Nottingham Forest 1975-1980

Ieri sera è ripresa la Champions League. Mentre ero ad una cena, ho visto un pezzo di Paris Saint Germain-Chelsea. Bleah. Bisogna raccontare una storia sulla Coppa dei Campioni, e meglio farlo subito piuttosto che tardi.

Da qualche tempo, ho inserito un’immagine a fare da testata al blog: non so quanti sappiano che foto sia quella (molto male se non lo sapete), in ogni caso è un’immagine del Nottingham Forest campione d’Europa. La squadra della città di Robin Hood ha vinto per ben due volte la Coppa dei Campioni, nel 1979 e nel 1980. Questo consente ai rossi di detenere due record: il primo, negativo, è che il Nottingham è stata la prima e unica squadra che ha vinto la massima competizione europea a retrocedere fino alla terza serie del proprio campionato; il secondo, positivo, è che il Forest è l’unica squadra ad aver vinto più Coppe dei Campioni che campionati. Questa è la storia di que350px-nottingham_forest-svglla squadra.

Il Nottingham Forest venne fondato nel 1865, poco dopo il Notts County (1862) l’altra squadra cittadina e la più antica al mondo. Curioso come nel 1890, il Nottingham giocò per la prima volta nel nuovo stadio, il Town Ground, poi City Ground, in quello che viene ricordato come il primo match di sempre in cui vennero installate delle reti sulle porte. Nel 1898 giunse il primo successo, con la vittoria in FA Cup in finale contro il Derby County per 3-1. Il Forest spese poi buona parte della prima metà del ‘900 in Second Division, con qualche comparsata in Third, prima di approdare nel 1957 in First Division (l’attuale Premier League) e rivincere la FA Cup nel 1959, battendo 2-1 il Luton Town a Wembley. Nel 1967, il Nottingham arrivò fino alla semifinale della coppa nazionale, perdendo 2-1 contro il Tottenham a Londra, e giunse contemporaneamente secondo in campionato, alle spalle del Manchester United di Bobby Charlton e George Best. Nel 1972, il Forest retrocesse nuovamente in Second Division, dopo quindici anni in massima serie. Sembrava il ritorno all’oblio per i Rossi (nel pezzo li chiamerò i Rossi, anche se sarebbe più corretto definirli Reds, per evitare confusione con il Liverpool, presente in larga parte di questa storia), considerata generalmente una squadra di seconda fascia inglese. Non era così, anzi: il meglio doveva ancora venire.

Il primo personaggio fondamentale per l’ascesa del Forest si chiama Brian Clough. Clough, che era stato un attaccante mortifero nei suoi anni da calciatore, prima che un infortunio gli impedisse di continuare a giocare (251 gol in 274 partite, sticazzi), aveva intrapreso la carriera da allenatore ormai da più di dieci anni: dopo gli inizi all’Hartlepool era passato

Soccer - League Division Two - Chelsea v Sunderland - Stamford Bridge
Brian Clough, Sunderland (foto presa da trappoladelfuorigioco.com)

al Derby County, che aveva portato a vincere la Second Division nel 1969 e successivamente al titolo di campione d’Inghilterra nel 1972. L’anno dopo, il Derby era giunto fino alle semifinali di Coppa dei Campioni, uscendone sconfitto contro la Juventus. All’inizio della stagione 1973-74 venne esonerato dal Derby e, dopo una stagione al Brighton Hove and Albion, si ritrovò al Leeds United, la squadra che aveva spesso tarpato le ali al suo Derby negli anni coi Rams. La sua esperienza durò 44 giorni e gli fruttò una buonuscita di 98’000 sterline, una cifra record per l’epoca. Sull’odio che Clough provava per quel Leeds è uscito anche un bellissimo libro da cui è stato tratto anche un film, si chiama “Il maledetto United”. Ve li consiglio entrambi, ne valgono la pena.

(Clough detestava il Leeds e il suo manager dell’epoca, Don Revie, in particolare. Ho amato molto il libro, leggermente meno il film, che comunque non è male, soprattutto nella rappresentazione del rapporto tra Clough e il suo vice Taylor)

Clough arrivò sulla panchina del Nottingham Forest il 6 gennaio 1975. In rosa, il nuovo allenatore poteva già contare su diversi giocatori che avrebbero costituito il nucleo della squadra che avrebbe poi dominato l’Europa. In porta, John Middleton, giovanissimo, 18 anni compiuti dieci giorni prima che Clough sedesse in panchina. In difesa, Viv Anderson, pure lui diciottenne, uno dei primi giocatori a soffrire di insulti razzisti durante le partite, fu il primo afroamericano a vestire la maglia dell’Inghilterra; un difensore roccioso, capace pure di segnare gol pesanti. I pezzi grossi della squadra erano comunque dalla cintola in su. Anzitutto, Martin O’Neill: ala destra che aveva iniziato con il calcio gaelico, piede fino e visione di gioco; era al Forest dal 1971, acquistato dalla formazione nordirlandese del Distillery. Assieme a lui, Ian Bowyer: un inizio di carriera sfavillante al Manchester City, dove faceva da comprimario in una squadra che aveva conquistato Fa Cup, Coppa di Lega e Coppa delle Coppe, quindi l’arrivo al Nottingham dopo un passaggio al Leyton Orient.

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John Robertson (foto da dailymail.co.uk)

In avanti, era già presente l’attaccante Tony Woodcock, di cui Clough inizialmente cercò di disfarsi, ma, soprattutto, l’ala sinistra, l’eccelso John Robertson, scozzese di Uddingson, che all’arrivo di Clough era sulla lista di trasferimenti. Nella biografia di Clough (di cui Wiki fornisce un estratto), Robertson viene descritto così: “…assolutamente inattraente. Brutto, non curato, una completa perdita di tempo. Eppure qualcosa mi convinse a credere in lui. Perché se gli davate un pallone e una striscia di terra e diventava un artista, il Picasso del nostro gioco. Divenne uno dei giocatori più forti mai visti in Gran Bretagna e nel mondo, forte quanto i brasiliani o i dotati italiani.” Robertson scalò velocemente le gerarchie di Clough, andandosi presto a conquistare una maglia da titolare. Clough portò con sé i suoi due scherani, i due giocatori che l’avevano seguito sia a Derby che a Leeds, entrambi scozzesi: la seconda punta John O’Hare e il centrocampista John McGovern, giocatori che avevano fatto le fortune del manager quando allenava i Rams. McGovern, da vero alfiere di Clough, si prese subito la fascia di capitano della squadra.

La sua prima metà stagione non fu comunque sfavillante: chiuse al sedicesimo posto in Second Division, abbastanza per salvarsi, e uscì al quinto turno di FA Cup contro il Fulham, perdendo però soltanto al terzo replay della sfida (quando le partite si rigiocavano in caso di pareggio il calcio era uno sport bellissimo). Bisogna comunque dire che aveva raccolto la squadra da posizioni di classifica decisamente basse e la salvezza era l’obiettivo prefissato.

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A sinistra, Brian Clough, a destra Peter Taylor. Notare come il più burbero dei due sembri Taylor e non Clough. (foto da dailymail.co.uk)

La stagione 1975-1976 diede al Forest una novità in difesa: il difensore-jolly Frank Clark, che giungeva alla corte di Clough a 32 anni dopo averne spesi 13 con la maglia del Newcastle. Assolutamente poco avvezzo al gol, tanto che in 389 partite con la maglia dei Magpies in campionato non aveva mai trovato la via della rete, venne impiegato soprattutto come terzino sinistro. Ancora, comunque, il Forest non fece una stagione particolarmente esaltante: in coppa di Lega, il City pose fine alle ambizioni dei rossi al terzo turno; stessa sorte in FA Cup, stavolta per mano del meno blasonato Peterborough United. Il campionato venne chiuso all’ottavo posto, a sette lunghezze di distanza dal terzo e ultimo valido per la promozione.

Nel luglio del 1976, arrivò il vero ago della bilancia per l’accesso in First Division: come allenatore in seconda, Clough convinse a raggiungerlo Peter Taylor, suo vice negli anni a Derby. Taylor era il buono dei due, il razionale, il tranquillo, che si opponeva all’esuberanza, alla verve e al dispotismo, del manager in pectore; soprattutto, Taylor aveva una buona influenza su Clough, riuscendo a limitarne gli scatti d’ira e i problemi con il bere che lo caratterizzavano. Per puntellare la squadra in difesa giunsero gli esperti Larry Lloyd, che aveva giocato a lungo nel massimo campionato con le maglie di Liverpool e Coventry, e Colin Barrett, direttamente dal Manchester City. Inoltre, in attacco venne acquistato l’attaccante Peter Withe, reduce da una discreta stagione in First Division, 9 reti in 24 partite con la maglia del Birmingham City e la squadra era completa. Non fu comunque una marcia trionfale: la corsa alla promozione venne segnata da un duello a cinque per i tre posti in massima divisione, con Wolverhampton Wanderers, Chelsea, Bolton Wanderers e Blackpool. A gennaio, il Forest era quinto con cinque punti in meno della capolista Chelsea e la lotta per la promozione il Nottingham la vinse solo all’ultimo, accedendo alla First Division come terza, davanti a Blackpool e Bolton, alle spalle dei Wolves vincitori del campionato e del Chelsea, secondo.

La promozione, portò Clough a fare notevoli investimenti per rendere la squadra competitiva in First Division: tra i pali, venne ingaggiato Peter Shilton dallo Stoke City per 250’000 sterline. A centrocampo, il manager convinse a raggiungerlo un altro dei suoi veterani al Derby County, il mediano Archie Gemmill, che giunse al Forest in cambio del portiere John Middleton, diventato un surplus. Dal Birmingham arrivò l’attaccante Kenny Burns, riconvertito a difensore centrale dalla coppia di manager (aveva già giocato difensore agli inizi di carriera col Birmingham) e i quadri furono completi. Il Forest scendeva in campo così: Shilton tra i pali, difesa composta da Lloyd e Burns centrali, Anderson e Barrett laterali; centrocampo, a sinistra l’immarcabile Roberts, a destra O’Neill, al centro il capitano McGovern e Gemmill; in attacco Withe e Woodcock. Una riserva per ogni reparto: Frank Clark in difesa, Ian Bowyer a centrocampo, John O’Hare in attacco.

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Sguardo verso il campo, fronte corrucciata, mani pronte: Peter Shilton in tutto il suo splendore (foto dal sito della BBC)

L’avvio di stagione fu scoppiettante: ad agosto, il Forest batté nel giro di una settimana Everton, Bristol City e Derby County. Punteggio pieno dopo tre giornate, già una favorita per il titolo (l’Everton) battuta. Gli scettici non credevano ad un successo del Nottingham in campionato e la cosa sembrò puntualmente confermata quando, la settimana dopo, la squadra di Clough cadde ad Highbury per 3-0. La sconfitta invece galvanizzò i rossi, che vinsero altre tre partite di fila contro Wolverhampton, Aston Villa e Leicester. Il Forest era una squadra che divertiva: le scorribande di Robertson sulla sinistra, le lotte in area di Woodcock e Withe, l’estro di O’Neill a centrocampo, l’impenetrabilità di Shilton, il muro eretto da Burns in difesa. Ma soprattutto, il Nottingham continuava a vincere: dopo un pareggio in casa contro il Norwich, giunse un successo per 4-0 a scapito dell’Ipswich Town, con una quaterna realizzata da Withe. Seguì un pareggio a reti bianche contro il West Ham. La settimana dopo, il Nottingham ospitò al City Ground il Manchester City, in un altro incontro importante per le ambizioni del Forest: al gol di Kidd in avvio, rispose Woodcock al 34′. Quindi, a 4′ dal termine, su un cross da sinistra del solito Robertson, White rubò il pallone al suo compagno di reparto, si girò e tirò; una deviazione mise fuori causa il portiere del City. Il Nottingham aveva vinto anche contro i citizens.

(è per me doveroso, e un giorno lo farò, pensare di spendere due parole sul Manchester City (badate bene, marrani, non sul City di oggi). Mi riprometto di farlo)

A questo successo fecero seguito altre due vittorie: 2-0 al Queens Park Rangers e 4-0 al Middlesbrough. Contemporaneamente, il City travolse per 3-1 il Liverpool al Maine Road: la classifica Forest aveva quattro punti di vantaggio sui Reds, la formazione più accreditata per il titolo. Dopo nove risultati utili consecutivi però, il Nottingham cadde il 5 novembre: sconfitta di misura contro il Chelsea, decisiva la rete in avvio di ripresa segnata da Trevor Aylott. La settimana seguente, il Forest si riprese battendo in casa 2-1 il Manchester United: al vantaggio ospite siglato da Stuart Pearson, risposero Burns (al primo gol in maglia rossa) e Gemmill. La settimana dopo però, per Clough arrivò un giorno importante: la sfida a Elland Road, il campo del Leeds. È una partita tesa, sofferta, che il Leeds vinse con un gol segnato da Hankin a 10′ dalla fine del primo tempo. A questo punto, dopo sedici partite, al 19 novembre, la classifica era la seguente:

Nottingham Forest 24

Everton, Coventry City 22

West Bromwich Albion 21

Arsenal 20

Liverpool 19

Manchester Cty, Aston Villa, Norwich City 18

Leeds United 17

Ipswich Town, Middlesbrough 16

Wolverhampton Wanderers, Birmingham City 15

Manchester United, Chelsea 14

Derby County 13

Queens Park Rangers 12

Bristol City 11

West Ham 10

Leicester 9

Newcastle 6

Ma quanto sarebbe durato questo Forest? Ancora poco, mormoravano gli esperti. Adesso erano arrivate due sconfitte in rapida successione, la squadra si sarebbe fermata. Col cazzo, invece: il Nottingham non perse nemmeno una partita fino alla fine del campionato. Dopo un pareggio d’alta classifica contro il West Bromwich, giunsero altri tre successi di fila, compreso un sonoro 4-0 ad Old Trafford. Nel Boxing Day, il giorno di Santo Stefano, il Forest pareggiò 1-1 contro il Liverpool: al gol di Archie Gemmill rispose Steve Heighway per i Reds. Seguirono due vittorie in trasferta, a Newcastle e a Bristol. Al 31 dicembre 1977, il Forest aveva cinque punti di vantaggio sulla prima inseguitrice, l’Everton, e sei sulla seconda, il Liverpool. Il 1977 era iniziato con la squadra della città di Robin Hood al quinto posto in Second Division, a cinque punti dalla capolista Chelsea. Adesso guardava tutta la Nazione calcistica dall’alto in basso. Nel frattempo, il Forest aveva pure messo a segno un altro colpo di mercato in difesa, acquistando l’esperto David Needham, a lungo bandiera dei rivali cittadini, il Notts County. Il 1978 iniziò con un pareggio interno nello scontro diretto contro l’Everton: vantaggio con un rigore di Robertson nel primo tempo, pareggio sempre su penalty a 5′ dal termine firmato da Ross. Il 7 gennaio iniziò pure la FA Cup, che il Forest inaugurò massacrando 4-1 lo Swindon Town. Dopo un pareggio a reti inviolate sul campo del Derby County, un successo per 3-0 sul campo del Bury, la terza squadra di Manchester, lanciò i ragazzi di Clough alle semifinali di Coppa di Lega, dove li attendeva il Leeds. L’andata si giocò l’otto febbraio ad Elland Road: non ci fu partita, Withe fece doppietta nei primi 20′; quindi, dopo il gol di Eddie Gray per i padroni di casa, il successo venne suggellato dalla rete di O’Hare ad un quarto d’ora dal termine. Al ritorno, la sfida iniziò con qualche patema: il Leeds passò subito in vantaggio con Frank Gray e raddoppiò poco dopo con Graham, nel mezzo il momentaneo pareggio di Withe. Il Leeds andò vicino al 3-1, quindi nella ripresa, il Forest si scatenò: Bowyer, O’Neill, Woodcock. Finale 4-2, totale 7-3. Nottingham in finale.

(Come suggerisce l’abile commentatore inglese, notare come tutte le azioni da gol del Forest nascano da sinistra, non a caso la fascia di John Robertson)

Il 2 marzo seguente, la squadra di Clough ebbe la meglio al secondo replay contro il QPR e guadagnò l’accesso al sesto turno di FA Cup. Due giorni dopo, il Forest vinse 2-0 contro il West Ham in campionato, con due gol negli ultimi 10′ firmati da Needham e Robertson. A due mesi dalla fine delle competizioni la situazione era la seguente: in campionato, il Nottingham guidava con sei punti di vantaggio su Everton e Manchester City, sette sull’Arsenal, nove su Liverpool e Leeds United; al sesto turno di FA Cup avrebbe affrontato il West Bromwich Albion; in League Cup si sarebbe trovato in finale contro il Liverpool. La corsa in FA Cup, però, terminò l’undici marzo, quando a Birmingham il Forest si arrese al WBA, reti di Martin e Regis. Neanche il tempo di rilassarsi e la settimana successiva, a Wembley, si giocò la finale di League Cup: contro il Liverpool fu un incontro tirato, in cui le due squadre si difesero molto. Ne uscì un pareggio 0-0, che rimase immutato ai supplementari. Si rese necessario il replay, quattro giorni dopo, stavolta all’Old Trafford: la gara fu una fotocopia del match giocato quattro giorni prima, ma questa volta arrivò una rete: al 7′ del secondo tempo, Thompson atterrò O’Hare al limite dell’area (la prova TV dirà che il fallo era fuori area), e l’arbitro Partridge assegnò il rigore. Dagli undici metri, Robertson trasformò, dando la coppa al Nottingham Forest, il primo trofeo dalla FA Cup del 1959. Tre giorni dopo, giunse un successo in campionato sul Newcastle. Ormai per il titolo era solo questione di matematica e vedere quando il vantaggio sarebbe stato sufficiente per essere proclamati campioni. Questo avvenne il 22 aprile 1978, quando uno 0-0 ad Highfield Road, lo stadio del Coventry, consegnò il titolo al Nottingham Forest.

(Martin O’Neill e Peter Withe (da pronunciarsi “Uit”) ci accompagnano in alcuni highlights di quella stagione. Complimenti a Bob Wilson, all’epoca portiere dell’Arsenal, per l’ottima previsione (guardate al minuto 12′ circa))

La vittoria in campionato diede al Nottingham Forest l’accesso alla Coppa dei Campioni 1978-79. La stagione si aprì con un altro trofeo in bacheca: il Charity Shield, conquistato infierendo un pesante 5-0 al malcapitato Ipswich Town in agosto. Il campionato, per la verità, prese subito una piega difficile da recuperare: il Liverpool non concedette niente, andò subito avanti in classifica e iniziò a macinare punti lasciando indietro tutte le altre squadre. Il Nottingham mantenne l’imbattibilità fino allo scontro diretto coi Reds, quando il 9 dicembre 1978 cadde ad Anfield Road, scivolando ad otto lunghezze di distanza in campionato. Nel frattempo però, il Forest aveva però impartito al Liverpool una dura lezione ad inizio stagione: nel primo turno di Coppa dei Campioni, al City Ground, i Reds, detentori del trofeo, erano caduti per 2-0 sotto i colpi di Colin Barrett e Garry Birtles, la nuova punta della squadra. Birtles, ragazzo delle giovanili, aveva preso il posto di Peter Withe, andato al Newcastle in Second Division.

(La torre di Woodcock per Barrett nell’azione del 2-0 mi ha ricordato una mia tattica molto usata su Pro Evolution Soccer 3)

Il ritorno ad Anfield Road fu uno 0-0: abbastanza per passare il turno. Il secondo turno fu una formalità per i ragazzi di Clough: contro l’AEK Atene, il Nottingham vinse 2-1 in Grecia con i gol di Birtles e McGovern, quindi dominò i gialloneri al City Ground vincendo 5-1. All’epoca, alla Coppa dei campioni partecipava solo la squadra che aveva vinto il campionato, più la detentrice dell’anno prima nel caso non avesse conquistato il titolo, quindi era una competizione molto più accessibile per le squadre di nazioni “minori”. Ai quarti di finale, che si sarebbero disputati in marzo, il Forest avrebbe affrontato il Grassopphers, formazione svizzera che aveva clamorosamente eliminato il Real Madrid: dopo aver perso 3-1 al Bernabeu, gli elvetici avevano avuto la meglio per 2-0 in casa con una doppietta di Sulser. Non solo Coppa dei Campioni comunque: il Forest continuò a mietere successi anche in League Cup, eliminando Oldham, Oxford, Everton e Brighton Hove & Albion, volando in semifinale contro il Watford. Nel match d’andata, il Nottingham mise in ghiaccio il passaggio in finale, vincendo 3-1 con una doppietta di Birtles e una rete di Robertson; la conferma arrivò due settimane dopo, con il pareggio ottenuto sul campo del Watford per 0-0.

Marzo sarebbe stato di nuovo un mese decisivo e Clough decise di puntellare ancora la squadra, acquistando un altro attaccante: Trevor Francis, pagato al Birmingham City un milione di sterline, il primo acquisto da tale cifra nella storia del calcio inglese.

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Trevor Francis, basette molto inglesi il giorno della firma con il Forest, foto footballgeeza.com

Si sarebbe poi dimostrato un acquisto fondamentale. Il 7 marzo si giocò in Inghilterra l’andata dei quarti di finale: l’inizio fu una doccia fredda, con Sulser che andò in rete dopo appena 11′, portando il Grassopphers subito in vantaggio. Il Forest reagì, ma la difesa svizzera si chiuse bene. Finalmente, alla mezzora, il Nottingham sfondò: controllo sulla trequarti di Woodcock, pallone profondo per Birtles che appena entrato in area fulminò il portiere avversario per il pareggio. In avvio di ripresa, un fallo di mano di un difensore elvetico venne giudicato da rigore: dagli undici metri, lo specialista Robertson siglò il raddoppio. Ma 2-1 era troppo poco: una sconfitta di misura al ritorno avrebbe condannato all’eliminazione. Il Nottingham attaccò ancora senza soste, ma rischiò pure di incassare il 2-2: prodigioso un intervento di Shilton, a negare la doppietta di Sulser. Nel finale però, il Forest suggellò la sfida: a 3′ dal termine, una bordata da centro area di Gemmill; due giri di lancette più tardi, il 4-1 di O’Neill. La semifinale era quasi in ghiaccio e venne ottenuta nel ritorno in Svizzera, in cui il Forest chiuse 1-1: al vantaggio del Grassopphers segnato dal solito Sulser, pareggiò qualche minuto dopo O’Neill. Era semifinale.

(il concetto di praticabilità del campo era molto labile al tempo)

Nel frattempo, il Nottingham aveva vinto la seconda Coppa di Lega consecutiva: a Wembley, contro il Southampton, davanti a più di 95’000 spettatori, il Forest aveva portato a casa un successo per 3-2, in un match spettacolare e divertente. I Saints erano passati presto in vantaggio con una rete di Peach al quarto d’ora ed erano riusciti a mantenere il vantaggio fino all’intervallo. Birtles mise a segno il pareggio in avvio di ripresa, quindi il finale fu scoppiettante: ancora Birtles mise a segno la personale doppietta al minuto 79, quindi 4′ più tardi Woodcock siglò il 3-1 in contropiede. Nick Holmes mise a segno i 3-2 nell’assedio finale dei Saints, ma a nulla valsero gli ultimi minuti concitati nella metà campo del Nottingham. Era arrivato un altro successo per Clough e compagni. Ma adesso, tutta la concentrazione era rivolta alla Coppa dei Campioni e alla semifinale contro il Colonia.

L’andata si giocò in data 11 aprile al City Ground e l’inizio fu shock: al 6′, Van Gool portò in vantaggio i tedeschi, che raddoppiarono al 20′ con Dieter Müller in contropiede. Una zuccata di Birtles al 28′ rimise in corsa il Forest. I Rossi si diedero all’assedio, esponendosi però ai contropiedi tedeschi: Shilton compì interventi decisivi per scongiurare il 3-1. In avvio di ripresa però, su un cross di Robertson il pallone si fermò al centro dell’area e divenne facile preda di Bowyer, che scaricò in rete il pallone del 2-2. Una decina di minuti più tardi, il City Ground esplose ancora, quando Robertson si gettò in tuffo di testa su un cross di O’Neill per il 3-2. Le due squadre continuarono a darsi battaglia fino alla fine: la difesa del Forest resse fino al 40′, quando subì il pareggio addirittura in contropiede; un gran gol di Okundera, appena entrato. 3-3 e lo spettro dell’eliminazione ad un passo: ai tedeschi bastava tenere il pareggio iniziale.

(commento in italiano, pronuncia dei giocatori inglesi direi almeno “rivedibile”)

Al ritorno, il Colonia si chiuse in difesa. Il Forest attaccò senza soste e alla fine, in avvio di ripresa, trovò il gol del vantaggio con una deviazione di Bowyer su calcio d’angolo. A nulla valse il forcing offensivo dei tedeschi. Il Nottingham vinse e guadagnò l’accesso alla finale, da giocarsi a Monaco di Baviera il 30 maggio 1979, contro gli svedesi del Malmö. Quel giorno, Clough schierò la formazione titolare: Shilton tra i pali, difesa da destra a sinistra formata da Anderson, Lloyd, Burns e Clark; a centrocampo Francis, McGovern, Bowyer e Robertson; in attacco Woodcock e Birtles. La sfida si dimostrò avara di emozioni: il Forest provò a colpire con azioni veloci in contropiede, senza però riuscire a battere il portiere svedese Möller. Dall’altra parte, Shilton non venne mai seriamente impegnato. Al 45′, quando tutto lasciava presagire un ritorno negli spogliatoi a reti ancora inviolate, accadde: John Robertson si prodigò nell’ennesima fuga sulla sinistra della sua stagione; giunto sul lato corto dell’area crossò, mettendo il pallone sul secondo palo, dove apparì come un miraggio Trevor Francis, Mister Milione, che con un’incornata sotto la traversa siglò il gol del vantaggio. La ripresa trascorse senza particolari emozioni: era fatta, il Nottingham Forest era campione d’Europa.

(Robertson per Francis andrebbe insegnato nelle scuole calcio di tutto il Mondo)

La stagione si concluse con Birtles autore di 26 gol tra tutte le competizioni, cui bisognava aggiungere i 16 messi a segno da Robertson e i 15 a testa siglati da Woodcock e O’Neill. Era stata una grande stagione: tre titoli (Charity Shield, Coppa di Lega e Coppa dei Campioni) e comunque era giunto il secondo posto in campionato, anche se a otto punti di distanza dal Liverpool. Il Nottingham si guadagnò così il diritto di rigiocare la Coppa dei Campioni l’anno seguente, ben consapevole di una cosa: che vincere era nulla in confronto a ripetersi. La partita di Monaco fu l’ultima della carriera di Frank Clark, che si ritirò quell’estate. Se ne andò anche il portiere di riserva Chris Woods, che vestì poi la maglia del QPR; venne sostituito da Jimmy Montgomery, giunto da Birmingham. A centrocampo, proprio in favore del Birmingham, il Forest perse Archie Gemmill. In compenso, giunse dal Leeds l’esterno Frank Gray, che avrebbe fatto il terzino in sostituzione di Clark.

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Ian Bowyer, grinta da vendere; uno che difficilmente vorresti avere contro su un campo da calcio (foto: sporting-heroes.net)

Il Campionato 1979-80 iniziò il 18 agosto e il Forest iniziò a spron battutto con quattro vittorie consecutive: al primo di settembre, la squadra di Clough guidava il campionato in solitaria con due punti di vantaggio sul Norwich. Dopo un pareggio con il Leeds, fu proprio il Norwich ad interrompere l’imbattibilità del Forest, con un sonoro 3-1. Ma il Nottingham era già concentrato sulla Coppa dei Campioni, che prese il via quattro giorni più tardi. Da una svedese a un’altra svedese: il Nottingham, dopo aver vinto contro il Malmö la finale, si ritrovò l’Öster come avversaria al primo turno. Nel match d’andata al City Ground, gli ospiti si difesero bene, ma dovettero soccombere nella ripresa, puniti da una doppietta di Ian Bowyer. In attesa della gara di ritorno, il Nottingham vinse la sfida al terzo turno di Coppa di Lega vincendo 3-1 sul terreno del Middlesbrough; quindi, il 29 settembre, batté in casa il Liverpool, ritrovandosi in vetta appaiato a Manchester United e Crystal Palace. Il 3 ottobre, il Forest scese in campo a Växjö, in Svezia, per la gara di ritorno, che si dimostro più complicata del previsto: dopo un primo tempo equilibrato, i padroni di casa andarono in vantaggio con Nordgren al 7′ del secondo tempo e cinsero d’assedio la porta di Shilton. A sigillare il passaggio del turno fu Tony Woodcock, che a 10′ dal termine siglò il pareggio che valse il passaggio agli ottavi.

Clough e compagni macinarono gioco ancora in tutte le competizioni: il 20 ottobre, un rotondo 5-2 sul Bolton permetteva al Forest di restare in vetta alla classifica con il Manchester United, con tre punti di vantaggio sulle terze, Crystal Palace e Wolverhampton Wanderers. Il 24 ottobre ci fu l’andata degli ottavi di finale contro i rumeni dell’Arges Pitesti: due gol nel primo quarto d’ora, segnati da Woodcock e Birtles, bastarono per incamerare il successo. Sei giorni più tardi, il Bristol City costrinse McGovern e compagni al replay in Coppa di Lega.

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Bomber Garry Birtles, foto: sporting-heroes.net

Sembrava tutto procedesse per il meglio, ma dopo la sfida di ritorno in Romania (in cui il Forest vinse 2-1 segnando entrambe le reti nei primi 20′) in campionato qualcosa s’inceppò: tra il 10 e il 24 novembre, il Nottingham incassò tre sconfitte di fila, di cui due molto pesanti da Southampton e Derby County, entrambe per 4-1. Il Forest scivolò al quinto posto e iniziò a perdere terreno: dopo un pareggio contro l’Arsenal, sia Crystal Palace che Manchester United ebbero la meglio su Clough e compagni. Al 22 dicembre, il Nottingham era fuori dalla lotta per il titolo, distante 10 punti dalla vetta.

Il Forest aveva comunque soddisfazioni dalla Coppa di Lega, dove, dopo aver estromesso il Bristol nel replay, aveva eliminato anche il West Ham, approdando in semifinale per il terzo anno di fila. Avversario il Liverpool, tanto per cambiare: ne uscì l’ennesima battaglia tra le due squadre in maglia rossa, che alla fine il Forest conquistò grazie ad un calcio di rigore segnato al minuto 89 da Robertson. La vendetta dei Reds giunse quattro giorni dopo, quando il Liverpool espugnò il City Ground per 2-0 eliminando il Nottingham dalla FA Cup. Ma non c’era tempo per rifiatare: in settimana arrivò in Inghilterra il Barcellona, per la partita d’andata della finale di Supercoppa Europea. Il match venne deciso in favore del Forest da una rete della riserva Charlie George dopo appena 9′. Nel ritorno, disputatosi cinque giorni dopo al Camp Nou, i catalani rimisero tutto in equilibrio con un calcio di rigore trasformato da Dinamite, ma un colpo di testa di Burns mise il Forest avanti nel doppio confronto.Nella ripresa, la difesa del Forest ebbe la meglio sugli attaccanti del Barcellona e il Nottingham poté così inserire un nuovo trofeo in bacheca: la Supercoppa Europea.

(Dinamite comunque è un cognome incredibile. Notare come il commentatore si riferisca alla torre di Lloyd per Burns in occasione del gol come una giocata usuale del Nottingham)

Sei giorni dopo, il Forest uscì con un pareggio per 1-1 da Anfield Road, sufficiente per andare in finale di Coppa di Lega. Intanto, in campionato le sorti della squadra erano migliorate: il 23 febbraio, battendo il Manchester City in casa per 4-0, il Forest tornò al sesto posto in classifica. Entro la fine della stagione, Clough e soci avrebbero recuperato un’altra posizione. Il 5 marzo arrivarono a Nottingham i campioni della Germania Est: la Dynamo Berlino. Inaspettatamente, le cose si misero decisamente male quando, al 18′ del secondo tempo, Riedinger bucò la porta di Shilton per il vantaggio ospite. Il Forest non fu in grado di rimettere in piedi la partita e, per la prima volta in un anno e mezzo, uscì sconfitto sul terreno di casa in Coppa dei Campioni. Il 15 marzo, la finale di Coppa di Lega venne decisa in favore dei Wolverhampton Wanderers da un gol di Andy Gray a metà del secondo tempo. La situazione era critica: quattro giorni dopo il Forest giocava il match di ritorno a Berlino, in cui bisognava rimontare. La reazione degli uomini di Clough fu meravigliosa: al quarto d’ora, Needham fece una sponda su un traversone di Lloyd, prolungando per Francis che fu lesto nell’anticipare il portiere tedesco e siglare il vantaggio. Poco dopo la mezzora, Francis marcò anche il raddoppio, difendendo un pallone in area e scaricando un violento destro sotto la traversa. Il successo, venne suggellato già al 39′ da un calcio di rigore procurato e trasformato da Robertson. A nulla valse il rigore segnato dai tedeschi con Terletzki in avvio di ripresa: il Forest era di nuovo in semifinale.

(Più ne guardo le immagini, più penso che Robertson sia uno dei calciatori più incredibili che abbia mai visto)

In semifinale la squadra sorteggiata era l’Ajax: gli olandesi erano favoriti, ma uscirono scornati dal City Ground, affossati dai gol di Francis e Robertson. Nel match di ritorno, i lancieri si gettarono alla ricerca del gol, schiantandosi contro il muro eretto da Shilton: Lerby trovò la via della rete al 20′ del secondo tempo, quindi il numero 1 inglese non lasciò più passare niente e per il Forest fu di nuovo finale. Questa volta, gli avversari erano i tedeschi dell’Ovest: l’Amburgo, che in semifinale aveva spazzato via il Real Madrid con una vittoria per 5-1 in Germania. In finale, Clough schierò Shilton, Anderson, Gray, McGovern, Lloyd, Burns, O’Neill, Bowyer, Birtles, il giovanissimo diciottenne del vivaio Mills, Robertson. L’Amburgo era una squadra forte, guidata dall’estro di Kevin Keegan, ex stella del Liverpool, e dalle giocate del numero 10 Felix Magath. La finale si disputò il 28 maggio 1980 allo stadio Bernabeu di Madrid. Al 20′, il Forest passò in vantaggio: Robertson chiese ed ottenne un triangolo da Birtles, quindi dal limite dell’area lasciò partire un velenoso diagonale che s’insaccò a fil di palo. Da lì in poi fu assedio teutonico: Shilton disse di no a tutto quello che poteva; e quando non poteva, ci pensarono il palo, che mandò sull’esterno una bordata del terzino Katz, Lloyd, che respinse un tiro a botta sicura di Keegan, e il difensore yugoslavo Buljan,  che si divorò il gol del pareggio, ad un passo dalla porta inglese. Il Forest era di nuovo sul tetto d’Europa, per la seconda volta consecutiva.

(Per me Buljan si sta ancora chiedendo come abbia fatto a sbagliare)

Fu il canto del cigno per quella squadra: dopo la finale, se ne andarono Colin Barrett, destinato allo Swindon Town, mentre Woodcock andò in Germania al Colonia. Garry Birtles vestì la casacca del Manchester United, anche se sarebbe tornato nel 1982. Nella stagione 1980-81, il Forest uscì al primo turno di Coppa dei Campioni, castigato da un doppio 1-0 subito dal CSKA Sofia, quindi perse la finale di Supercoppa Europea contro il Valencia e si arrese al Nacional in quella di Intercontinentale (l’anno prima avevano lasciato che fosse il Malmö a giocarsi e perdere la finale contro l’Olimpia Asunciòn). Uscì poi al quarto turno di Coppa di Lega, estromesso da un pesante 4-1 sul campo del Watford, e giunse ai quarti di finale di FA Cup, dove cadde al replay contro l’Ipswich Town. In campionato, il Nottingham chiuse al sesto posto, non abbastanza nemmeno per qualificarsi alla Coppa Uefa; la First Division venne vinta dall’Aston Villa, trascinato dai gol di Peter Withe, quel Withe, che aveva portato il Forest in First Division e che l’anno dopo avrebbe fatto vincere la Coppa dei Campioni ai Villans segnando in finale contro il Real Madrid. A questo punto, quasi tutta la squadra mollò, il ciclo era giunto alla conclusione. Kenny Burns e Frank Gray andarono al Leeds, Larry Lloyd al Wigan dove chiuse la carriera, Ian Bowyer al Sunderland (anche se sarebbe tornato un anno dopo per altre cinque stagioni in maglia Forest); Martin O’Neill vestì la maglia del Norwich, Trevor Francis quella del Manchester City, prima di emigrare in Italia alla Sampdoria, O’Hare si ritirò. Nel 1982 sarebbero andati via anche Shilton, che giocherà fino al 1997, alle soglie dei cinquant’anni, Needham, che dopo un’esperienza in America avrebbe giocato gli ultimi scampoli di carriera nel Kettering Town, il capitano John McGovern, che avrebbe chiuso al Bolton Wanderers. Birtles e Bowyer tornarono nel 1982, a fare compagnia ai superstiti John Robertson e Viv Anderson. Il primo sarebbe andato via nel 1983: due stagioni al Derby County, prima della passerella finale nella stagione 1985-86, di nuovo con la maglia del Forest: ad oggi, è considerato di gran lunga il giocatore più forte di sempre che abbia vestito la maglia del Nottingham. Nel 1984, se ne andò anche Viv Anderson, destinato ad avere ancora una lunga carriera con le maglie di Arsenal e Manchester United; pur da riserva, avrebbe fatto parte del Manchester United che vinse la Coppa delle Coppe nel 1991 con Ferguson in panchina.

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John McGovern alza il Charity Shield 1978, foto: lagaleriadelfutbol.com

Pure Peter Taylor, il vice allenatore, se ne andò nel 1982 dopo aver avuto diversi screzi con Clough. Si ritirò dal calcio un po’ di tempo dopo, non prima di aver allenato per un paio di stagioni il Derby County e aver fatto da assistente allenatore al Notts County. Sarebbe morto nel 1990: lui e Clough non si parlarono più dopo che Taylor se ne andò dal Forest; alla morte di Taylor, avvenuta a Palma de Maiorca, Clough non se lo perdonò mai. Già, Clough: lui rimase fino al 1993 sulla panchina del Nottingham. Lanciò altri giocatori che hanno fatto pezzi della storia del calcio britannico, come Stuart Pearce, Roy Keane, Des Walker e Teddy Sheringham e fece tornare alla gloria il Forest vincendo altre due Coppe di Lega nel 1989 e nel 1990. Nel 1991 raggiunse la sua prima finale di FA Cup, perdendola contro il Tottenham. 

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La statua dedicata a Brian Clough e Peter Taylor, fuori dallo stadio di Derby

Nel 1993, i suoi problemi con l’alcolismo si fecero cronici, senza contare lo scandalo con il giocatore di colore omosessuale Justin Fashanu, aspramente criticato da Clough, che lasciò la panchina del Nottingham dopo 18 anni e 968 panchine, sostituito da Frank Clark, quello che era stato il “suo” terzino sinistro nella finale di Monaco. L’allenatore morì nel 2004, portato via da un cancro allo stomaco, dopo aver ricevuto un trapianto di fegato a seguito di trent’anni di alcolismo. Sia a Nottingham, che a Derby che a Middlesbrough, la sua città natale, sono erette statue in suo onore, ricordato come il più grande manager che l’Inghilterra abbia mai avuto. La sua frase più celebre è sicuramente questa: “Non voglio dire che sono stato il miglior manager in circolazione, ma di sicuro ero nella top-1”. Difficile, sinceramente, dargli torto. Era un uomo difficile, scontroso, rabbioso, che trattava male i suoi giocatori in alcune circostanze, ma era pur sempre un inglese tutto d’un pezzo, che sapeva vedere i limiti della propria squadra e farne punto di forza, spingendola verso il conseguimento dei titoli più inaspettati.

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La “nostra” immagine di copertina, una foto del Forest campione d’Europa per la seconda volta consecutiva.

Nel 2005, nella stagione seguente alla morte di Clough, il Nottingham Forest è retrocesso in League One, la nostra Lega Pro, diventando il primo club di sempre a vincere una Coppa dei Campioni e successivamente retrocedere al terzo livello calcistico del proprio campionato. Nel 2008 il Forest è tornato in Championship e nel 2010 e nel 2011 ha sempre fallito la promozione ai play-off, eliminato prima dal Blackpool e poi dallo Swansea. Nemmeno in questa stagione il Forest ce la farà, già troppo distante dalla zona play-off e dovrà mestamente accontentarsi di una permanenza in Championship. Una favola come quella della squadra inglese a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 è irripetibile: è già poco pensabile vincere due Champions League di fila (dopo il Forest ci riuscì soltanto il Milan nel 1989 e nel 1990), figurarsi che lo faccia una squadra di provincia che ha vinto un solo campionato nella sua storia. È irripetibile perché, devo amaramente constatare, non c’è la possibilità, in una competizione come la Coppa dei Campioni di oggi, di sovvertire il pronostico: non solo perché gli squadroni sono troppo avanti alle altre, ma perché la formula a gironi è fatta per evitare le sorprese. Passano inevitabilmente quasi sempre le stesse squadre, perché reggere l’urto di un girone in cui devi trovarti due volte ciascuna squadre come Barcellona e Manchester City vuol dire non avere nemmeno la minima chance. Il Forest vinse due Coppe dei Campioni di fila, eliminò alcune squadre forti e altre di scarpari, ma era una competizione vera, fatta di andata e ritorno ad eliminazione diretta dall’inizio alla fine, passa chi è stato il migliore sul campo. È per me impossibile non amare quella squadra, una delle più belle favole calcistiche di sempre. È stato un viaggio incredibilmente lungo e appassionante, che io spero abbiate apprezzato nelle fughe di John Robertson, nei gol di Garry Birtles, nelle parate di Shilton, nei muri eretti da Kenny Burns, nelle sgroppate dalla difesa di Viv Anderson, nel segno del più grande manager della storia del calcio inglese.

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