Le Classiche Monumento: Parigi-Roubaix (bis) 2016

Ecco, magari poi qualcuno di voi ieri si è fatto giustamente un giro, uscendo per godersi la splendida domenica soleggiata di aprile che ieri ha colpito la penisola (spero ovunque, di sicuro da queste parti). C’è da capire chi l’ha fatto, se magari si è passato una bella giornata all’aperto, al sole, a godersi i primi caldi primaverili. Allo stesso tempo però, ci sarà qualcuno che si sarà goduto, come me, la Parigi-Roubaix, esultando alla follia per Mathew Hayman, inaspettato campione della Regina delle Classiche. E quindi, per chi ieri ha preferito un gelato, questa è la storia del suo successo alla centoquattordicesima edizione dell’Inferno del Nord.

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Mathew Hayman ai tempi della Rabobank all’Eneco Tour 2009 (immagine da Wikipedia)

Anzitutto, chi è Mathew Hayman? Australiano nato nel 1978 a Camperdown, minuscolo centro di quasi 8’000 anime a quattro chilometri da Sidney, ha alle spalle una carriera da eterno gregario. Passista veloce, diventato professionista nel 2000, trascorre una lunga parte della sua carriera nelle fila della Rabobank, ottenendo qualche successo in competizioni minori: nel 2001 vince il Challenge di Maiorca, partendo al chilometro 4 e totalizzandone poi 177 di fuga solitaria, arrivando ad avere 21′ di vantaggio sugli inseguitori; nel 2005 fa suo il Sachsen Tour International e nel 2006 la prova in linea dei Giochi del Commonwealth. Passato alla Sky, nel 2011 conquista probabilmente la competizione più importante della sua carriera, la Parigi-Bourges, corsa di un giorno che vince in volata, a gruppo ristretto, su due connazionali, Baden Cooke e Greg Henderson.

(La volata alla Parigi-Bourges 2011 vinta da Hayman)

Sembrerebbe il successo a coronamento della carriera: Hayman in quel momento ha trentatré anni e ormai lìetà inizia a farsi sentire. Ma l’australiano non ne vuole sapere di smettere e continua a correre, passando alla Orica GreenEdge nel 2013. Nel frattempo, ha sviluppato una capacità di affrontare le classiche di un giorno, specialmente quelle del Nord: finisce quarto alla Gand-Wevelegem, fa un tredicesimo posto al Giro delle Fiandre e finisce due volte tra i primi dieci alla Parigi-Roubaix. È proprio l’Inferno del Nord la corsa dove si esprime al meglio, partecipandovi quindici volte e arrivando sempre al traguardo, cosa assolutamente non semplice. Data anche questa capacità e questi discreti piazzamenti, nel 2016 prende parte alla corsa per la sedicesima volta, una in meno di Poulidor, recordman assoluto.

Tutti i riflettori della corsa sono puntati su altri: prima di tutto Sagan, che veste la maglia iridata e ha vinto la Gand-Wevelegem e il Giro delle Fiandre; Cancellara, all’ultima Roubaix della carriera, pronto però a dare battaglia lungo i ciottolati al confine tra Francia e Belgio; Tom Boonen, deciso a conquistare la corsa per la quinta volta in carriera e diventare il più vincente di sempre nella storia della corsa. Hayman sa che non ha speranze di tenersi alla ruota di questi mostri nel caso in cui inizino ad attaccare. Ma dall’alto della sua esperienza, batte la strada più semplice: si mette in fuga con i fuggitivi della prima ora, tra i quali spiccano Chavanel, Erviti e Popovych; non arrivano mai ad avere più di 3′ di vantaggio, ma che intanto fino al bosco di Arenberg sono sempre saldamente davanti.

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Tony Martin tira per Boonen lungo il pavé; dietro possiamo vedere VanMarcke, Boasson-Hagen e il casco di hayman (immagine di Kenzo Tribouillard per gettyimages)

È proprio all’ingresso del bosco che la corsa s’infiamma: una caduta a centro gruppo spezza in due tronconi. Cancellara e Sagan sono alle spalle della caduta e Boonen, da bravo cannibale, gli ammazza la corsa: mette a lavorare lo sgobbone Tony Martin, uno che può fare 200 chilometri ai 45 all’ora con una bottiglia di Gatorade, e stacca i rivali più pericolosi. La Roubaix non fa nessuno sconto: un minuto può essere decisivo e difatti lo è anche per il campione del mondo, che rimane indietro senza gregari. Boonen intanto si affida a Martin, si tiene con sé Vanmarke e Stannard, altri corridori pericolosi, e richiude lo strappo. Hayman dà spettacolo anche davanti, attaccando in solitaria e prendendosi le telecamere per qualche minuto, anche se viene presto ripreso; a poco più di 60 chilometri dall’arrivo, Boonen e Vanmarcke chiudono sui fuggitivi.

Intanto, dietro le cose non migliorano per i favoriti: Cancellara è vittima di una caduta che non coinvolge Sagan solo per la bravura di questo nel buttarsi sul prato; anche in avanti ci sono delle cadute, con gli italiani Moscon e Puccio che rovinano sulle pietre, scremando involontariamente il gruppo dei fuggitivi. Alla fine davanti restano in nove: oltre a Boonen, Hayman, Stannard e Vanmarcke ci sono anche il norvegese Boasson-Hagen, impegnato più che altro a non tirare un metro e restare nel gruppo di testa fino alla volata, l’inglese Rowe, il lituano Saramotins, lo spagnolo Erviti, l’altro australiano Haussler e il tedesco Sieberg. Boonen però vuole fare selezione e inizia a spingere sui tratti in pavé: alla fine restano in quattro con lui e sono Hayman, Vanmarcke, Boasson-Hagen e Stannard, con il lettone Saramotins che è l’ultimo a mollare.

Quando i battistrada giungono sull’ultimo tratto di pavé duro, il Carrefour de l’Arbre, sembra arrivare l’attacco decisivo: Vanmarcke nel punto più difficile infila una sparata brutalissima che sembra lasciare indietro tutti, specialmente Hayman, che scompare anche dalle inquadrature della telecamera. È qui che l’australiano compie il numero più difficile della sua Roubaix: con Boonen e Stannard a cercare di ricucire lo strappo come disperati e Boasson-Hagen alla ruota, alla fine del Carrefour, quasi a sorpresa, Hayman ricompare nell’inquadratura, alle spalle dei quattro. Sembrava fritto, ma qualcosa dev’essere scattato nella testa dell’australiano: oggi può essere la giornata buona. I cinque arrivano fino in fondo, quando Boonen scatta ancora: Hayman e Vanmarcke gli vanno dietro; nel velodromo, anche Boasson-Hagen e Stannard rientrano. Ma il norvegese sembra non avere più gamba e resta dietro: il favorito è certamente Boonen.

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(Hayman taglia per primo il traguardo al velodromo di Roubaix)

Ma Tom sbaglia qualcosa nella volata: un po’ perché parte prima, un po’ perché decide di procedere all’interno tenendosi basso; appena prima dell’ultima curva, Hayman riesce a mettersi davanti al belga, che rimane incastrato tra l’australiano e Vanmarcke. Mathew tiene in testa sull’ultimo rettilineo ed è il trionfo, nello stupore più assoluto: secondo Boonen, terzo Stannard; Hayman non riesce nemmeno a crederci che sia arrivato per primo, guarda incredulo verso la telecamera come a chiedere se quello che ha fatto sia successo per davvero. Ed è proprio così: per la prima volta in sedici anni di carriera, Mathew Hayman conquista la Parigi-Roubaix a trentotto anni suonati, con grande esperienza e un po’ di fortuna, ma soprattutto con un grandissimo cuore.

(Da vedere e rivedere, da amare e ammirare, semplicemente favoloso: lo sprint di Hayman per conquistare la Roubaix 2016)

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