesco (foto di Lars Ronbog per gettyimages)

I favoriti sono altri: in primis il francese Jalabert, campione del mondo a cronometro, da tutti considerato uno dei più pericolosi sulla salita finale, sulla quale ha già trionfato l’anno prima e nel 1995; in seconda battuta, l’italiano Michele Bartoli, che in stagione non ha ancora vinto niente ma è in forma e vuole giocarsi le sue carte. L’outsider è il belga Vandenbroucke, vincitore alla Gand-Wevelgem di quell’anno. Pochi favoriti quindi, ma di sicuro almeno una spanna sopra gli altri.

La gara si caratterizza subito per una fuga che parte sulla prima ascesa del Muro di Huy, con Verheyen, Moreau e Bolts che prendono il largo. Jalabert mette a lavorare la sua squadra, con Bartoli che resta in agguato; quindi, quando i tre battistrada vengono ripresi il francese scatta assieme all’olandese Boogerd, lasciando l’italiano dietro a inseguire. Ma nessuno vuole che Jalabert vada via da solo e il resto del gruppo si riporta su di lui, per poi fiaccarlo con ripetuti scatti fatti dai vari Massi, Peron, Elli, Dufaux, Hervé e dagli stessi Bartoli e Hamburger. Alla fine, il campione francese si arrende e quando si arriva all’ultima ascesa del muro sono rimasti in dodici i fuggitivi. Tutti si aspettano Bartoli, ma all’attacco della salita che porta al traguardo, Hamburger lancia la sparata.

La sua è un’azione dirompente, che taglia le gambe: con foga Hamburger si lancia sulle rampe della salita, deciso a farla sua nel punto in cui tutti si aspettano un attacco. Gli altri capiscono troppo tardi che l’azione è di quelle buone: Vandenbroucke prova ad andare a riprenderlo mettendosi alle spalle tutti gli altri, ma ormai Hamburger, per quanto inizi ad essere fiaccato dall’attacco, sta per arrivare in cima e taglia il traguardo lasciando a 6 secondi di distanza il belga e a 10 il compagno di squadra Alberto Elli, con Bartoli poco dietro e Jalabert a quasi 2′.

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Con i suoi ripetuti scatti, Alberto Elli (qui in maglia gialla al Tour del 2000) aiuta il gruppo a fiaccare Jalabert e consente ad Hamburger, suo compagno di squadra, di vincere la corsa

Questa è l’unica grande vittoria in una corsa da un giorno per il danese, che qualche mese dopo giunge quindicesimo al Tour de France; negli anni successivi fa anche da capitano della sua squadra al Tour, ma conquista solo qualche successo minore, per poi ritirarsi nel 2006 dopo aver avuto anche qualche problema con il doping; nel 2003 prova a rivincere il mondiale, a Hamilton, ma alla fine giunge sesto mentre Astarloa conquista la maglia iridata. Ma forse, poteva andare bene così, con quella progressione sul Muro di Huy a coronamento di una carriera.

(L’arrivo della Freccia Vallone 1998, Hamburger che taglia il traguardo in solitaria dopo un attacco meraviglioso alle pendici del Muro)

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