La settimana del SuperBowl/3 – SuperBowl III, 1969

In passato, negli sport americani, è stata frequente la compresenza di più di una lega maggiore a livello professionistico: è il caso, per esempio, del basket, dove hanno convissuto per anni la NBA e la ABA. Lo stesso vale per il Football, la ci lega principale era la NFL, nata nel 1920, a cui venne affiancata la AFL, la American Football League, nel 1960. La AFL nacque dal desiderio di alcune città come Miami, Oakland e San Diego, di avere una franchigia nel massimo campionato di football, dato che la NFL, all’epoca molto elitaria, osteggiava l’ingresso nella lega di nuove franchigie. Non solo nuove città però, la AFL diede anche modo di creare una seconda franchigia a New York, che già ospitava i New York Giants della NFL. Nacquero così i New York Jets, una delle squadre più oscure e misconosciute del football americano per noi italiani. Ben presto la nuova lega si affermò non come quella minoritaria, ma l’altra massima espressione nazionale dello sport con il pallone ovale: a nulla valsero i tentativi della NFL di boicottare i rivali, cercando di impedire la realizzazione di contratti televisivi o accettando tardivamente l’ingresso di nuove franchigie (Dallas Cowboys e Minnesota Vikings). Le due leghe erano in competizione su tutto: entrambe cercavano di accaparrarsi i giocatori provenienti dal college, entrambe cercavano sponsorizzazioni televisive: la sopravvivenza della AFL, per esempio, venne permessa da un ricco (per l’epoca) contratto televisivo con la NBC, che garantì 40 milioni di dollari purché la lega restasse in vita. Uno screzio pesante si ebbe quando i succitati New York Jets, l’emblema della AFL, la seconda franchigia di una città, fecero firmare un ricco contratto al promettente rookie da Alabama Joseph Namath, che il giorno prima era stato scelto al draft dai Saint Louis Cardinals, squadra NFL.

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Joseph Namath, uno sguardo che promette lotta, sangue, sudore e violenza non necessaria

La situazione non poteva andare avanti, ma anziché continuare la contesa affinché una delle due leghe scomparisse, nel 1966 i proprietari si accordarono e decisero di fondere i due campionati, che sarebbero continuati separatamente fino al 1970, quando sarebbero stati uniti in un unica lega: fino a quel momento le due vincenti dei tornei si sarebbero sfidate in un match su campo neutro per determinare i campioni della Nazione. Era la nascita del SuperBowl, la cui prima edizione si svolse nel 1967 e venne vinta da una formazione della NFL, i Green Bay Packers, che sconfissero i Kansas City Chiefs nettamente. Effettivamente, le squadre provenienti dalla lega più antica erano considerate più forti di quelle della AFL, tanto che nel 1968 i Packers bissarono il successo contro gli Oakland Raiders. Si diceva che i giocatori più forti fossero tutti nella lega originale e che le squadre fossero più competitive, senza contare poi che i team della NFL erano 16 contro gli appena 10 della AFL, rendendo il campionato più difficile da conquistare. Prima dell’unione dei due campionati, la AFL aveva da dimostrare che non era inferiore all’altra lega.

La stagione AFL 1968-1969 fu segnata, nella Conference East, dal dominio dei New York Jets: la squadra della Grande Mela ebbe un inizio di campionato difficoltoso, cadendo contro Buffalo Bills e Denver Broncos alla terza e alla quinta giornata della stagione. Ma i Jets, guidati proprio da quel Namath che era stato fonte di scandalo e discussioni qualche anno prima, iniziarono ad inanellare successi, battendo entrambe le principali rivali per la vittoria della Conference, gli Houston Oilers e i Boston Patriots (poi New England), nel giro di otto giorni e perdendo soltanto una partita delle ultime nove, contro gli Oakland Raiders, guadagnandosi così l’accesso al match per il titolo AFL con uno score di 11-3, contro il misero 8-8 messo insieme da Houston. L’altra Conference, per la verità, sembrava più competitiva: gli Oakland Raiders, sconfitti dai Packers nell’ultimo SuperBowl, si erano trovati a dover duellare per la vittoria della Conference contro i Kansas City Chiefs, gli sconfitti del primo SuperBowl. La partenza fu a favore dei Raiders, che vinsero le prime quattro partite della stagione regolare, mentre Kansas City alla seconda giornata era uscita sconfitta dal match giocato a New York contro i Jets (le squadre di Conference diverse comunque dovevano affrontarsi nel corso della stagione regolare, proprio come oggi). Poi i Raiders ebbero una flessione, perdendo due match consecutivi: il primo in casa contro San Diego e il secondo proprio sul campo dei Chiefs, che si guadagnarono così il primato in classifica. Due settimane dopo, nella rivincita, Oakland ebbe la meglio e da lì in avanti entrambe le squadre rimasero imbattute fino alla fine della stagione, giungendo appaiate al termine dell’ultima giornata con un record di 12-2, rendendo necessario uno spareggio. La partita, sorprendentemente, non ebbe storia: Oakland spazzò via Kansas City 41-6 e volò alla finale per il titolo AFL contro i New York Jets.

Nel frattempo, anche il campionato NFL era in corso, ma la netta sensazione era che solo una squadra avrebbe potuto vincere alla fine: i Baltimore Colts. Allenati dallo storico allenatore Don Shula, i Colts avevano perso il loro quarterback Johnny Unitas nel pre-campionato, ma avevano trovato in Earl Morrall un ottimo sostituto e stavano dominando la Coastal Division, una delle due Conference ad Ovest.

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Earl Morrall al lancio. Sulla sinistra, il fullback Jerry Hill si si occupa personalmente di un giocatore dei Cleveland Browns

Baltimora concluse la stagione regolare con un record di 13-1: una sola sconfitta, giunta a metà campionato contro i Cleveland Browns, guadagnando l’accesso alla semifinale play-off, la finale di Western Conference contro i Minnesota Vikings, che avevano interrotto il dominio dei Green Bay Packers. Nell’altra Conference, la squadra dominatrice erano i Dallas Cowboys, guidati dal quarterback Don Meredith, dal fullback Don Perkins e dal wide receiver Bob Hayes. I Cowboys vinsero agilmente la loro Conference e giunsero a giocarsi la finale a Est (non so perché Dallas, che si trova in Texas, fosse sportivamente messa ad Est; mistero NFL) contro i Cleveland Browns. La prima finale di Conference era proprio quella tra Cowboys e Browns, che scesero in campo il 21 dicembre a Cleveland. Davanti a più di 80’000 tifosi, Dallas si fece sorprendere da Cleveland e cadde abbastanza insospettabilmente per 31-20. Il giorno dopo invece, i pronostici vennero confermati e Baltimora batté 24-14 i Minnesota Vikings e guadagnando l’accesso per la finale NFL contro i Browns.

Giunti a questo punto, le speranze per la AFL di soppiantare la NFL risiedevano negli Oakland Raiders: impensabile immaginare i Jets vincere contro quei Baltimore Colts, troppo superiori fisicamente e tatticamente; la possibilità che in finale ci giungessero i Browns non era nemmeno calcolata. I Jets dal canto loro arrivavano alla finale per il titolo AFL con il fattore campo a favore: la finale si giocò il 29 dicembre allo Shea Stadium di New York; contemporaneamente, a Baltimora, i Colts ospitavano Cleveland nella finale NFL. La partita di New York fu una partita tesissima: davanti agli 80’000 tifosi accorsi allo Shea Stadium, i Jets iniziarono alla grande; il quarterback di Oakland, Daryle Lamonica, si ritrovò con le linee di passaggio completamente bloccate dagli avversari e completò appena uno dei primi tredici lanci. Namath ispirò il primo touchdown dei suoi, lanciando il suo partner in crime preferito, il wide receiver Don Maynard, in end zone; quindi, un piazzato di Jim Turner portò i Jets avanti 10-0 nel primo quarto. Ma Lamonica non mollò la presa e tra il primo e il secondo quarto timbrò un drive da 80 yard, concluso dal touchdown del wide receiver Fred Biletnikoff. Nel resto del secondo quarto, le due squadre si annullarono, ottenendo soltanto tre punti a testa con i calci realizzati da Turner per i Jets e da George Blanda per i Raiders. L’avvio di ripresa di Oakland fu furioso: Lamonica lanciò i suoi fino a giungere ad una yard dalla end zone di New York, senza però riuscire a sfondare il muro difensivo eretto dai padroni di casa; alla fine, gli ospiti dovettero affidarsi nuovamente ad un calcio di Blanda, che fissò il punteggio sul 13-13. In tutta risposta, Namath contro-rilanciò (omaggio pokeristico) lungo tutta la metà campo avversaria i suoi e lanciando il tight end Pete Lammons per il touchdown del nuovo vantaggio di casa. Nell’ultimo quarto, altro calcio di Blanda per il 20-16 quindi, sul drive successivo, il defensive end dei Raiders Greg Atkins intercettò un lancio di Namath e scattò verso la head zone dei Jets, giungendo fino a 6 yard dalla linea di meta. Sul possesso successivo, il running back Pete Banaszak sfondò la difesa dei Jets per il 23-20 in favore di Oakland.

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Il wide receiver Don Maynard è considerato uno dei Jets più grandi di sempre, se non il più grande

Sembrava fatta: Oakland sarebbe andata in finale e la AFL avrebbe avuto una chance. Ma Namath aveva altre idee: prima, un suo spettacolare lancio di 52 yard per Maynard portò i Jets ad un passo dalla end zone; quindi, nel down successivo, ritrovò Maynard in end zone per il touchdown. 27-23, sette minuti e rotti da giocare. I Raiders si rilanciarono in attacco, ma adesso la difesa dei Jets aveva innalzato i muri: i californiani ebbero ben tre drive per cercare di avanzare nella metà campo avversaria senza mai riuscire a sfondare; l’ultimo drive, si concluse con un lancio errato di Lamonica per Charline Smith, recuperato dal linebacker Ralph Barker. I Raiders riottennero il pallone solo quando restavano 42” da giocare: i Jets li stopparono a metà campo e si guadagnarono l’accesso al SuperBowl III. Intanto, a Baltimora, non c’era stata nemmeno partita: l’unico incontro perso dai Colts in stagione regolare era stato proprio contro i Cleveland Browns e i padroni di casa dovevano vendicare la sconfitta. Finale 34-0 per i Colts, la riserva di Jhonny Unitas, Earl Morrall, eletto MVP della NFL. Per i dirigenti AFL si prospettava lo scenario possibile: la terza sconfitta di fila al SuperBowl contro i rivali NFL. Ma, ancora una volta, Namath non la pensava così.

Tutti i bookmakers davano favoriti i Colts, che giungevano alla finalissima con uno score di 14-1, un roster talmente completo che il quarterback di riserva aveva vinto il premio di giocatore dell’anno. I Jets non erano considerati altro che una vittima sacrificale, da immolare sull’altare del Miami Orange Bowl, l’arena prescelta per la finale. Il pronostico dava i Colts vincenti di 18: così Namath, al momento di ritirare il premio come giocatore dell’anno AFL, dichiarò “Domenica i Jets vinceranno, lo garantisco”. Il coach di New York, Webb Ewbank, dichiarò in seguito che avrebbe potuto sparargli: le chance della sua squadra erano davvero risibili. Ma Namath aveva soltanto espresso quella che era l’atmosfera nello spogliatoio dei Jets: erano sicuri che avrebbero battuto i Colts, stanchi di sentirsi dire che i team della NFL erano meglio di quelli della AFL. Le dichiarazioni del leader dei Jets non fecero che alimentare la tensione altissima che c’era intorno alla partita.

Il match si disputò il 12 gennaio 1969. Quando cominciò la partita, si capì quale sarebbe stata l’anda dell’incontro: entrambe le due difese si ersero arcigne, bloccando ogni offensiva avversaria. Né Morrall né Namath riuscirono in tutto il primo quarto a portare le rispettive squadre ad una distanza sufficiente nemmeno per un calcio, decretando uno 0-0 totale nei primi quindici minuti. Nel secondo quarto le cose cambiarono: con Maynard osservato speciale della difesa dei Colts, Namath decise di affidarsi spesso agli sfondamenti dei running back, Emerson Boozer e Matt Snell. Quando sull’ennesimo attacco inefficace dei Colts, il cornerback di New York Randy Beverly intercettò un pallone volante in piena end zone, fu il momento decisivo della partita. Il drive successivo spinse i Jets fino a qualche yard di distanza dalla end zone avversaria e alla fine Namath sfondò il muro di difensori avversari per il primo touchdown della partita: era la prima volta che un team della AFL passava in vantaggio in un SuperBowl.

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Johnny Unitas, taglio di capelli importante, sguardo proiettato verso il futuro

La partita riprese sulla falsa riga precedente e le difese tornarono a chiudersi a riccio, concludendo il secondo quarto sul 7-0. Nel terzo quarto, la difesa dei Colts iniziò a perdere qualche colpo: i Jets iniziarono ad arrivare sempre più vicini alla end zone e per ben due volte a distanza sufficiente per i calci di Jim Turner, che portò i suoi avanti 13-0. A questo punto, con quattro minuti da giocare nel terzo quarto, il coach dei Colts tentò un’ultima mossa disperata: tolse un Morrall totalmente inconcludente e inserì un redivivo Jhonny Unitas, tornato da poco dall’infortunio. Le cose non cambiarono: i Jets rimasero impenetrabili in difesa e, in avvio di quarto quarto, l’ennesimo field goal di Turner diede loro la leadership per 16-0. I Colts attaccarono veemente, conquistando sempre poche yard alla volta. Alla fine, Unitas riuscì a mandare in end zone il running back Jerry Hill con poco più di 3′ da giocare. Troppo poco: i Colts riottennero il possesso ad 8” dalla fine dell’incontro. Finale 16-7, vittoria per New York nell’incredulità generale.

(Questo è uno dei pochissimi video di quella stagione disponibili. Vale la pena vederlo.)

I New York Jets portarono a casa l’incontro. Tutt’ora, le parole di Namath, poi incoronato MVP della partita, vengono ricordati come The guarantee, la garanzia. La AFL dimostrò di non essere inferiore alla NFL; l’anno successivo, la cosa venne confermata dal successo dei Kansas City Chiefs nel Super Bowl IV contro i Minnesota Vikings. Ad oggi, i New York Jets sono considerati ancora la squadra minore di New York, causa non essere mai più riusciti a vincere il SuperBowl, a fronte dei successi ottenuti nel corso degli anni dai rivali cittadini, i New York Giants. Il SuperBowl III è ancora ricordato come una delle più clamorose finali per il titolo di sempre, forse la più grande sorpesa di sempre nel match decisivo della stagione. Stanotte, a mezzanotte e mezzo ora italiana, i Carolina Panthers affronteranno i Denver Broncos. Buon SuperBowl L a tutti.

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