Una volta e mai più/1: Boavista 2000-01

Una volta e mai più è la nuova rubrica di A tifare Golia non c’è Gusto; si concentrerà sul calcio, anche se saranno possibili escursioni in altri sport, e parlerà di quelle squadre capaci di conquistare un solo campionato nella loro storia. Quei titoli singoli, che rimangono scolpiti negli albi d’oro senza che siano mai stati ripetuti. Oggi c’è la prima, una delle squadre più romantiche di sempre: il Boavista campione di Portogallo 2001.

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Lo stemma del Boavista

Ci sono alcuni campionati che, notoriamente, sono ad appannaggio di poche squadre: basti pensare a quello scozzese, segnato dal dominio di Celtic e Rangers, o a quello spagnolo, in cui Real e Barcellona l’hanno quasi sempre fatta da padroni. Ma forse non tutti sanno che esiste un campionato dominato in maniera ancora più marcata: l’albo d’oro della Primeira Liga portoghese, a giugno del 2000, vede tre squadre dividersi 65 titoli su 66; il Benfica 30, il Porto 18, lo Sporting Lisbona 17. L’unica eccezione era rappresentata dal titolo conquistato dal Belenenses nel 1946. Sono cinquantaquattro anni che l’egemonia delle tre squadre non viene spezzata. Ma, all’inizio del nuovo millennio, i tempi sono maturi per spezzare l’incantesimo.

Fondato nel 1903, il Boavista è la seconda squadra di Oporto: nata dieci anni dopo i ben più noti concittadini, dopo trent’anni di indecisione sulla maglia (la squadra passò da un completo nero ad uno a strisce verticali bianche, rosse e blu, passando per diversi abbinamenti), nei primi anni ’30 il club adotta la divisa che utilizza tuttora, un completo a scacchi bianchi e neri.

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Fuori dallo stadio Do Bessa, una pantera accoglie i tifosi che giungono per vedere la partita. Come a dire: per passare di qui, dovete vedervela con undici di queste (foto Wikipedia)

Boavista è un quartiere moderno nel cuore della città dove parlare del Porto è praticamente vietato: i gagliardetti della squadra di quartiere sono in tutti i negozi e locali ed è praticamente impossibile non tifarla se si è nati da quelle parti. I giocatori vengono chiamati As Panteras, le pantere, simbolo della squadra, e la squadra gioca le sue partite nell’Estadio Do Bessa, impianto molto simile al Luigi Ferraris di Genova, rinnovato proprio nei primi anni 2000 per gli europei che si sarebbero disputati di lì a poco in terra lusitana.

Nei primi anni del campionato portoghese, che prende il via soltanto nel 1934, il Boavista è una squadra di secondo livello, che fa su e giù dalla Primeira Liga. La promozione nella massima divisione ottenuta nel 1969 però, è quella decisiva: il club bianconero, negli anni ’70, si afferma come una delle compagini migliori del campionato portoghese: nel 1976 chiude al secondo posto in graduatoria, a cui si vanno ad aggiungere i primi successi del club, tre Taça de Portugal e una Supertaça de Portugal (coppa e supercoppa). Negli anni ’80, pur non riuscendo più a conquistare titoli, il Boavista resta nella massima divisione e nell’ultimo decennio del secolo conquista altre due volte la coppa nazionale e la supercoppa. Ma manca ancora il bersaglio grosso, quel campionato che sfugge ancora una volta nel 1999: un altro secondo posto, alle spalle degli odiati concittadini. Ma i tempi sono maturi per sovvertire la tendenza; è tempo di fare la storia.

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Nato a Strasburgo, Armando Goncalves Teixeira detto Petit è cresciuto nel vivaio del Boavista. In carriera, tra le tante squadre in cui ha militato, ha disputato 424 partite, segnando 39 gol, oltre a 57 partite e 4 gol con la maglia portoghese(foto di Boavista tv)

Ai nastri di partenza della stagione 2000-01, il Boavista ha una rosa lunga e competitiva, senza magari grandi nomi, ma con ottimi giocatori. Il portiere è un nome noto: Ricardo Alexandre Martins Soares Pereira, più semplicemente conosciuto come Ricardo; all’epoca ventiquattrenne, il portiere aveva sottratto l’anno prima il posto di titolare al camerunense William. In difesa, i centrali sono il capitano Litos, cresciuto nel vivaio e in pianta stabile in squadra dal 1995, e Pedro Emanuel, poi uno dei difensori del Porto campione d’Europa con Mourinho. In difesa, a sinistra gioca il brasiliano Erivan mentre a destra uno tra Rui Oscar e Nuno Frechaut. Le riserve sono Jorge Silva e il francese William Quevedo. Centrocampo solitamente a tre: i due mediani sono Rui Bento, giocatore di rottura, poco avvezzo al gol ma capace di dare grande quantità alla squadra; Petit, altro centrocampista dalle doti difensive e che fino a quel momento aveva vagato tra squadre di basso livello portoghese, con Pedro Santos e Geraldo a completare il reparto. In attacco, i posti disponibili se li giocano in quattro.

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Capitan Carlos de Oliveira de Magalhaes, detto Litos, 183 presenze e 19 gol in maglia Boavista (foto  da axadrezados1903)

L’unico portoghese è Martelinho, attaccante piccolo e veloce, reduce però da una stagione pessima, in cui non è mai riuscito a trovare la via del gol. Gli altri sono tutti brasiliani: il primo è Whelliton, giunto due anni prima dal Corinthians, e che già era stato capace di andare a segno undici volte nel campionato precedente; Elpidio Silva, appena acquistato dallo Sporting Braga, dove dopo una prima stagione su ottimi livelli non era riuscito a confermarsi nella seconda; Duda, giunto dall’Alverca, dove però non aveva impressionato. L’allenatore è Jaime Pacheco: quarantadue anni, giunto sulla panchina delle pantere nel 1997 dopo una stagione al Vitoria Guimaraes. Da giocatore era stato una bandiera dei rivali cittadini, il Porto, con il quale aveva vinto tutto, compresa la Coppa dei Campioni del 1987.

Ma senza ombra di dubbio, l’uomo che dà qualcosa in più ai portoghesi è il fantasista boliviano Erwin Sanchez, che in patria viene soprannominato affettuosamente Platini. Sanchez giunge al Boavista nel 1992 e si afferma come uno dei fantasisti migliori del campionato portoghese ed è da quando Sanchez veste la maglia delle pantere che la squadra di Oporto ha cambiato direzione, ritornando quasi dal nulla ai vertici del panorama nazionale. Nel 1997 viene riacquistato dal Benfica (dove aveva già giocato prima di andare al Boavista), ma è solo una parentesi: due anni dopo torna in maglia stabile a vestire la maglia bianconera. Non solo Boavista: Sanchez è a lungo uno dei leader della nazionale boliviana, che trascina ai mondiali nel 1994, per la prima volta dopo quarantaquattro lunghi anni. Il gol che realizza nel match perso 3-1 contro la Spagna nell’ultima giornata del girone è tuttora l’unica rete segnata dalla Bolivia nella competizione iridata. Sanchez è un giocatore di qualità, che grazie alla sua visione di gioco e al suo piede capace di magie fatate spinge il Boavista a buttare il cuore oltre l’ostacolo.

(Erwin ‘Platini’ Sanchez con la maglia della nazionale boliviana, con cui ha segnato 15 reti in 57 partite)

Se si esclude però il Platini boliviano, il Boavista non è una squadra fenomenale, ma ha carattere, gioca un calcio offensivo e ormai sta acquisendo anche una certa esperienza in Europa: nella stagione precedente ha preso parte alla Champions League, venendo eliminata nella fase a gironi. È proprio dall’Europa che inizia la stagione dei bianconeri: contro i gallesi del Barry Town, le pantere superano il primo turno di Coppa Uefa, vincendo 2-0 all’andata e 3-0 in Galles. Tra le due partite, il campionato inizia con il botto: sul campo del Beira Mar, il Boavista dilaga. Dopo la rete del vantaggio segnata da Elpidio Silva nel finale di primo tempo, nella ripresa Rogerio e una doppietta di Duda portano le pantere sul 4-0, prima che nel finale i padroni di casa accorcino per il 4-2 finale. Il Boavista è scatenato e la settimana dopo infligge un pesante 4-0 all’Uniao Leiria. Dopo un pareggio contro l’Estrela Amadora, il 14 settembre torna la Coppa Uefa: sul campo degli ucraini del Vorskla, nel primo tempo le cose si mettono male, con Melaschenko che porta in vantaggio i padroni di casa; nella ripresa però, Pacheco indovina i cambi e ribalta la partita con le reti dei subentrati Jorge Couto e Whelliton.

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Il brasiliano Whelliton Augusto Silva, 66 partite e 21 reti con la maglia delle pantere

La domenica seguente però, è già tempo di sfide importanti: all’Estadio do Bessa arriva il Braga, sorprendente capolista a punteggio pieno. Il Boavista viene subito colpito a freddo, da una rete dell’ungherese Feher, ma riesce a pareggiare nel finale della prima frazione, con un gol di Geraldo. Nella ripresa però, il Braga raddoppia, ancora con Feher. A nulla vale l’assedio bianconero che si sviluppa nel resto della partita: il Braga esce da Oporto vincitore e resta saldamente al comando della classifica a punteggio pieno, con tre punti di vantaggio su Porto e Salgueiros. Cinque giorni dopo però, le pantere riprendono il loro cammino, castigando il Benfica in casa: segna Duda dopo appena due giri d’orologio e tanto basta per conquistare il successo. Il brasiliano è sicuramente la grande sorpresa dell’anno: fino a quel momento infatti, pur avendo già ventisei anni non aveva nemmeno superato le cento partite da professionista, segnando nove reti e facendo una carriera da zingaro, passando dal Corinthians Alagoano (da non confondere con il più famoso Corinthians Paulista), per poi sbarcare in Europa al Benfica, senza trovare spazio. Quindi, un lungo peregrinare che lo porta prima in Giappone, al Kashiwa Reysol, quindi in lungo e in largo per il Portogallo: Rio Ave, Benfica, Alverca, Boavista. Mosso anche dal desiderio di mostrare il proprio valore, con la maglia delle pantere Duda mostra tutta la sua classe cristallina.

(Non c’è tanto da vedere sul Tubo di quel Boavista; intanto, cuccatevi questa compilation (di scarsa qualità) delle migliori giocate di Carlos Eduardo Ventura, meglio conosciuto come Duda. Quando lascerà il Boavista, avrà segnato 15 gol in 126 partite; ben 10 delle sue marcature arrivano nell’anno del titolo)

La settimana successiva i portoghesi affrontano il ritorno con il Vorskla, vincendo nuovamente 2-1 con i gol di Erwin Sanchez e Rogerio, prima che Onopko dimezzi lo svantaggio in avvio di ripresa. Con il passaggio del turno in tasca, le pantere vanno sul campo del Belenenses per la sesta di campionato, contro una formazione imbattuta. Contro Os Azuis de Restelo, il Boavista spinge sull’acceleratore, ma viene sempre riacciuffato: al gol di Sanchez risponde Marcão, a quello di Erivan segue il pareggio di Verona. Nonostante la squadra sia forte, sembra questo un classico momento da Boavista, cioè quando si inizia a perdere terreno dalla vetta: è la sesta di campionato e i nuovi capolista, nonostante il Braga e il Belenenses siano ancora imbattuti, ora sono gli odiati concittadini del Porto, già pronti a pregustare l’ennesimo titolo e ad andare in fuga ad ottobre.

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L’Estadio do Bessa oggi; nella stagione del titolo, in campionato il Boavista totalizza 16 vittorie e una sola sconfitta in casa (foto wikia)

Effettivamente, le pantere iniziano a rallentare: pur senza perdere, il Boavista non riesce a cogliere successi fuori casa. All’Estadio Do Bessa, dopo la sconfitta contro il Braga non passa più nessuno: Paços Ferreira battuto 1-0 con gol di Rogerio; Maritimo schiantato 3-1, reti di Duda, Sanchez ed Elpidio Silva dopo il vantaggio iniziale degli ospiti; 4-1 al Vitoria Guimarães, a segno Elpidio Silva, Pedro Santos, Jorge Couto e Jorge Silva. In trasferta però, arrivano segni ‘X’ in serie: 0-0 contro Campomaiorense, sofferto 2-2 allo stadio São Luis del Farense, altro pareggio a reti inviolate contro lo Sporting Lisbona. Oltretutto, le pantere si ritrovano fuori dall’Europa, castigate dalla Roma: i giallorossi vincono in Portogallo 1-0 con una rete di Montella e poi impattano 1-1 all’Olimpico, al gol di Nakata replica Duda, ma il Boavista poi non riesce a raddoppiare. A controbilanciare arriva il passaggio del turno in Taça Portuguesa, con un tennistico 6-1 ai danni del piccolo Freamunde, ma alla dodicesima giornata la situazione sembra sempre la stessa: Porto capolista con 31 punti, cinque di vantaggio sullo Sporting, secondo in classifica, otto sul Boavista, quarto. La squadra di Pacheco però, escludendo il ko con la Roma, continua a non perdere, soprattutto in campionato: il pari contro lo Sporting è l’ottavo risultato utile consecutivo, a dimostrazione che la squadra è in salute. Forti di questo, le pantere si gettano sul campionato come fosse la loro preda e cominciano la rimonta, iniziando ad inanellare successi.

(Il gol di Montella ad Oporto nella partita d’andata di Coppa Uefa; difficilmente il Boavista poteva trovare una squadra più difficile da affrontare della Roma che sarà campione d’Italia)

I bianconeri vincono quattro partite consecutive a cavallo tra dicembre e gennaio, rimontando Braga e Sporting: 5-1 ai danni dell’Alverca, 2-0 sul campo del Gil Vicente, 5-0 2-1 al Desportivo Aves, battuto anche 3-0 ai sedicesimi di coppa. Contemporaneamente, i cugini perdono a Braga e Leiria e il distacco si riduce fino a due punti quando si arriva all’ultima giornata del girone d’andata, quando il destino vuole che sia in programma il derby. Il Porto è chiaramente favorito nel confronto diretto: non è ancora il Porto che vincerà la Champions nel 2004, ma può contare su giocatori di primo livello come Ovchinnikov, Andrade, Esquedrinha, Capucho, Deco. Ma il Boavista non ha alcun timore reverenziale e alla mezzora del primo tempo trova la via del gol grazie a Martelinho, lo specialista dei gol pesanti.

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Figurina di Joaquim Pereira da Silva detto Martelinho, 240 partite e 31 reti con il Boavista (foto di laststicker.com)

Il Porto s’innervosisce: Deco, entrato dalla panca al 35′ del primo tempo, viene espulso poco dopo l’ora di gioco per doppia ammonizione; alla fine, l’assedio degli ospiti non porta al pareggio e il Boavista, davanti ai esultanti 7’500 del Do Bessa (se pensiate siano pochi fate bene, perché lo stadio era già in ristrutturazione per gli europei, per i quali l’ampliamento è giunto fino alla capienza attuale di oltre 28’000 posti), guadagna il titolo di campione d’inverno. Non solo, la striscia giunge a cinque vittorie di fila e tredici risultati utili consecutivi in campionato. La testa della classifica recita:

Boavista 38

Porto 37

Sporting Lisbona 36

Braga 32

Benfica 31

Ormai, sembra davvero un affare a tre, ma il Boavista è in rush e continua a vincere: un’autorete di Ferraz, difensore del Penafiel, permette alle pantere di accedere ai quarti di coppa, quindi una rete di Erwin Sanchez al 18′ del secondo tempo dà ai bianconeri il sesto successo consecutivo in campionato contro il Beira Mar. Contemporaneamente, sia Sporting che Porto cadono, sui campi rispettivamente di Farense e Benfica, aumentando così il distacco. Il popolo del Boavista sente che ormai si possono coltivare speranze legittime e inizia davvero a credere che quel titolo così a lungo sfuggito sia a portata di mano.

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Il medianaccio Rui Bento, grande bandiera delle pantere con 296 partite e 6 gol (foto pnvelhaguardia)

Dopo un pareggio a Leiria, che interrompe la striscia di vittorie consecutive, le pantere fanno loro la sfida interna contro l’Estrela Amadora con una rete di Quevedo nel primo tempo: è il diciassettesimo risultato utile consecutivo, frutto di undici vittorie e sei pareggi. Non solo: i cugini, dopo il derby, hanno subito il colpo e non riescono più a vincere, e prima pareggiano in casa con il Belenenses e poi perdono di misura sul campo del Pacos Ferreira; anche lo Sporting frena, cadendo in casa contro il Braga, che torna così in corsa assieme al Benfica. Già, perché adesso sono le aquile ad essere la prima inseguitrice, a cinque lunghezze di distanza, con a ruota tutte le altre.

Dopo aver battuto la Moreirense 2-1 a domicilio nei quarti di finale di Coppa, guadagnando l’accesso ai quarti, il Boavista si ferma: dopo diciassette partite senza perdere, i bianconeri assaporano di nuovo il gusto amaro della sconfitta, cadendo contro il Braga come all’andata. Segna Riva ad 8′ dal termine e mai si poteva profilare uno scenario peggiore: il Benfica vince 2-1 al Pedro Gomes di Amadora e torna a -2, con lo scontro diretto da giocarsi la settimana seguente al Da Luz di Lisbona. Ma il Boavista è solido: a Lisbona, nonostante gli 82’000 tifosi accorsi allo stadio, le pantere non si lasciano intimorire dai dragoni; Ricardo salva il risultato su Calado e Maniche, per il resto il Boavista si chiude e spezza il gioco degli avversari, frammentandolo. Nel finale però, il Benfica cinge d’assedio Ricardo e ha un’ultima occasione: Carlitos, appena entrato, lavora bene un pallone sulla linea di fondo e va al cross; Ricardo esce, ma viene anticipato dall’intervento di testa dell’attaccante avversario, Van Hooijdonk. Il pallone vola a infrangersi sul palo, assieme alle speranze di sorpasso del Benfica; pur soffrendo e chiudendosi in difesa, il Boavista esce indenne dal Da Luz e mantiene la vetta della classifica.

(Ricardo si è ritirato nel 2014 dopo aver giocato oltre cinquecento partite. In molti lo ricordano, giustamente, per il rigore segnato all’Inghilterra, ma in pochi sanno che il portiere segna anche una rete in carriera, sempre su calcio di rigore, con la maglia del Boavista, contro il Beira Mar: accade il 9 maggio del 2003 ed è un gol che vale la vittoria delle pantere per 1-0 e lo trovate in questo video all’incirca a metà, subito dopo il rigore con l’Inghilterra.. Un sogno fantacalcistico (gol vittoria + porta inviolata vale +5). Ricardo gioca nel Boavistadal 1999 al 2003, totalizzando 203 partite… e una rete)

Il palo di Van Hooijdonk spegne il Benfica, che perde terreno; il Boavista invece riprende il filo e trova tre successi di fila, con Belenenses, Pacos Ferreira e Campomaiorense, prima di pareggiare contro il Maritimo; tre giorni dopo, lo stesso Maritimo ha la meglio della squadra di Pacheco nella semifinale di Coppa, con un gol di Paulo Sergio alla mezzora. Ma ormai, le pantere hanno la testa al campionato: a otto giornate dal termine, il Boavista ha sei lunghezze di vantaggio su Porto e Sporting. La missione è più che fattibile, ma ci sono entrambi gli scontri diretti da giocare, in particolare il ritorno con il Porto all’ultima di campionato al Dragao. Vedendo la possibilità di fare la storia, le pantere diventano ciniche e superano Farense e Vitoria Guimaraes. Una settimana dopo, nella sfida interna contro lo Sporting, il Boavista mette le mani sul campionato. Nel primo tempo lo Sporting spinge di più, mettendo sotto pressione la capolista, anche se raramente in maniera pericolosa: Ricardo dice di no a Barbosa, quindi Hugo Viana non inquadra la porta in sforbiciata. Nella ripresa il Boavista cresce, trascinato da Martelinho, ma Schmeichel dice di no all’attaccante brasiliano. Quando tutto sembra far presagire per lo 0-0, proprio Martelinho aggancia un pallone al limite e lascia partire un tiro di controbalzo su cui il portiere danese non riesce ad arrivare, facendo esplodere il Do Bessa.

(Gli highlights di Boavista – Sporting Lisbona 1-0; più o meno, una partita che vale metà campionato)

Mancano cinque partite e adesso, con lo Sporting sprofondato a -10, solo il Porto, distante quattro lunghezze, può impensierire le pantere. Ma i bianconeri ormai sono gasati e non si fermano più: sul campo dell’Alverca arriva un successo per 2-1 con i gol di Duda ed Elpidio Silva Jorge Couto e Frechaut griffano il 2-0 sul Gil Vincente; 5-1 fuori casa contro il Salgueiros, tripletta di uno scatenato Elpidio Silva e reti di Litos e Duda. Il Porto non perde un colpo, ma con quattro punti da rimontare a due giornate dalla fine gli servirebbe un miracolo; il Boavista poi, non vuole affrontare i cugini sul loro campo per giocarsi il titolo. Meglio chiuderla prima.

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Il brasiliano Erivan, 98 partite e 1 gol con il Boavista, cerca di tenere a bada il Golden Boy, Michael Owen, durante la Champions League 2001-02 (foto Boavistatemorrer.com)

Contro il Desportivo Aves non c’è mai partita: le pantere cingono d’assedio i biancorossi e passa in vantaggio a metà del primo tempo grazie ad una punizione di Erwin Sanchez, deviata da José Soares. Nella ripresa, Elpidio Silva e Whelliton suggellano la vittoria: finisce 3-0 e il 18 maggio 2001, per la prima e unica volta nella propria storia, il Boavista è campione di Portogallo. A cinquantacinque anni di distanza dallo scudetto del Belenenses, l’egemonia della triade portoghese viene finalmente spezzata. Non serve a nulla il derby che si disputa all’ultima giornata: il Porto stravince 4-0 grazie ad una tripletta di Deco, desideroso di riscattarsi dopo l’espulsione all’andata, ma ormai il Boavista è appagato dal successo e non oppone mai resistenza.Il Boavista chiude il campionato con 77 punti contro i 76 del Porto e i 62 dello Sporting, completamente schiantato nel finale; un titolo conquistato perdendo appena 3 partite e vincendone 16 su 17 al Do Bessa, trascinatore emotivo della squadra durante la stagione.

(Boavista – Desportivo Aves 3-0. Grandi Proteste sul gol di Elpidio Silva, accusato di segnare di mano (anche se a me riguardando sembra di testa, capisco il dubbio. ma ce ne frega qualcosa? Direi di no. Boavista Campeão)

È un exploit che le pantere non riescono a ripetere: l’anno dopo, le pantere duellano fino al termine del campionato contro lo Sporting Lisbona di Mario Jardel (a segno 42 volte in quella stagione), arrendendosi soltanto a tre giornate dalla fine; al contempo, disputano un’ottima Champions League, in cui arrivano fino alla seconda fase a gironi. Poi arriva il Porto di Mourinho, che domina le due stagioni successive, mentre il ciclo del Boavista arriva a compimento. Seguono tempi bui: molti giocatori partono, Pacheco se ne va al Vitoria Guimaraes e l’ultimazione dei lavori al Do Bessa mette in crisi le finanze del club.

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Erwin Sanchez oggi, allenatore del Boavista. Da calciatore, in bianconero disputò 273 partite segnando 55 gol. (foto Record.xl.pt)

Ad aggravare la situazione, lo scandalo Fischietto d’Oro che travolge il presidente Loureiro, invischiato in casi di tentata corruzione arbitrale, retrocede d’ufficio le pantere, che solo anni dopo riescono vincere il ricorso, non prima però di essere sprofondate fino in terza serie. Proprio l’aver vinto il ricorso, permette al Boavista di venire ripescato in Superliga, dove milita nuovamente da due stagioni, anche se costretto a lottare per la salvezza. Dopo il successo bianconero, in Portogallo è tornato tutto alla normalità: Sporting, Porto e Lisbona si sono suddivisi i successivi quattordici titoli e una tra le due di Lisbona vincerà il titolo anche quest’anno, visto l’immenso vantaggio accumulato sulle rivali. Sulla panchina del Boavista ora siede Erwin Sanchez, quel boliviano dal piede d’oro, fantasista nella stagione del titolo. E chissà: già dal nulla il Boavista ha costruito attorno a lui un ciclo, culminato con un titolo. Chissà che in un futuro prossimo non possa succedere ancora.

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Il popolo del Boavista campione, un’immagine magari rara, ma speriamo non irripetibile (foto da conversasredondas.com)
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