Aspettando il Real Madrid – Capitolo 6

Estate del 2001, Puglia, in vacanza con mamma, Harry e cugini sul Gargano, campionato finito da un mese. L’ultimo giorno, mamma decise di andarci a fare un ultimo bagno, visti i cavalloni (si dice cavalloni? Comunque onde alte) prima di ripartire verso il nord e passare per casa di Brock per qualche giorno. In acqua però, l’alta marea ci trascinò lontano dalla costa. Se tuttora scrivo e sono vivo è perché mia madre ci prese e nuotò contro la marea per metri trascinandoci fino ad una boa per seguirne la corda fino a riva. Tuttora, lei ritiene di essere stata una madre orribile in quel frangente, visto che rischiò la vita dei suoi due figli per giocare tra le onde. Per me invece, nonostante la sconsideratezza, resta un gesto di forza d’animo materno assolutamente inimitabile. Ci dirigemmo verso Bologna fiaccati dall’avventura mattutina, ascoltando assiduamente la colonna sonora dei Blues Brothers. Un mese prima, anche mio padre mi aveva dimostrato il suo affetto, ma ci arriviamo con calma. Perché, ovviamente, centra il Lane.

(Amo Blues Brothers e la sua colonna sonora; ma d’altronde, come si fa a a non amarli?)

Dopo il successo con il Milan, il Vicenza pareggiò a Bergamo 1-1 contro l’Atalanta. Vidi il secondo tempo a casa di Gigg: al vantaggio di Ventola al 40′, rispose Sommese ad un quarto d’ora dalla fine, deviando in rete un cross sul secondo palo. Nell’occasione, Toni non si accorse nemmeno che avessimo segnato, concentrato sul protestare per chiedere un rigore a favore. Tuttavia, quel giorno i tifosi del Vicenza erano particolarmente irrequieti e un petardo lanciato dalla curva ferì un poliziotto che perse un dito. Ci causò la squalifica del campo nella giornata successiva, contro la Roma capolista. Ad oggi, non ho mai visto i giallorossi allo stadio e sono una delle poche squadre che mi manca. Sul neutro di Udine, il Vicenza giocò una partita discreta, resistendo a lungo agli attacchi romanisti, penalizzati da un infortunio occorso a Batistuta nel primo tempo. I biancorossi giocarono una buona partita, ma senza mai incidere in attacco. La Roma nel secondo tempo ci cinse d’assedio e nel finale andò a segno due volte, guadagnando i tre punti, con le reti di Montella ed Emerson. La settimana seguente, il quattro marzo, il Vicenza cadde sconfitto anche sul terreno del Perugia: il Grifone si vendicò della partita d’andata castigandoci con Materazzi. In occasione del gol, Sterchele aveva pure parato un calcio di rigore allo stesso capitano degli umbri, che poi aveva ribadito in rete sulla respinta. La settimana seguente, non vidi la partita allo stadio: ero in vacanza sul lago di Misurina con mia madre, Harry e amici; mio padre, che ci ha sempre guadagnato qualcosa dal fatto che non sapesse e non sa tuttora sciare, rimase a Vicenza e poté godere della vittoria nello scontro-salvezza contro il Napoli ottenuta per 2-0 con le reti di Firmani e Toni. Erano tre punti pesantissimi, che ci davano la certezza di avere lo scontro diretto a favore contro il Napoli e che permettevano di guardare alla classifica con un minimo di serenità.

(Era sicuramente un Napoli molto diverso da quello a cui siamo abituati oggi; sinceramente dalle imagini Rai non si capisce perché corbelli se la prenda con l’arbitro)

La situazione sul fondo era la seguente:

Vicenza 23

Brescia, Verona, Napoli 21

Reggina 18

Bari 16

Salvezza possibile quindi, ma la settimana dopo il Lane venne affondato nel Derby contro il Verona al Bentegodi, decisiva una rete di Bonazzoli nella ripresa, anche se rimase qualche dubbio per una spinta sospetta dell’attaccante ai danni di Cardone. L’Hellas ci scavalcò in classifica e il Vicenza si apprestò ad affrontare, dopo la pausa per la nazionale, il difficile binomio Fiorentina+Inter in sequenza, partite delicatissime per la salvezza biancorossa. Contro la Viola, il Vicenza passò in vantaggio nel primo tempo: su un cross basso di Sommese, Repka sbagliò l’intervento e mandò il pallone nella propria porta. Non fu un gol banale, per i colori biancorossi: fu anzi la millesima rete in serie A segnata dal Vicenza;

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Stjepan Tomas contrasta Phil Masinga in Vicenza-Bari 1-0 (immagine di Grazia Neri per gettyimages.uk)

sinceramente è un po’ un peccato sia stata un’autorete, ma il gol è sempre gol. Il Vicenza resse all’urto degli avversari a lungo: poi, a 15′ dalla fine, quando qualche spiraglio per portarla a casa sembrava essersi aperto, un malaugurato tocco di Dal Canto mise il pallone tra i piedi di Rui Costa, che scagliò un diagonale sul secondo palo per il pareggio. Finì così: un buon punto, ma la settimana dopo bisognava andare a San Siro contro l’Inter, non una passeggiata. In posticipo domenicale, il Lane affrontò l’Inter a viso aperto, pigiando sull’acceleratore nel primo tempo: un gol, forse regolare, venne annullato a Kallon, che poi riuscì comunque a trovare la via della rete imbeccato da Zauli. Nella ripresa, l’Inter ci chiuse nella nostra metà campo: era davvero una brutta edizione dei nerazzurri, e raramente riuscirono a rendersi pericolosi. Al 94′, quando tutto lasciava presagire il successo, venne fischiata una punizione al limite dell’area: Recoba calciò male sulla barriera, ma il pallone colpì inavvertitamente Brocchi, che deviò la sfera in rete mandando fuori tempo Sterchele. Palla al centro e il Vicenza ebbe comunque la possibilità di vincerla, ma la punizione di Zauli finì fuori di un niente. Era stato un pareggio sfortunato e che negò al Lane la possibilità di scappare in avanti rispetto alle altre squadre impelagate nella lotta salvezza. La settimana successiva andammo in vacanza sul delta del Po per Pasqua con alcune famiglie di amici, il sabato pomeriggio io e papà ci rintanammo nel bungalow per guardarci 90° minuto. Completamente all’oscuro dei risultati, apprendemmo con gioia che il Vicenza aveva vinto 4-2, sfoderando una prestazione maiuscola. Sommese ci portò avanti, quindi andarono a segno Kallon e Toni. Nel finale gli emiliani riaprirono la sfida con Bia e Brioschi, ma Kallon con un gran tiro da fuori siglò il gol che chiuse la contesa.

 

(Non ho trovato il servizio sulla partita; ad ogni modo, ecco tutti e sei i gol. Da notare la prodezza di Brioschi nel secondo gol bolognese)

La classifica sembrava in procinto di delinearsi e gli astri sembravano sorridere al Vicenza, anche se comunque c’era ancora da lottare parecchio. (d’ora in avanti, da qui alla fine del pezzo, questa classifica la aggiornerò molto costantemente, giusto per farvi capire che gioco d’incastri si va a creare).

Udinese, Perugia 32

Lecce 29

Brescia, Vicenza 28

Napoli 27

Verona 24

Reggina 20

Bari 19

La settimana seguente però c’era la sfida contro la Lazio, in piena lotta per lo Scudetto. Fu una gara di sofferenza, in cui il Vicenza patì terribilmente i biancocelesti, in grande periodo di forma. Simeone segnò su una respinta del palo il gol del vantaggio, quindi Crespo approfittò nella ripresa di una dormita difensiva per segnare il raddoppio. A nulla valse la prima rete in serie A di Jeda, al 90′, su cross di Maggio: sconfitta 2-1. Pure con la beffa: all’ultimo minuto, punizione dai 25 metri per il Vicenza. Piazzata la barriera e con Dabo pronto a calciare, Tombolini fischiò anzitempo la fine della partita, senza concederci l’ultima chance di pareggiare. Il centrocampista francese, preso dalla rabbia, calciò il pallone con forza verso l’arbitro, con l’intento di colpire il direttore di gara, prendendolo di striscio. N venne fuori una squalifica e Dabo avrebbe saltato la sfida col Parma. I risultati non erano comunque dei peggiori, perché Napoli e Brescia avevano impattato nello scontro diretto, mentre la Reggina aveva demolito il Verona 3-0, tenendo gli scaligeri sul fondo.

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Jeda e Montero inseguono il pallone in Vicenza-Juventus (immagine di Grazia Neri per geyyimages.uk)

La sfida con il Parma si giocò di sabato pomeriggio: nelle settimane che precedevano la partita, era stata rinvenuta una bomba  inesplosa nel cimitero, un residuato bellico che era necessario smantellare. L’intervento degli artificieri era previsto per il giorno successivo alla partita, in si sarebbe dovuta evacuare la città. Quel pomeriggio primaverile è indiscutibilmente uno dei ricordi più amari calcisticamente di cui ho memoria. Il Parma, in rimonta per la Champions League, rimase in assoluta balia del Vicenza per buona parte della sfida, e solo un paio di interventi prodigiosi di Buffon salvarono i gialloblu dallo svantaggio. Fu un dominio, con i gialloblu rintanati in area. Quindi, a dieci minuti dalla fine, Di Vaio venne lanciato verso la porta di Sterchele e lo fulminò con un destro violento di contro balzo. Nel finale il Vicenza non ne aveva più: sconfitta di misura, la sensazione di non aver vinto una partita chiave, soprattutto con la consapevolezza che tre punti sarebbero stati ampiamente meritati.

(Le immagini di questa partita fanno sempre, inevitabilmente, male)

Il giorno dopo, a casa di mio zio a Fimon durante lo smantellamento della bomba, seguii Quelli che il Calcio: il Perugia vinse contro il derelitto Bari 4-3 e si conquistò la salvezza. Fortunatamente, solo Brescia e Reggina avevano vinto, peraltro i calabresi nello scontro diretto contro il Napoli; il Lecce aveva strappato un pari alla Juve. La domenica successiva sarebbe arrivata la Reggina, per una sfida che sapeva tanto da spareggio anticipato: gli ultras imbellettarono il Menti, invaso da una orda biancorossa. Andai allo stadio con Rodrigo assieme ai nostri padri, entrambi legati dai colori biancorossi. Lui ora ha largamente rinnegato la fede biancorossa che aveva da piccolo, preferendo il Milan, anche per un lungo disinnamoramento per il calcio che lo accompagnò fino ai diciotto; dovrei rinfacciargli questo cambio di fede calcistica. Ho rivisto solo ora nelle immagini lo striscione che venne esposto dalla tifoseria, recitava: “Come un mare in tempesta, travolgi”. Fu una partita stupenda, animata da uno stadio strapieno e due tifoserie incandescenti che non smisero di cantare per tutti i 90′. Dopo il primo tempo, terminato a reti inviolate, la Reggina passò subito in vantaggio nella ripresa, segnando con Marazzina, imbeccato da Zanchetta. Ma non potevamo perdere e infatti non perdemmo: Zanchi, ormai diventato titolare in pianta stabile, si prodigò in una straordinaria doppietta di testa, andando per ben due volte a colpire su corner per tramortire la Reggina. Fu un gran successo: i calabresi vennero spinti a cinque punti, con il Napoli ora distante tre lunghezze. Il Brescia aveva demolito il Lecce con una tripletta di Baggio, a segno anche direttamente da corner, e si era involato verso la salvezza; l’Udinese era in totale frenata, il Verona aveva battuto la Fiorentina in casa, superando nuovamente la Reggina. Con queste premesse e questa classifica, il Vicenza andò a giocare a Bari, sul campo del fanalino di coda, il giorno 13 maggio 2001. Un giorno maledetto da Dio.

Brescia 35

Udinese 33

Lecce, Vicenza 31

Napoli 28

Verona 27

Reggina 26

Bari 19

(Una grande partita del Vicenza, uno stadio strapieno, una grande vittoria)

In un soleggiato pomeriggio primaverile a casa di Gigg si era riunito un capannello di amici di suo padre e del mio, per vedere la sfida contro i galletti. Un successo avrebbe potuto lanciarci verso una salvezza tranquilla. Quel pomeriggio è tuttora impresso nella mia memoria: dopo un primo tempo dimenticabilissimo, il Vicenza trovò il vantaggio in avvio di ripresa con una rete di Zauli. Il Bari era praticamente già retrocesso: la settimana precedente era stato esonerato Fascetti, sostituito da Sciannimanico in panchina. Per la verità, i giocatori pugliesi sembravano particolarmente arrendevoli, finché non fu proprio il neo-allenatore ad avere l’intuizione per ravvivare la partita: buttare in campo Gionatha Spinesi, rientrato quella settimana da sei mesi d’infortunio, la furia e la voglia di spaccare tutto. Era l’origine di una nemesi, ma su questo ci torneremo più avanti. Spinesi si procurò un calcio di rigore e lo trasformò per il pareggio alla mezzora. Con un quarto d’ora da giocare, il Vicenza si ributtò in avanti e trovò di nuovo la rete con Zanchi, ancora lui. Giochi chiusi? Macché. Spinesi aveva altri piani e, proprio al 90′, deviò in porta una punizione, battendo Sterchele e siglando il 2-2 finale. Un amico del padre di Gigg, il farmacista Pernigotti, nello sconforto del momento con un gesto inconsulto si fece saltare via gli occhiali, che si schiantarono malamente sul muro, il tutto accompagnato da una sequela irripetibile di volgarità. Quel pareggio aveva fatto salire a tutti un brivido sulla schiena, un brivido lunghissimo.

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Sterchele e Kallon esultano dopo un gol (immagine di Grazia Neri per gettyimages.uk)

Brescia 36

Udinese 34

Lecce, Vicenza 32

Reggina 29

Napoli, Verona 28

Bari 20

Il calendario prevedeva un altro scontro diretto al Menti: questa volta giunse il Lecce. I giallorossi impostarono la sfida a non farsi male: il Vicenza attaccò, con ordine, ma la difesa era anche preoccupata da non venire trafitta dalla pericolosa coppia d’attacco giallorossa, Lucarelli-Vugrinec. Non c’ero, il Cai chiedeva ancora il dazio, anche se sarebbe stato l’ultimo anno. Ne uscì così un pari, per la verità più utile ai salentini che a noi, visto che gli permise di mantenere il vantaggio negli scontri diretti. Il Vicenza mantenne la posizione in classifica, ma adesso la forbice si era ridotta notevolmente: il Napoli aveva battuto in casa il Verona, la Reggina aveva mosso ancora la classifica.

Brescia 37

Udinese 34

Lecce, Vicenza 33

Napoli 31

Reggina 30

Verona 28

Bari 20

Il vero incubo accadde la settimana seguente, quando il Vicenza andò al Rigamonti di Brescia a giocare contro le rondinelle. Era passato poco più di un anno dalla partita decisiva per la promozione dell’anno prima: questa volta erano loro davanti. Quella domenica mattina, mentre Berlusconi vinceva le elezioni politiche, andai alla comunione di Brock a Bologna. Quando arrivai a casa alla sera, io e mio padre andammo a casa di Gigg. Entrammo al quarto d’ora, nel silenzio attonito di tutti i presenti in sala. Il Brescia era già andato in vantaggio con Hubner su rigore e Zauli si era fatto espellere per proteste. Il Lane, colpito a freddissimo, subì pesantemente il colpo: Bachini trovò il 2-0 e Ayroldi annullò (giustamente) il terzo gol di Baggio su punizione. A nulla valse il secondo tempo di cuore che il Vicenza mise in campo: le occasioni scarseggiarono e solo nel finale Comotto riuscì a trovare la via del gol, ma non bastò comunque per trovare il pari negli ultimi disperati assalti. Improvvisamente, tutto era girato storto: la Reggina aveva vinto in casa con il Bari, agganciandoci, il Verona aveva avuto la meglio sul Bologna per 5-4, Napoli e Udinese avevano impattato 0-0 mentre il Lecce era caduto in casa con il Parma.

Udinese 35

Lecce, Vicenza, Reggina 33

Napoli 32

Verona 31

Bari 20

Alla penultima giunse la Juventus: non ci fu mai partita. I bianconeri erano impegnati per lo Scudetto e semplicemente ci travolsero: rete di Del Piero e doppietta di Trezeguet. Eravamo stati costretti a schierare Jeda e Kallon, con Zauli e Toni squalificati. Ne era uscita una partita a senso unico, con la Juve quasi sempre padrona del campo e il Vicenza asfaltato per 3-0. Il tutto ovviamente attorniato dai risultati più sbagliati: il Verona vinse con una clamorosa (talmente clamorosa che valse un’inchiesta) rimonta nei minuti finali a Parma; il Napoli tenne vivo il campionato pareggiando all’ultimo minuto con la Roma 2-2; la Reggina e il Lecce ottennero pareggi importanti mentre l’Udinese guadagnò la salvezza vincendo a Bergamo. A questo punto, con 90′ da giocare, l’inferno si era schiuso davanti a noi.

Lecce, Reggina, Verona 34

Vicenza, Napoli 33

Bari 20

L’ultima giornata proponeva: Udinese-Vicenza, Verona-Perugia, Fiorentina-Napoli, Reggina-Milan, Lazio-Lecce. Il 17 giugno andammo al palazzetto di Altavilla io e mio padre: io munito di sciarpa e bandiera, lui di blocco notes (doveva raccontare le emozioni della partita viste da tifoso biancorosso per l’Unità e doveva prendere appunti). Il Lane mise in ghiaccio la partita istantaneamente: doppietta di Kallon e gol di Zauli nei primi 20′, mentre le altre sfide restarono tutte sullo 0-0 tranne Verona-Perugia, in cui Seric aveva portato in vantaggio i cugini. A fine primo tempo, con l’Udinese andata a segno due volte con Sosa, Crespo portò la Lazio in vantaggio a Lecce. In quel momento, la classifica diceva che Vicenza e Verona erano salve. Ormai la partita del Vicenza aveva quasi perso d’importanza: si stava incollati allo schermo, aspettando qualche notizia dalla radio o dal commentatore della partita; ormai nemmeno i giocatori stavano giocando. La ripresa fu un susseguirsi di notizie: dopo 3′ il Lecce aveva già pareggiato con Vasari, mentre Amoruso aveva segnato per il Napoli, che in quel momento ci costringeva ad uno spareggio contro i partenopei. A sparigliare ancora di più le carte fu il Perugia che segnò con Tedesco: il Verona adesso era in B, Napoli e Vicenza salve. I minuti scorsero inesorabili, poi, fra il 24′ e il 36′, in appena 720 secondi, tutto impazzì. Il Milan passò in vantaggio contro la Reggina con Kaladze; con i calabresi che sembravano all’inferno, il Verona tornò in vantaggio contro il Perugia: tornava a farsi concreta l’ipotesi dello spareggio. Bastarono due minuti per proiettarci all’Inferno: Vasari segnò di nuovo, Lecce avanti e ora salvo assieme al Verona, Vicenza e Napoli retrocesse assieme alla Reggina. Mentre ancora cercavo di capire cosa stesse succedendo, la Reggina si prodigò in una rimonta fulminea a scapitò del Milan con i gol di Morabito e Tino Costa. Il Vicenza era passato in 12′ dalla possibilità di spareggio al terzultimo posto. Rimanemmo lì, ammutoliti, ad assistere agli ultimi minuti della partita. Ad oggi, gli ultimi minuti del Vicenza in serie A. Dei minuti amari, tristi, pieni di sofferenza. Mi strinsi a mio padre, mentre le partite finivano e il Vicenza veniva condannato alla serie B. Le lacrime rigavano i nostri volti, mentre tutto il resto dei tifosi al palasport lasciavano il palazzo, sconsolati.

Classifica finale:

Udinese 38

Lecce, Verona, Reggina 37

Napoli, Vicenza 36

Bari 20

Verona e Reggina spareggiano per non retrocedere (vincerà il Verona con un clamoroso gol di Cossato a qualche minuto dalla fine); Napoli, Vicenza e Bari in serie B.

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La cosa che mi fa ancora più male di quella stagione è sicuramente il fatto di non essere riusciti a salvarci nonostante questi due in attacco. (immagine della gazzetta)

Nella mia ingenuità di bambino, volsi lo sguardo a mio padre e, memore di tutti quegli insegnamenti che ti vengono dati nell’infanzia, nel tentativo malriuscito di consolarci e di rendere la cosa meno pesante, gli chiesi: “Papà, ma è solo un gioco. Vero?” Lui mi guardò, un po’ ridendo, un po’ disperato: “Credo di sì”. Qualche giorno dopo, quella mia domanda, fu il titolo del suo articolo uscito sull’Unità (ho le prove da qualche parte a casa, non sono riuscito a reperirle). Credo sia stato il suo personale regalo per avermi legato indissolubilmente a lui nel retaggio biancorosso; a vederla da un altro punto di vista, è stato anche il suo modo di chiedermi scusa, per avermi trascinato in tutto questo. Quella giornata era stata lo svezzamento al tifo biancorosso: sarebbero arrivate altre prove, ma lo intesi come un monito da parte della vita. Da quel giorno bisognava avere le spalle larghe, perché tutto si sarebbe fatto più difficile. La squadra sarebbe stata smontata e sarebbe stato necessario ricostruire il gruppo per la salvezza. Non sarebbe stato facile.

Questo capitolo è dedicato ad entrambi i miei genitori: a mia madre per avermi reso salva la vita in quella mattina estiva in Puglia; a mio padre, reo di avermi trascinato con sé nella dannazione sportiva. E lo ringrazio davvero infinitamente per questo.

In settimana, siccome quando la vita può rincarare la dose ti prende a calci nei coglioni, il Vicenza ha perso 2-1 in casa con il Trapani. Attualmente è in piena zona retrocessione; Marino è stato licenziato, sostituito con Lerda. La vita resta ostica, sabato arriva il Cagliari secondo. Sembra il preludio all’agonia. Aiuto. Ma sempre testa alta. Sempre forza Vicenza.

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