Aspettando il Real Madrid/capitolo 3

C’eravamo lasciati con il Vicenza capolista in Serie B, ci ritroviamo con il Vicenza sempre capolista in Serie B (e per forza, mica ne è passato di tempo nella nostra Storia). In quel periodo, mio padre acquistò e ascoltò compulsivamente la colonna sonora del film Tarzan. Quella soundtrack venne consumata da mio padre all’inverosimile, in quanto scritta da Phil Collins.

(Devo dire che non è uno dei miei film Disney preferiti, la top-3 è saldamente intoccabile con La carica dei 101, Robin Hood e Le follie dell’imperatore)

Ma perché parlo della colonna sonora di Tarzan? (Perché ami dilungarti?) Perché lo andai a vedere la domenica successiva a Vicenza-Sampdoria 2-1, mentre il Lane era impegnato a Salerno. Seguii il primo tempo guardando Quelli che il calcio e gioendo del 2-0 maturato nel primo tempo con i gol di Zauli e Luiso. Andai al cinema all’intervallo, convinto l’avremmo portata a casa. Quando uscii, presi a mia madre una scheda telefonica e chiamai papà (che di Tarzan conosce tuttora solo la colonna sonora) per farmi dare conferme sul Vicenza… che aveva perso 3-2, rimontato dai gol di Di Michele, Guidoni e Vannucchi.

(Questo gol, che giuro fino a ieri non avevo mai visto, fa molto più male di quanto pensassi. Sicuramente, il karma ha voluto punirci per aver indossato quello scempio di maglia gialla. Comunque spero, per quanto Vannucchi faccia una prodezza, che a Salerno abbiano visto gol più belli.)

Ci rimasi male, ma non quanto la settimana dopo: il Vicenza ospitò tra le mura amiche il Chievo, nell’ultima partita del millennio per i biancorossi, festeggiata dalla Curva Sud con tanto di fuochi d’artificio. Contro i veronesi era pronosticabile una vittoria, anche se loro erano una squadra ostica. Talmente ostica che dopo 23 minuti era già in vantaggio, con una rete di Passoni, sbucato su calcio d’angolo. Il Vicenza ebbe la chance per pareggiare su calcio di rigore, ma Viviani si fece ipnotizzare da Marcon, quindi nella ripresa il Chievo trovò il raddoppio in fotocopia con De Cesare. A nulla valse il gol di Palladini: il Lane perse in casa per la prima volta quell’anno e due giorni dopo perse la vetta della classifica in favore dell’Atalanta. Quando tornai a casa dallo stadio mi misi a piangere. Non so bene perché piansi, ma quella partita mi aveva proprio turbato: il Vicenza era stato inconsistente, aveva giocato male. Fu mamma a consolarmi, dicendo “Dai xxx (ancora censuro il mio nome), è solo una partita”. Vorrei precisare che non è mai solo una partita, ma comunque mia madre riuscì comunque a placarmi e a ragione: il campionato era ancora lungo.

Dopo la pausa, il Vicenza riagganciò l’Atalanta pur pareggiando 1-1 a Cesena, in quanto i bergamaschi persero sul campo della Fermana ultima in classifica, lasciando via libera al Brescia in vetta alla classifica. Era il giorno della Befana e ascoltai la partita alla radiolina con papà in Piazza delle Erbe, mentre mia madre faceva uno spettacolo per bambini (curioso come, nonostante fossi un bambino anche io, allo spettacolo non partecipassi manco per sbaglio). Quattro giorni dopo, il Vicenza era di nuovo in testa alla classifica, battendo 2-1 il Monza in casa: Comandini sbloccò la sfida su calcio di rigore, quindi Bucchi trovò il raddoppio in tuffo di testa a una decina di minuti dal termine, prima che nel recupero gli ospiti andassero in rete con Ambrosi per il 2-1. Il girone d’andata si chiuse con un pareggio sul campo del Savoia in posticipo e la graduatoria al giro di boa recitava:

Atalanta, Vicenza 34

Brescia 32

Napoli 31

Sampdoria 29

Alzano, Ravenna, Chievo, Salernitana 26

Treviso 25

Ternana, Cosenza 24

Cesena, Monza, Pistoiese 23

Genoa, 22

Empoli, Pescara 20

Savoia 16

Fermana 14

(questa classifica me la sono fatta da solo, ripescando i risultati online. Non ho trovato archivi dove fossero presenti le classifiche dell’epoca. Il Web perde ancora una volta la sua battaglia per la conservazione dei dati.)

Il Vicenza era comunque saldamente al comando e l’impressione generale era che la promozione sarebbe stata una lotta a cinque con Atalanta, Brescia, Sampdoria e Napoli per i quattro posti disponibili (all’epoca non c’era tutto lo scoglionamento e la tensione dei play-off e dei play-out: quattro giù e quattro su e tutti contenti). Il Lane iniziò il girone di ritorno in casa con il Treviso, partita in posticipo serale: ne uscì un successo per 2-0, con una spettacolare punizione di Bernardini e un gol da vera punta di Comandini. Non vidi la sfida: il giorno dopo c’era scuola e i miei (mia madre) furono refrattari nel lasciarmi andare allo stadio al freddo e fare tardi. Come ripicca, rimasi in piedi fino a che mio padre non tornò a casa: ormai era chiaro che privarmi del Vicenza era circa come imporre la pancetta a un vegano, ma mi era necessario ribadire il concetto e piantare il muso. L’evidente poco rispetto nei confronti dell’autorità costituita che mi segnava già all’epoca sarebbe a periodi ritornato nella mia vita.

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Ancora conservo il mio regalo di compleanno degli 8 anni. Ovviamente non mi sta più addosso, ma la tentazione di indossarla è sempre tanta

Il muso tenuto la sera del derby in casa col Treviso (che poi definirlo derby forse è anche esagerato) ebbe successo un mese dopo, quando mi venne permesso di andare al posticipo contro il Napoli. Nel mezzo, i biancorossi avevano fatto un 2-2 sul campo del Genoa, un mesto 0-0 in casa contro la Ternana tre giorni dopo il mio compleanno, una scoppiettante vittoria per 3-1 a Bergamo contro l’Alzano Virescit, con un Comandini in gran spolvero e autore di una tripletta.

Lunedì 28 febbraio giunse al Menti il Napoli, in una sfida importante: il Vicenza capolista era stato agganciato temporaneamente dalla Samp, vincente il giorno prima contro il Cosenza, ma un successo ci avrebbe riproiettati in avanti di tre punti e avrebbe scavato un solco di ben nove punti con il quinto posto, occupato proprio dal Napoli. Il match, non ebbe mai storia: nel gelo del febbraio vicentino i biancorossi travolsero il Napoli per 3-0, con un’altra doppietta di Comandini e un eurogol di Zauli. La superiorità dimostrata in campo fu tale che davvero, ormai sembrava che per il campionato non ce ne fosse più per nessuno. La prestazione di Comandini mi permette di spendere due parole sul bomber: io giuro che, purtroppo, non abbiamo mai visto quanto forte fosse quell’attaccante. Era completo: aveva tiro, colpo di testa, velocità, cattiveria sotto porta. Quell’anno era entrato nel giro della nazionale under-21, con la quale poi avrebbe vinto il campionato europeo di categoria per poi partecipare alle olimpiadi di Sidney il settembre successivo. Il magone di non averlo mai visto esprimersi al massimo delle sue possibilità è ancora grande e provo un certo senso di ingiustizia nel non averlo potuto ammirare di nuovo in forma dopo quel campionato.

(Ah, gioia gaudio e tripudio. Nel finale, il cronista intervista Schwoch, uno su cui ci saranno da spendere due parole, più avanti)

Il successo con il Napoli rese la classifica, nelle prime posizioni, la seguente

Vicenza 45

Sampdoria 42

Brescia 39

Atalanta 38

Napoli 36

Salernitana 35

Con il Napoli impegnato a guardarsi le spalle, l’Atalanta e il Brescia che avevano stentato non poco ad inizio del girone di ritorno, ormai solo la Sampdoria sembrava una rivale papabile nemmeno per la promozione, ma proprio per la vittoria del campionato. Non solo, ma chi avrebbe fermato un Vicenza così? Beh, in realtà qualcuno c’era, ed era il Lane stesso, che intraprese una campagna mirata al suicidio sistematico e al rendersi difficile la vita. Memore del 6-0 all’andata, ero abbastanza sicuro avremmo spazzato via l’Empoli. Ne uscì invece una sconfitta per 2-1, col Vicenza castigato da una doppietta di Saudati. La settimana dopo superammo per 1-0 il Ravenna in casa con un gran tiro da fuori di Palladini, ma il successo venne subito reso vano dalla sconfitta che giunse la settimana più tardi a Cosenza, in anticipo, per 1-0. Quella sera ero andato a dormire dalla nonna, che mi aveva lasciato da solo in salotto a macerarmi mentre Pasquale Apa castigava i miei beniamini e mi lasciava quel certo senso di insoddisfazione tipico delle sconfitte contro il Cosenza. A marzo riprese il CAI, che si tradusse in una gita a non-so-cazzo-dove, nella domenica in cui il Vicenza ospitava la Fermana fanalino di coda. Ne uscì uno scoppiettante successo per 4-0, con un gol a testa per tutti i nostri bombardieri: Comandini, Zauli, Luiso, Bucchi. Un successo rotondo che ammirai nelle immagini di 90° minuto Serie B (che all’epoca andava in onda soltanto quando la Serie A non giocava come quella domenica, normalmente della Serie B veniva mostrato soltanto il match clou).

(Devo dire che la Fermana è una squadra che mi è rimasta nel cuore da quell’unica stagione in serie B terminata con una retrocessione. Mi spiace non abbia mai più calcato i campi della cadetteria da allora. Il secondo gol di Zauli è da scriverci poemi)

Ma era troppo facile continuare su questa riga: la settimana dopo, i biancorossi crollarono 3-1 a Pistoia subendo tre reti tra il 18′ e il 27′ segnate da Banchelli e Tramezzani. Fece seguito una vittoria sempre per 3-1 in casa contro il Pescara, con i soliti Luiso e Comandini scatenati in attacco e i gemelli annichiliti, con tutte le reti segnate negli ultimi 10′ del primo tempo. Nonostante i risultati altalenanti, il Vicenza non venne mai superato: questo perché le inseguitrici continuavano a rallentare. La Samp era incocciata in un periodo nerissimo ed era scivolata in classifica; il Napoli era tornato sotto, ma era rimasto troppo attardato prima; l’Atalanta era altalenante quanto noi; il Brescia si era eretto come inseguitrice principale. Il problema era che il Lane ora doveva mantenere la vetta nelle quattro partite successive, che di seguito erano: Atalanta, Brescia, Sampdoria e

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Mi rendo conto che non ho praticamente mai parlato di Pierluigi Brivio in queste pagine. Meriterebbe poemi interi

Salernitana, che ancora nutriva qualche speranza di riagganciare il treno di vetta. Il match con l’Atalanta lo vidi a casa dell’amico Gigg, con mio padre e altri loro genitori. Gigg, più grande di me, era un buon amico e spesso giocavamo insieme al parchetto a calcio. Il condividere la passione per il Lane ci faceva incontrare anche a casa sua assieme ai rispettivi padri e ai loro amici per vedere le partite: all’epoca non c’era ancora Sky, ma soltanto Tele+, molto meno diffuso del satellite odierno, ma Gigg ce l’aveva. La sfida contro l’Atalanta fu la prima volta che andai a casa sua: io e papà arrivammo al 4′ e venimmo subito informati che Comandini aveva sbagliato un calcio di rigore dopo appena un minuto. Sconsolati da tale notizia, ci sedemmo a vedere la partita: il Vicenza non giocò male (nemmeno bene, se per questo) ma andò sotto a causa di un rigore di Doni e dopo fu incapace di rimettere la sfida in piedi. Il Brescia però si mangiò la possibilità di sorpassarci in classifica facendo 2-2 sul campo del Chievo, e raggiungendoci soltanto in classifica: chi sarebbe stato primo si sarebbe deciso nella sfida al Menti della settimana dopo.

La sfida si giocava di lunedì sera: assodato che mia madre aveva perso ormai ogni possibilità di tenermi a casa, nei successivi otto giorni non pensai ad altro. Anche mio padre per la testa non aveva nulla che non fosse quella partita e l’attesa che si era creata era altissima. Non parlavamo d’altro al punto che Harry (stronzo) iniziò a sostenere di tifare Brescia e che sarebbe stato per sempre un ultrà bresciano (non ha mantenuto questa cosa nel tempo, buon per lui perché sennò l’avrei disconosciuto). Il Vicenza iniziò la sfida tambureggiante: rondinelle arroccate a difendere nella loro metà campo, mentre le maglie biancorosse attaccavano a folate. Ma non potevano resistere e allora, al 41′, arrivò il vantaggio: Castellazzi fece un doppio intervento su Zauli e Luiso ma nulla poté sulla successiva incornata di Marco Aurelio, al primo gol in campionato. In avvio di ripresa arrivò il raddoppio: il sempre contestato ex Schenardi schizzò via a Kozminski sulla destra e batté nuovamente il portiere bresciano per il 2-0. Stadio in tripudio a momenti destinato a diventare visibilio quando Mero stese in area Comandini, ma anche questa volta il bomber sbagliò il rigore come a Bergamo. Sembrava finita, ma il Brescia riaprì la sfida con una spizzata di Bonazzoli su calcio d’angolo. Dopo aver dormicchiato in attacco per tutta la partita, le rondinelle improvvisamente si svegliaro

SCHENARDI MARCO
Faccia da filibustiere, corse emozionanti sulla fascia, grinta da vendere, un gol decisivo contro il Brescia: Marco Schenardi, detto Ciccio

no: Brivio salvò il risultato su Filippini e Fattori salvò un gol sulla linea in pieno recupero. Era troppo tardi: il Vicenza vinse 2-1, era un successo che valeva mezza serie A. La partita la trovate al solito meraviglioso archivio Rai.

Tuttavia, le magagne in trasferta non erano ancora finite: la settimana dopo, la Sampdoria, quasi arrivata all’ultima chiamata per riprendere il treno promozione, ci travolse al Ferraris per 3-1, rallentando ancora la nostra corsa verso la serie A. Era la quinta sconfitta consecutiva in trasferta, un’ecatombe, ma ancora una volta la squadra fu brava a reagire e la settimana dopo vinse 2-0 in casa contro la Salernitana, spegnendo gli ultimi ardori dei campani per una rimonta finale. A quattro giornate dalla fine, il Vicenza aveva 10 punti di vantaggio sul quinto posto: la promozione era ormai quasi in tasca, bisognava vedere quando sarebbe arrivata la matematica. Non fu la settimana seguente, in cui comunque il Vicenza concluse la striscia di sconfitte consecutive uscendo con un 2-2 dal Bentegodi contro il Chievo. Tutto quindi puntava alla sfida della settimana successiva contro il Cesena in casa.

Il 28 maggio 2000 alle ore 15 di un caldo pomeriggio di fine primavera giunse il Cesena al Menti, accolto da quasi 15’000 tifosi assiepati sulle tribune. I romagnoli avevano bisogno di punti per la salvezza, ma ero certo avremmo vinto. Andai allo stadio con mio padre e mia zia, grande tifosa biancorossa. Il Lane era senza Comandini, in Slovacchia con l’under-21 a giocarsi gli europei, quindi in attacco giocavano Bucchi e Luiso, ma pensavo sarebbero stati più che sufficienti a vincere. Tutte le mie certezze di vittoria si incrinarono dopo 12 secondi netti, quando Pancu rubò un pallone ai nostri incerti difensori e fulminò Brivio per il vantaggio ospite. Il gelo che cadde sul Menti fu quasi irreale, ma fu ancora più sconcertante il fatto che il Vicenza non reagì in alcuna maniera, completamente paralizzato dal gol subito. Talmente paralizzato che Campolonghi, con un fulmineo tiro da fuori area siglò il raddoppio nel finale di tempo. La disperazione era tale che chiesi a mio padre di andarcene: non riuscivo, nella mia ingenuità da ottenne, a sopportare tale orrore. Fortunatamente mi convinse a restare: dopo 3′ della ripresa tornai a sperare, quando una splendida punizione di Bernardini volò dritta all’incrocio per il gol del 2-1. Eravamo ancora vivi: il Vicenza iniziò ad attaccare mentre il Cesena si arroccò in area. Lo stallo non poteva durare e allora, su un pallone vagante al limite dell’area, ci si avventò Palladini, che con un sinistro secco marcò il pareggio, facendo esplodere lo stadio. Non era ancora sufficiente per la promozione: la Sampdoria stava vincendo e in questo modo il vantaggio si sarebbe ridotto a 6 punti a due giornate dalla fine, con lo scontro diretto a sfavore. I minuti passavano, col Vicenza sempre in pressione, ma il portiere cesenate Scalabrelli non lasciava sbocchi. Fino a quando, al 40′, accadde qualcosa che non ho mai più rivisto in tutta la mia vita: su corner, il pallone venne respinto dalla difesa e tornò a centrocampo, defilato sulla sinistra, nella zona di Dicara. Il quale, quasi all’altezza della linea di centrocampo, lasciò partire un autentico siluro al volo che volò diretto verso la porta del Cesena, inspiegabilmente e meravigliosamente destinato in fondo al sacco. Da 0-2 a 3-2 per la Serie A, orgasmi in tinta biancorossa. Adesso bisognava tenere, tenere per gli ultimi minuti. Il Cesena attaccò, ma spesso senza costrutto. Al 93′, pure Scalabrelli giunse in area biancorossa su calcio d’angolo. Fu l’ultimo della partita: Brivio si gettò in presa sulla sfera, l’arbitro fischiò la fine e scoppiò l’euforia generale. Il Vicenza era in serie A con due giornate d’anticipo e poteva partire la festa, con tanto d’invasione di campo. Ad oggi è una delle pochissime volte in vita mia in cui ho calcato il terreno del Menti, festeggiando con mio padre, tutti gli altri tifosi e i giocatori, ebbri di gioia per essere tornati in Serie A. L’anno successio, sarebbe tornato il calcio dei grandi.

(L’archivio Rai, che spero di non dover mai più utilizzare dal prossimo capitolo, anche se temo non sarà così, non dispone nemmeno del filmato contro il Cesena. Quindi cuccatevi le immagini della festa con il Savoia.)

Nelle ultime due partite, il Vicenza prima perse a Monza, quindi vinse l’ultimo match in casa con il Savoia, conquistando il campionato con 67 punti. Il Napoli ci seguì in serie A una settimana dopo la sfida col Cesena, mentre l’Atalanta e il Brescia guadagnarono la categoria soltanto all’ultima giornata. La Sampdoria fu la grande sconfitta della stagione. Quella sconfitta costò al Cesena la categoria: i romagnoli si ritrovarono all’ultima di campionato a pari punti con la Pistoiese e retrocessero in serie C dopo uno spareggio. Mi rendo conto che mi sono soffermato poco sulle qualità di quella squadra, ma vi parlo anche con le memorie che ho di quando avevo 8 anni, che sono relativamente poche. Ma quella era una squadra fenomenale, dalla cintola in su un sogno calcistico ad occhi aperti: dalle fughe inarrestabili di Tamburini e Schenardi, alla regia metodica del ‘Professore’ Bernardini; dal metodismo e le grandi botte da fuori di Palladini,

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Il Vicenza all’ingresso in campo nel match con la Ternana. Si riconoscono, da sinistra a destra, Bernardini, Fattori, Zauli, Conte, Dicara e Comandini. Fonte della foto museovicenzacalcio1902.net

alle prodezze di un fenomeno (perché di quello stiamo parlando) come Zauli; dalla classe e la tecnica meravigliose di Comandini alla furia e alla forza di Bucchi e Luiso. La difesa non era impenetrabile e Brivio forse aveva già vissuto i momenti migliori della sua carriera, ma erano comunque una retroguardia più che discreta, capace di ergere muri nei momenti in cui era necessario. Il Vicenza venne promosso vincendo ben 16 partite in casa e segnando 69 gol, miglior attacco della categoria; bastò vincere soltanto quattro incontri a domicilio, dato abbastanza insolito. A rendere ancora più onore a questo successo, il fatto che quella serie B era ultra-competitiva: il Napoli schierava in attacco Stellone e Schwoch, l’Atalanta aveva Doni, Caccia, i fratelli Zenoni, il Brescia disponeva dei fratelli Filippini, Bonazzoli, Hubner, la Sampdoria aveva Vergassola, Flachi, Palmieri, la Salernitana in attacco schierava Vannucchi e Di Natale. Un campionato difficile, che il Vicenza conquistò cadendo spesso ma rialzandosi sempre e facendo forza su un fattore campo importantissimo come il Menti ha sempre saputo essere nella storia del Vicenza. All’ultima giornata non andai alla festa promozione, perché in contemporanea giocava l’Italia impegnata nell’esordio europeo contro la Turchia. Non mi soffermerò su quell’Europeo, perché è da lì che ripartiremo la prossima volta.

Stasera il Vicenza affronta il Pescara. La classifica è deficitaria, veniamo da un brutto periodo. Loro sono terzi in classifica e molto forti. Bisogna vincere, ma sarà durissima. Forza Lane, come sempre.

P.S.: ricostruendo l’andamento del campionato, mi sono reso conto che il successo con la Sampdoria valse sì il primo posto, ma non furono i blucerchiati la squadra superata (per quanto fossero comunque terzi) bensì l’Atalanta. Faccio mea culpa, ma i miei ricordi dell’epoca erano quelli. Questo non rende quella partita meno epica nella mia memoria: tra Napoli, Brescia, Atalanta e Sampdoria quell’anno erano tutte rivali formidabili.

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