Le Classiche del Ciclismo: Parigi-Roubaix 2004

Ah, la Roubaix, la più affascinante di tutte le classiche. L’Inferno del Nord, duecentocinquanta e rotti chilometri tra pavé e sterrati, pronti a segare le gambe a chiunque. Somiglia più a una corsa ad eliminazione, a chi riesce sempre a tenere il passo di testa. Serve avere la gamba, per vincere una corsa del genere, ma non è solo questione di quello: è proprio predisposizione allo sforzo, alla fatica. È anche, ovviamente, una questione di testa, perché bisogna tenere la lucidità per tutta la durata della gara, bisogna comunque arrivare freschi quando si entra nel velodromo di Roubaix, se si vuole conquistare il successo. E poi, anche un pizzico di fortuna, perché senza di quella non si va da parte. È questo il mix di ingredienti che nel 2004 permettono a Magnus Bäckstedt di centrare il successo sulle strade in pavé. Ma andiamo con ordine.

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Magnus Backstedt (non mi fa la ‘a’ alla nordica) ai tempi della Liquigas-Bianchi (foto della BBC)

Magnus Bäckstedt nasce a Linköping nel 1975 e, come molti bambini svedesi della sua età, decide di darsi allo sci, guadagnandosi anche una chiamata in nazionale giovanile all’età di quattordici anni. Inizia tuttavia ad appassionarsi alla bicicletta: cambia così sport e nel 1996 diventa professionista, conquistando qualche competizione minore nelle sue prime due stagioni (in particolare, il Gran Prix d’Isbergues). Nel 1998, Bäckstedt si mette sulla mappa: vince una tappa al Tour de France e chiude secondo al Giro di Svezia, conquistando anche un paio di corse minori. Ma la vera grande prova la dà sul pavé in primavera, quando chiude settimo alla Roubaix, battagliando coi primi: la corsa la stravince Ballerini, che dà più di 4′ al secondo, Tafi, ma lo svedese fa un’ottima corsa. Proprio questa sua performance, gli fa guadagnare gli elogi e una profezia da parte del manager della Crédit Agricole, Roger Legeay, che dichiara: “Magnus non è un fulmine. Non è la sua specialità essere il più veloce, ma dopo 260 chilometri sui ciottoli è spesso il più fresco. Un giorno la corsa potrebbe essere sua.”

La carriera di Bäckstedt gli regala alcune soddisfazioni, anche se magari niente di eclatante: una titolo di campione nazionale svedese, replicato anche a cronometro, qualche successo minore e qualche piazzamento. Partecipa a poche classiche, anche perché le sue squadre di quel periodo (la GAN prima e il team Fakta poi) spesso non sono invitate alle competizioni. Nel 2004, quando la Fakta si scioglie, la Alessio Bianchi mette sotto contratto lo svedese e lo riporta alla Roubaix a distanza di quattro anni dall’ultima volta. Ma non sarebbe stato facile conquistare la corsa.

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Johan Museeuw (in coda) e Peter Van Petegem (in testa), i due grandi favoriti di giornata, qui in lotta con Vandenbroucke (in centro) al Giro delle Fiandre 1999

Il grande favorito è Johan Museeuw, uno dei più grandi specialisti della corsa sul pavé: giunto alla sua ultima apparizione nella Classica del Nord, vincitore per tre volte a cui bisogna aggiungere altri quattro podi. È ormai a fine carriera, ma tutti si aspettano l’ultima grande sparata del campionissimo della classica. L’altro grande favorito è il suo connazionale Van Petegem, vincitore l’anno prima e desideroso di ripetersi. E poi: Tom Boonen, una carriera agli inizi e la voglia di fare bene; la Locomotiva di Berna, Fabian Cancellara, che sta iniziando a farsi notare nel circuito ciclistico. E poi Wesemann, fresco vincitore della Gand-Wevelgem, proprio davanti ad un già sorprendente Bäckstedt; le speranze italiane poggiano su Dario Pieri, secondo l’anno prima. Riuscire ad emergere tra questi non è assolutamente facile.

La corsa è particolarmente contratta: a lungo non succede granché; l’unico attacco di cinque ciclisti viene rintuzzato nei pressi del bosco di Arenberg, dove il gruppo arriva compatto. Il primo a muoversi è Boonen, che accompagnato prima da Hincapie e poi proprio da Bäckstedt cerca di fare selezione mentre la corsa passa nel bosco. La corsa s’infiamma: il fiammingo Hoste, nel gruppo di testa, si blocca a causa di una bandiera del suo paese che gli s’impiglia sulla ruota; l’incidente, lancia un po’ a sorpresa Boonen, che scatta in avanti con Flecha e Hincapie. Museeuw si adopera in prima persona per rintuzzare la fuga e assieme a Bäckstedt ricuce lo strappo, quindi anche Van Petegem si blocca per una foratura a circa 20 chilometri dal traguardo. Tutto sembra favorire il quarto successo di Museeuw, che potrebbe diventare l’unico a vincere così tante volte la corsa assieme a de Vlaeminck. Ma non sarà così: Museeuw continua nella sua azione brutale e alla fine screma il gruppo di testa a cinque unità.

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Boonen e Backstedt in azione nel bosco di Arenberg (foto bikeraceinfo)

Con il campionissimo belga ci sono Cancellara, l’inglese Hammond, l’olandese Tristan Hoffmann e, ovviamente, lo svedese Magnus Bäckstedt; ci sarebbe anche Hincapie, ma l’americano è sfinito e perde velocemente contatto. Poi però, la sfortuna si abbatte anche sul favorito.

A 6 chilometri dalla fine, nei pressi di Hem, il tre volte vincitore della corsa fora, permettendo al quartetto di andarsene verso il velodromo e la conquista della corsa. Museeuw prova a rientrare, viene ripreso da Van Petegem, in grande rimonta, ma non torna mai sul quartetto di testa. A questo punto, il favorito d’obbligo sembra Cancellara: è il più veloce e ha già vinto alcuni arrivi in volata nella sua carriera. Ma lo svizzero commette un errore madornale: si piazza davanti sin dall’ingresso del velodromo e prova a tenersi gli altri dietro. Ma è troppo presto e la Locomotiva ha troppa poca gamba ancora: gli altri tre sprintano, passando lo svizzero; e Bäckstedt, ricordandosi forse delle parole di Legeay, passa all’interno e si accorge di essere nettamente quello che ne ha di più. Mette la ruota davanti a Hoffmann e Hammond e va a vincere, mentre i grandi favoriti, Van Petegem e Museeuw, entrano nel velodromo in quegli istanti, solo per vederlo tagliare il traguardo esultante.

(L’arrivo nel velodromo e la grande vittoria di Magnus, commento in olandese)

Sarà l’unico grande successo di Bäckstedt: l’anno dopo concluderà di nuovo quarto alla Roubaix, dove vincerà Van Petegem. Conquisterà un altro titolo nazionale svedese e una cronosquadre al giro d’Italia nel 2008; poi correrà fino al 2013, senza mai ottenere niente. Ma forse, tutto quello che voleva dal ciclismo, l’aveva già ottenuto quel giorno in primavera, nell’Inferno del Nord.

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