La settimana del SuperBowl/2: Arizona Cardinals 2007-2008

Quando si parla di football (si parla, ne parlo, vabbé insomma avete capito) sono all’incirca sempre le stesse le squadre che saltano fuori nelle conversazioni: Pittsburgh Steelers, New England Patriots, Dallas Cowboys, San Francisco 49ers, Seattle Seahawks; più raramente Chicago Bears, Denver Broncos e Miami Dolphins. Non mi è mai capitato, o forse solo raramente, di parlare con qualcuno degli Arizona Cardinals, formazione di Phoenix, Arizona (pleonastico come sempre). I Cardinals sono una squadra girovaga: nati come formazione di Chicago, vinsero due titoli (1925 e 1947) nell’era del football precedente al SuperBowl, quando la franchigia si trovava ancora in Illinois. Dopo il titolo del ’47, iniziò una fase molto buia: i cardellini persero la finale per il titolo nel 1948 e non arrivarono più a giocarsi la vittoria del campionato. Nel 1960, la squadra venne spostata a Saint Louis, dove rimase per ventisette anni, in cui collezionò tre misere apparizioni ai play-off, l’ultima nel 1982, culminate tutte con l’eliminazione al primo turno. Nel 1987, l’arrivo a Phoenix e nel 1994 la squadra assunse il nome odierno, dopo un breve periodo come Phoenix Cardinals. Ma i risultati erano ancora pessimi: il ritorno ai play-off avvenne soltanto nel 1998, ma fu una stagione episodica e si chiuse con l’eliminazione al secondo turno. Le cose cambiarono finalmente nella stagione 2007-2008, quando, per la prima volta dopo 60 anni, i Cardinals tornarono a giocarsi il titolo.

Alla vigilia della stagione, c’era in casa Cardinals il sentore che qualcosa stesse cambiando: nel 2003, il wide receiver Anquan Boldin aveva vinto il premio come Offensive Rookie of the Year (migliore matricola offensiva) e nel 2004 era giunto dal draft la grande promessa Larry Fitzgerald, un altro wide receiver. Ma per giocare sui wide receiver, i giocatori che corrono sugli esterni, c’è bisogno di un quarterback dalla mano fatata, capace di lanciare a lunga distanza con precisione. Nel 2005, ad esaudire le preghiere dei tifosi dei Cardinals, arriva Kurt Warner: 34 anni, un titolo conquistato nel 1999 con la maglia dei Saint Louis Rams, con tanto di premio MVP della partita, una mano da sogno.

(Dio gli ha dato una mano che è poesia, poesia pura)

L’arrivo di Warner è una ventata d’aria fresca, che porta i Cardinals a giocare decisamente meglio, anche se i risultati stentano ad arrivare nelle prime due stagioni. All’inizio del campionato 2007-2008 però, le cose sembrano iniziare a girare. Il draft ha portato un ottimo giocatore a Phoenix: si tratta del running back Tim Hightower, ventunenne dal futuro roseo; sarà il tassello che manca alla squadra per diventare competitiva. I Cardinals all’esordio battono i 49ers e la settimana dopo superano in casa i Miami Dolphins; seguono due sconfitte di fila, contro Washington Redskins e New York Jets, quindi un altro successo contro i Buffalo Bills. La partita che fa da spartiacque alla stagione dei rossi arriva il 12 ottobre, quando a Phoenix giungono i Dallas Cowboys. Il march è teso, tesissimo: i Cardinals passano avanti, poi vengono raggiunti e superati da Romo e compagni, quindi effettuano il controsorpasso. Sono necessari i supplementari, dopo che gli ospiti hanno pareggiato con un calcio da 52 yard realizzato da Nick Folk. Ma l’overtime si chiude quasi subito: il primo drive è dei Cowboysche restano impantanati nella loro metà campo; sul punt di Mat McBriar, Sean Morey si lancia sulla sfera, impedendo il rilancio agli avversari e permettendo al linebacker Monty Beisel di realizzare il più facile dei touchdown.

(video di tifosi texani che si riferiscono ai Cowboys come “the boys”. Bah Comunque la giocata di Sean Morey sarebbe degna di almeno un poster)

In questo momento, i Cardinals comprendono di avere la chance di andare avanti nella stagione: dopo una sconfitta contro i Panthers, Arizona ottiene tre successi consecutivi, cosa che non accadeva dal 2008, comprese due tiratissime vittorie su 49ers e Seattle Seahawks, arrivando con un record di 7-3 al 16 di novembre. Le settimane successive sono però più travagliate del previsto e nelle ultime sei partite di stagione regolare arrivano quattro sconfitte: i Cardinals chiudono con un record di 9-7, ma guadagnano comunque l’accesso ai play-off come vincitori della loro Division, cosa che permette di giocare il Wild Card Game in casa contro gli Atlanta Falcons, nonostante Arizona abbia il record peggiore di tutte le qualificate della NFC. Così, il 3 gennaio 2008, i Cardinals tornano a giocare un match di play-off in casa per la prima volta dal 1947, dalla finale vinta contro i Philadelphia Eagles, quando la squadra stava ancora a Chicago. Arizona tra primo e secondo quarto va avanti per 14-3 con i touchdown di Boldin e Fitzgerald, ma Atlanta reagisce di prepotenza e chiude in vantaggio a metà tempo con altri due TD realizzati da Justin Peelle e Michael Turner. Ma il terzo quarto è un monologo Cardinals: parziale di 14-0 con le corse in end zone di Antrel Rolle e Tim Hightower. I Falcons provano a tornare sotto, ma è tutto inutile: Arizona resiste, realizza un sack (un placcaggio del quarterback in end zone, vale due punti) e chiude l’incontro vincendo 30-24. Si va alla semifinale di Conference: Arizona vola così a Charlotte, North Carolina, per affrontare i Carolina Panthers. Questi sono decisamente favoriti, ma la prestazione dei cardellini è superlativa: i Panthers realizzano il primo touchdown della partita, quindi vengono sotterrati dalle corse in end zone di Hightower, James e Fitzgerald, cui si aggiungono le due realizzazioni del kicker Neil Rackers. Primo tempo chiuso 27-7 per Arizona, finale 33-13 e partita in ghiaccio: i Cardinals tornano a Phoenix per la finale di Conference, dove ospitano l’altra sorpresa del campionato, i Philadelphia Eagles, reduci da una grande vittoria contro i New York Giants nella Grande Mela.

Arizona domina i primi due quarti: trascinati da un Larry Fitzgerald stellare, che completa tre touchdown nella prima metà della partita, i Cardinals si ritrovano a metà partita già con un piede al SuperBowl, con il punteggio che recita 24-6. Philadelphia però non molla e rientra: il quarterback McNabb guida i suoi a una rimonta eroica, che porta gli Eagles avanti nell’ultimo periodo per 25-24. I Cardinals sembrano alle corde, ma trovano la giocata che gli schiude le porte della finale, con una corsa per vie centrali di Tim Hightower.

(“Don’t stop believing” prima dell’azione è un mantra della stagione dei Cardinals. L’esplosione dello stadio è da brividi)

Arizona torna in finale dopo sessant’anni, giungendoci per la prima volta dall’istituzione del SuperBowl, giunto alla quarantatreesima edizione. Si gioca a Tampa Bay, Florida, all’attenzione di 70’000 tifosi allo stadio, cui si devono aggiungere i 98’000’000 di americani incollati allo schermo. Gli avversari sono i Pittsburgh Steelers, vincitori nel 2006, che si sono fatti strada nei play-off eliminando San Diego Chargers e Baltimore Ravens, dopo aver saltato il primo turno. Gli Steelers sono ovviamente favoriti e tutti i bookmakers danno i Cardinals sfavoriti. Il primo quarto è contratto, gli unici punti sono per Pittsburgh, realizzati con un field goal di Jeff Reed; nel periodo successivo arriva il primo touchdown, e sono di nuovo punti per Pittsburgh, con lo sfondamento del running back Gary Russell. Arizona sembra in balia degli avversari, ma trova la via per l’end zone con il tight end Ben Patrick, tornando a tre punti di distanza. Nel finale di tempo sono ancora i Cardinals ad attaccare: si potrebbe chiudere a metà partita avanti, ma poi sbuca James Harrison…

(Semplicemente incredibile)

La corsa di 100 yard di Harrison è una mazzata che potrebbe affossare il morale: dal possibile vantaggio, Arizona scivola a 10 punti di distanza e va al riposo in svantaggio 17-7. Al rientro in campo, dopo l’halftime show con Bruce Springsteen e la sua E Street Band in grande spolvero, i gialloneri sembrano involarsi definitivamente verso la vittoria quando un altro calcio di Jeff Reed consegna il 20-7 in favore di Pittsburgh. Serve una magia, serve la giocata per rientrare, ma il tempo stringe: c’è solo un quarto ancora da giocare. E allora, l’asse Kurt Warner-Larry Fitzgerald ispira la rimonta: prima, Warner lancia in end zone per un tuffo volante di Fitzgerald, che riporta i Cardinals in partita, quindi il wide receiver si rende ancora protagonista, con una fuga da 55 yard per via centrali che regala un vantaggio ormai insperato ad Arizona.

(Con tanto di commentatori italiani che si sciolgono di fronte alla bellissima corsa di Fitzgerald)

Rimangono 2′ e 37” da giocare: bisogna resistere al drive degli Steelers, che sarà certamente un attacco furibondo e disperato. I gialloneri attaccano con foga, Roethisberger lancia i suoi sulla corsa, e Pittsburgh si avvicina sempre più, mentre Arizona si chiude a riccio, sempre più vicina alla sua end zone. C’è un sogno da coronare, un’impresa da compiere: era improbabile pensare che passassero il primo turno con Atlanta, figurarsi vincere il Super Bowl. Sarebbe il coronamento di una stagione irripetibile, basata sulle corse di Fitzgerald e Boldin, gli sfondamenti di Hightower, i lanci al millimetro di Warner. Rimangono 43” da giocare e il possesso di Pittsburgh è sulle 6 yard dei cardinals, che ormai difendono disperatamente sugli attacchi avversari. Manca poco, pochissimo, si può resistere. Ma la sorte ha scelto un altro finale. Arizona respinge il primo down, poi sul secondo Roethisberger temporeggia, aspetta, mentre i suoi linemen gli creano un muro invalicabile intorno, e lancia nell’angolo della end zone per Santonio Holmes, che salta, afferra il pallone e, prima di venir spinto fuori dal campo dai difensori di Arizona, mette i piedi per terra, determinando la vittoria per Pittsburgh. Sull’ultimo disperato possesso, gli Steelers riescono anche a recuperare la palla. Vittoria giallonera, ad Arizona non restano che gli applausi e le lacrime.

(la costante delle partite di football che vedo è: non importa quanto bene giochino o eroiche siano le squadre che tifo, alla fine vincono gli Steelers)

I Cardinals giungeranno ai play-off anche l’anno dopo, ma usciranno al secondo turno, eliminati dai New Orleans Saints. Kurt Warner, quasi trentottenne, si ritira dopo quella sconfitta. Anche Boldin lascia la barca, andando a Baltimora, dove vincerà il titolo nel 2012. Hightower resta per un’altra stagione, per poi andare ai Washington Redskins, dove un infortunio gli toglie tre anni di carriera: è tornato a giocare soltanto l’anno scorso, con la maglia dei New Orleans Saints. Larry Fitzgerald è rimasto ad Arizona: dopo un periodo di buio a seguito dell’eliminazione subita dai Saints, i cardellini sono tornati a giocare i play-off nelle ultime due stagioni, ma entrambe le volte si sono scontrati contro i Carolina Panthers, finendo sempre sconfitti con pesanti passivi. Quest’anno sono usciti in finale di Conference, ad un passo dall’accesso al SuperBowl. Ma la ruota gira e, prima o poi, i Cardinals torneranno a giocarsi il titolo: magari l’anno prossimo, guidati ancora una volta dalle esaltanti corse di Fitzgerald, sperando che la sorte non gli volti nuovamente le spalle ad un minuto dalla fine.

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